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Antraccoli,  sondaggi nel sottosuolo nella zona della cabina del gas

di Gianni Parrini
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Intanto un altro pozzo risulta inquinato e scattano i divieti

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LUCCA. Nuovo capitolo nella vicenda dell’acqua contaminata ad Antraccoli. Dopo la riunione del tavolo tecnico riunito giovedì scorso, il giorno seguente – venerdì 6 marzo – il sindaco Mario Pardini ha firmato due nuove ordinanze che segnano un passaggio importante nelle indagini sulla presenza di tetraidrotiofene (Tht) nelle acque sotterranee. Per la prima volta, come si legge nei provvedimenti, Arpat individua come possibile punto di origine della contaminazione l’area della stazione di decompressione del gas di via di Pulecino. Proprio lì, attorno al 12 agosto scorso, si svolsero alcuni lavori programmati da parte di Gesam Reti per la sostituzione di una valvola di media pressione.

Sondaggi

Sulla base delle valutazioni dell’agenzia ambientale e dell’ufficio igiene dell’Asl nord ovest, il Comune ha disposto verifiche dirette nel sottosuolo dell’area. L’ordinanza impone a Gesam Reti – la società partecipata dal Comune che gestisce la rete di distribuzione del gas – di effettuare con urgenza sondaggi nel terreno nella zona della cabina. Il provvedimento prevede escavazioni nell’area del cantiere visitato dai vigili del fuoco il 12 agosto 2025, con l’obiettivo di ispezionare il sottosuolo e prelevare campioni di terreno per verificare la presenza di tetraidrotiofene. Gli accertamenti dovranno essere effettuati alla presenza dei tecnici di Arpat e degli uffici comunali e serviranno anche a valutare eventuali interventi di messa in sicurezza d’emergenza. Secondo Arpat, infatti, non si può escludere che proprio in quell’area si trovi la sorgente della contaminazione. E, come evidenziato anche dall’Asl, esiste la possibilità che tale sorgente sia ancora attiva.

Divieto per un altro pozzo

La seconda ordinanza firmata lo stesso giorno riguarda invece l’estensione delle misure di precauzione già adottate nelle settimane scorse. Il sindaco ha disposto il divieto di utilizzo dell’acqua emunta da un altro pozzo privato situato in via di Pulecino, a Tempagnano di Lunata, poco distante dalla stazione del gas. La decisione arriva dopo che Arpat, con una nota del 6 marzo, ha trasmesso nuovi risultati analitici relativi alle acque di sottosuolo nella zona. Anche nel campione prelevato presso l’abitazione della famiglia interessata è stata infatti rilevata la presenza di tetraidrotiofene, sostanza utilizzata per odorizzare il gas metano. Durante il campionamento, inoltre, era stato segnalato un evidente odore di gas nell’acqua.

Le due versioni

L’attenzione degli enti si concentra quindi sempre più sulla cabina di decompressione di via di Pulecino. Proprio in quell’area, nel mese di agosto, i vigili del fuoco erano intervenuti più volte – il 12, 13, 14, 18 e 22 agosto – a seguito di segnalazioni di forte odore di gas, scaturiti – a quanto pare – durante lavori di manutenzione alla rete. Interpellata nei giorni scorsi dal Tirreno, Gesam Reti aveva confermato che durante la sostituzione di una valvola di media pressione si verificò un problema tecnico legato all’odorizzante. Secondo la ricostruzione fornita dall’azienda, a causa di un difetto di chiusura una quantità di Tht sarebbe rientrata all’interno di un tratto di tubazione dell’impianto. Il tratto interessato sarebbe stato isolato e successivamente bonificato tramite aspirazione da parte di una ditta specializzata.

Diversa la versione dei vigili del fuoco, intervenuti più volte nella zona in quei giorni. Nei verbali si parla invece di “sversamento” e “fuoriuscita” di odorizzante. La società, dal canto suo, ha comunque sempre escluso qualsiasi dispersione verso l’esterno o forma di contaminazione ambientale, sostenendo che l’episodio sia rimasto confinato all’interno dell’impianto.

Le tappe della vicenda

Il caso è emerso nei mesi successivi. Nei primi giorni di novembre alcuni residenti di Antraccoli hanno iniziato a segnalare un forte odore di gas nell’acqua del rubinetto, emunta dai pozzi privati della zona. Il 27 novembre il Comune ha quindi chiesto ad Arpat e all’Asl di effettuare le analisi sulle acque. I risultati sono arrivati il 20 febbraio: nei campioni è stata individuata la presenza di tetraidrotiofene. A seguito degli esiti analitici il sindaco ha emanato la prima ordinanza di non potabilità per alcune abitazioni della zona.

I sondaggi disposti ora dal Comune rappresentano un passaggio decisivo per capire se nel sottosuolo dell’area della cabina del gas sia ancora presente tetraidrotiofene e se possa rappresentare la sorgente della contaminazione che da mesi preoccupa i residenti di Antraccoli. l

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