Il Tirreno

Lucca

Il riconoscimento

Lucca, pagella da Quirinale: la 19enne Matilde premiata da Mattarella

di Gianni Parrini

	Matilde Maffei, 19 anni
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Matilde Maffei, 19 anni

Diplomata al Carrara, è tra i 25 Alfieri del Lavoro: riceverà l’attestato d’onore e la Medaglia del Presidente della Repubblica

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LUCCA. Tutti hanno dubbi e difficoltà. Anche i più bravi. Lo dimostra la storia di Matilde Maffei. Nei primi anni al Carrara non si trovava bene e aveva perfino pensato di cambiare scuola. A farle ritrovare la strada fu un’insegnante, Donatella Romei, che le stette vicina e la fece appassionare all’economia aziendale. Oggi Matilde, 19 anni, residente all’Arancio, sarà premiata al Quirinale da Sergio Mattarella tra i 25 Alfieri del Lavoro, il riconoscimento istituito nel 1961 dalla Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Diplomata con lode al tecnico economico Carrara, indirizzo Amministrazione, finanza e marketing, con una media di 9,93, riceverà l’attestato d’onore e la Medaglia del Presidente della Repubblica. Nata a Camaiore, padre carrozziere e madre impiegata, ha frequentato le elementari Fornaciari di San Filippo e le medie Carducci. Ora studia Giurisprudenza a Pisa.

Quando ha saputo del premio?

«In primavera l’allora preside Patti mi aveva avvisato di aver mandato la candidatura. L’esito l’ho saputo a settembre, con una telefonata: ero stata scelta tra i 25 Alfieri del Lavoro in Italia».

Cosa chiederebbe a Mattarella?

«Quale responsabilità si prova a ricoprire una carica così importante, soprattutto per così tanto tempo, visto che è al secondo mandato. E che cosa spera di trasmettere a coloro che la ricopriranno in futuro».

Media di 9,93: qual è il segreto?

«Ci vogliono impegno e costanza. E non bisogna fermarsi al primo risultato positivo, adagiarsi. Ma non trascorrevo le giornate fissa sui libri: sono sempre stata presa anche dallo sport e da altre passioni, come il pianoforte. Dopo scuola mi mettevo subito a fare quello che dovevo, quando ero più fresca e concentrata. Poi, nel tardo pomeriggio, staccavo: palestra o tennis».

Materie su cui ha faticato?

«Al biennio, chimica, fisica e scienze naturali: erano meno attinenti ai miei interessi. Sono sempre andata bene anche in quelle, ma impiegavo molto più tempo per impararle».

Essere sempre quella “bravissima” è stato un peso?

«Le pressioni ci sono state, ma più che dall’esterno venivano dall’interno: ero io per prima a pretendere tanto da me, e lo pretendo tuttora. Crescere sotto pressione a volte è stato pesante, ma mi ha anche aiutata ad affrontare le situazioni più difficili».

Dal percorso economico a Giurisprudenza: perché?

«Ero arrivata al Carrara con l’idea di indirizzarmi verso l’economia. Mi interessava soprattutto il ramo finanziario, lavorare in Borsa. Tra quarta e quinta ho conosciuto meglio il diritto e i suoi ambiti, grazie alla professoressa Paola Santarlasci, che mi ha fatto appassionare alla materia. Ho cambiato strada, ma penso di scegliere esami facoltativi legati all’economia».

Chi altro sente di ringraziare?

«La professoressa Donatella Romei, di economia aziendale, che ho avuto dalla prima alla quarta, prima che andasse in pensione. Nel biennio non mi ritrovavo molto con la classe e avevo pensato di cambiare scuola. Lei mi è stata vicina e mi ha fatto appassionare alla sua materia: è per lei che ho scelto Amministrazione, finanza e marketing».

Tra la fase nazionale del Gran Premio della matematica applicata e lo stage alla Banca d’Italia di Livorno, le esperienze non mancano. Che cosa ricorda dello stage?

«Una delle esperienze più importanti delle superiori. Ho potuto vedere come si lavora dentro un’istituzione. Mi ha colpita la lotta alla contraffazione: ci hanno mostrato banconote e monete false, spiegandoci come riconoscerle».

Che lavoro vorrebbe fare?

«Giurisprudenza è un percorso lungo, ma al momento penso all’avvocatura».

A Milano e in Francia molti suoi coetanei sono scesi in strada per chiedere riforme scolastiche: cosa pensa delle proteste e qual è il suo giudizio sulla scuola italiana?

«Non condivido le proteste che sfociano nella violenza. E vedo un controsenso nell’occupare le scuole o sospendere le attività per rivendicare il diritto all’istruzione. La scuola italiana? Tema enorme, onestamente non me la sento di rispondere così su due piedi». l

 

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