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La truffa

Lucca, pirati informatici svuotano il conto di un professionista: conoscevano i suoi dati bancari

di Luca Tronchetti
Lucca, pirati informatici svuotano il conto di un professionista: conoscevano i suoi dati bancari

Vittima del complesso raggiro cinquantenne che ha perso 30-40mila euro. L’uomo ha ricevuto una telefonata dal numero della sua banca

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LUCCA. Raggiunto da una telefonata che, apparentemente sembrava provenire dal numero della filiale di riferimento della sua banca tanto che l’operatore conosceva tutte le specifiche dei suoi conti correnti compresi i movimenti, ha confermato un’operazione sospetta e fatto bonifici, apparentemente cautelativi, su un Iban di appoggio indicando che questi Iban di emergenza fossero a lui intestati. Morale? In pochi minuti il suo conto è stato prosciugato di una cifra che oscilla tra 30 e 40mila euro. Stavolta la vittima del raggiro informativo non è un pensionato facilmente suggestionabile o una persona priva di istruzione e che disconosce i meccanismi della rete. Si tratta di un geometra sui 50 anni, residente nella Piana di Lucca, con buona dimestichezza con gli strumenti informatici. Il libero professionista, assistito dall’avvocato Francesco Giordano di Firenze, ha presentato un esposto-denuncia ai carabinieri e sono in corso indagini per cercare di arrivare a fondo di un tipo di truffa che sta avendo un aumento di vittime nell’ultimo periodo tanto che ci sono denunce simili presentate a Pisa e Firenze.

I fatti

Lo scorso 20 luglio il geometra riceve una telefonata. Il numero che compare sul display è quello della sua banca. Dall’altro capo si presenta una persona che dice di essere un operatore dell’ufficio sicurezza. Conosce il nome del professionista, l’istituto con cui lavora, le ultime cifre del conto, e descrive un movimento recente con precisione. L’operatore non chiede password: chiede di confermare un’operazione “sospetta”, di autorizzare un bonifico “cautelativo” verso un conto “di appoggio”. Nel giro di pochi minuti, il denaro parte. E quando il geometra chiama la banca, la risposta è che nessuno l’ha contattata. E intanto 30-40mila euro sono spariti dal suo conto.

Tipo di truffa

Questa non è una truffa “riconoscibile” come le email scritte male o i siti-clone. Chi la subisce si è fidato perché il truffatore sapeva cose che, in teoria, solo la banca può sapere. Ed è proprio questo dettaglio – la conoscenza di dati riservati del conto – a cambiare radicalmente la valutazione giuridica del caso. La conoscenza di dati riservati da parte del truffatore non è un dettaglio secondario: è l’elemento che può spostare la responsabilità dal cliente alla banca. Un raggiro diversa dal solito phishing. Nelle truffe “classiche” (sms con link, email contraffatte) è la vittima a fornire, inconsapevolmente, le proprie credenziali. Qui il meccanismo è più insidioso: il contatto avviene per telefono, spesso con spoofing del numero (il display mostra il numero autentico della banca); il finto operatore dimostra di conoscere dati che dovrebbero essere riservati: intestazione del conto, ultime cifre dell’Iban, importi o movimenti recenti; la richiesta non è «dammi la password», ma di eseguire personalmente un bonifico, presentato come misura di protezione contro una frode in corso in modo che la vittima completi l’operazione con le proprie credenziali convinta di parlare con la propria banca. Un punto che l’istituto di credito in questione potrebbe usare come prima difesa visto che l’operazione risulta autorizzata dal cliente con le sue credenziali.

Furto di dati sensibili

Il fatto che i truffatori conoscessero informazioni riservate impone una domanda: da dove arrivavano quei dati? Le possibilità sono tre: una violazione dei sistemi della banca (accesso abusivo di dati); una violazione di un gestore di servizi informatici della banca che tratta dati per suo conto; una compromissione del cliente (malware, fughe non riconducibili alla banca). 


 

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