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La sentenza

Carrara, cadde sul marciapiede rotto: Comune condannato a pagare 50mila euro

di Pietro Barghigiani

	Via 7 luglio, la strada in cui è inciampato il 58enne
Via 7 luglio, la strada in cui è inciampato il 58enne

Scivolò e si fratturò il naso: professionista 58enne vince la causa per il risarcimento

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CARRARA. Un marciapiede con “trappola” non vista dal pedone che mette il piede in fallo e atterra di faccia procurandosi la frattura delle ossa nasali in un più ampio trauma cranio-facciale diagnosticato in ospedale con tanto di ferite sanguinanti. Un episodio avvenuto il 27 ottobre 2020 in via 7 Luglio. Vittima della caduta un professionista, ora 58enne che, dopo il passaggio in ospedale e la convalescenza, ha citato per danni il Comune: ha vinto la causa con il Tribunale (giudice Domenico Provenzano) che ha condannato l’ente a risarcire il cittadino ammaccato con oltre 50mila euro (spese legali incluse). Quella porzione disconnessa, causa dell’inciampo, non era segnalata, né agevolmente percepibile.

La vicenda

Una caduta all’apparenza banale, ma dalle conseguenze serie. Al pronto soccorso del Nuovo Ospedale Apuano l’uomo venne dimesso con diagnosi di «politrauma da caduta accidentale con trauma cranio- facciale commotivo, trauma regione crurale sinistra, storia di malattia policistica epato-renale sottoposta a trapianto renale, ipertensione arteriosa, cardiopatia ipertensiva».

Le ragioni dell’ente

Il Comune in Tribunale si è difeso sostenendo «che il tratto di marciapiede si trovata in normali condizioni di visibilità, in virtù dell’illuminazione stradale perfettamente funzionante, e in assenza di fenomeni atmosferici avversi, essendo il sinistro avvenuto in dipendenza della condotta negligente dello stesso (peraltro residente in quella zona e quindi a conoscenza dello stato dei luoghi) , per non aver prestato la dovuta attenzione nel percorrere il marciapiede». Argomentazioni respinte dal giudice, convinto nel condannare il municipio anche per le testimonianze acquisite agli atti.

I testimoni

Un passante ha riferito che il pedone era «sdraiato a terra con faccia sul selciato, … fermo», precisando che «non riusciva a muoversi, era sanguinante, aveva un trauma facciale, gli occhiali erano rotti». C’è poi un agente della polizia locale che ha sottolineato «che il ghiaino sul marciapiede risultava poco percepibile a causa dell’umidità e della scarsa illuminazione». Il fatto è stato provato e sulla dinamica non ci sono dubbi. Quello che era in discussione riguardava la responsabilità o meno del proprietario del marciapiede.

La sentenza

Per il Tribunale «lo stato di dissesto della pavimentazione del marciapiede aperto alla circolazione dei pedoni (in mancanza di barriera che precludesse l’accesso all’utenza su quel tratto sconnesso, peraltro non complanare e cosparso di ghiaia, così come in difetto di segnaletica di sorta che preavvertisse i pedoni della situazione di pericolo) , lungi dal configurarsi imprevedibile, era, al contrario, assolutamente evitabile attraverso adeguata manutenzione, il cui obbligo gravava sull’Amministrazione convenuta, proprietaria della strada». Tradotto: il Comune deve risarcire con più di 50mila euro il pedone inciampato.
 

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