Firenze, moglie e marito trovati morti in casa dal figlio: Franco e Gianna erano soli? Le ferite e il mistero – Cosa sappiamo
Lui importante antiquario, lei ex dipendente del Comune: una tragedia e tanti nodi ancora da sciogliere. Le prime ipotesi degli inquirenti
FIRENZE. L’ipotesi dell’omicidio-suicidio è quella che nella tarda serata di domenica 30 novembre sembra prevalere (ma non è l’unica) tra gli investigatori che indagano su quanto è successo proprio nella giornata di domenica 30 novembre in un appartamento al secondo piano di via Giampaolo Orsini, quartiere di Gavinana, dove sono stati trovati i corpi senza vita di Franco Giorgi, 74 anni, e della moglie Gianna Di Nardo, 68 anni. Su entrambi sono state trovate ferite da arma da taglio e le tracce di sangue sono presenti in più di una stanza della casa, come se la prima vittima avesse provato a fuggire o a difendersi. Oppure entrambi, perché al momento non è possibile nemmeno escludere che i due coniugi siano stati uccisi da una terza persona.
Il ritrovamento dei corpi
A trovare i cadaveri è stato il figlio adottivo della coppia, Tomas, che nel primo pomeriggio ha chiamato i carabinieri ed è rimasto fino a tardi nell’abitazione insieme al sostituto procuratore Alessandro Piscitelli, titolare delle indagini, che all’uscita ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
I dubbi sulla ricostruzione
L’ipotesi dell’omicidio-suicidio sembra comunque cozzare con quanto racconta una vicina di casa, che conosceva i due coniugi e dice che apparentemente andavano d’amore e d’accordo. Così come non risulta che uno dei due fosse malato, né che avessero problemi col figlio (che abita nella zona dello stadio). Difficile anche pensare a una rapina finita male.
La storia della coppia
Franco e Gianna non vengono descritti come una coppia particolarmente benestante. Lei aveva lavorato in Comune e ora era in pensione, mentre Franco Giorgi è un nome molto noto nell’ambiente degli antiquari. Il suo trisavolo Francesco aveva fondato nel lontano 1853 la galleria Giorgi in via de’ Serragli, in Oltrarno, e nel 1976 l’attività era stata rilevata da Franco dopo la morte del padre. Franco Giorgi però si occupava soprattutto di stime e valutazioni di oggetti d’arte o anche di intere collezioni. Fu lui, senza apparire, a curare l’acquisizione dell’eredità Martelli per conto di monsignor Fabrizio Porcinai, rettore del Seminario Maggiore, nominato erede dalla contessa Martelli. E fu grazie alla vendita allo Stato dello Stemma Martelli, scolpito da Donatello, come ricorda “Gazzetta Antiquaria”, che si riuscì a sbloccare il cosiddetto “nodo Bardini”, ovvero l’eredità che il figlio dell’antiquario Stefano Bardini aveva lasciato allo Stato italiano. «E, per quanto la mia parte in quella complessa operazione, rimase, com’era giusto che fosse, un po’ nell’ombra – ricordava Franco Giorgi tre anni fa – ne vado molto orgoglioso, perché sia la mia città che l’intero Paese ne trassero un grande guadagno».
Ipotesi e suggestioni
Una storia e una vita che potrebbero stuzzicare ipotesi più romanzesche di un “semplice” omicidio-suicidio, ma che al momento rimangono semplici suggestioni. Intanto bisognerà capire se in casa ci fosse qualcosa di valore da rubare, magari frutto dell’attività di Franco. E poi trovare l’arma o le armi che sono servite per uccidere i due coniugi. Le indagini sono solo all’inizio e l’autopsia disposta dalla Procura, oltre ai rilievi della scientifica, potranno dire qualcosa di più su quello che è successo in questa tranquilla palazzina a due passi dall’Arno.
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