Il Tirreno

Lucca

Il divieto

Lucca, sostanza chimica nociva nell’acqua del rubinetto: «Contaminata» – Il caso di Antraccoli

di Silvia Barsotti
Un intervento dei vigili del fuoco ad Antraccoli (foto d'archivio)
Un intervento dei vigili del fuoco ad Antraccoli (foto d'archivio)

Dopo mesi di segnalazioni di cittadini e non solo, arriva l’ordinanza comunale di non potabilità: la sostanza è stata trovata in alcuni pozzi privati. Un primo episodio di maleodoranze ad agosto, poi la segnalazione in municipio lo scorso novembre

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. I cittadini lo denunciavano da mesi e con loro anche alcuni consiglieri comunali di opposizione. E che la situazione richiedesse approfondimenti lo avevano rilevato i primi accertamenti da parte dei vigili del fuoco e della polizia municipale. Ma solo ieri, 20 febbraio, dal primo allarme dell’agosto dello scorso anno, dopo le analisi effettuate a metà gennaio da Arpat, è arrivata l’ordinanza del Comune che dispone, in via cautelativa, il divieto immediato di utilizzo per uso potabile – sia a fini alimentari sia per l’igiene personale – delle acque provenienti da alcuni pozzi privati in zona Antraccoli, nei quali è stata riscontrata la presenza di tetraidrotiofene.

«Il provvedimento – spiega il Comune – si è reso necessario a seguito della nota dell’Asl Toscana Nord Ovest che, sulla base dei primi esiti analitici trasmessi da Arpat, ha evidenziato la presenza di tetraidrotiofene, sostanza comunemente utilizzata come odorizzante del gas metano, con un profilo tossicologico di irritante cutaneo e respiratorio. Pur non essendo attualmente previsti limiti normativi specifici per la presenza di tale sostanza nelle acque ad uso umano, la stessa Usl ha ritenuto l’acqua contaminata da considerare non potabile».

I fatti

Il Comune ha attivato l’iter, arrivato a ieri con l’ordinanza di non potabilità, lo scorso 25 novembre, quando in municipio arriva la segnalazione di cattivi odori nelle abitazioni di via Fonda. Ma in realtà, come spiegato dai cittadini della zona, il problema aveva cominciato a manifestarsi ad agosto. In quel periodo, tra via Picciorana e via di Pulecino, molti residenti hanno iniziato ad avvertire un forte odore di gas nell’aria. Il timore di una fuga di metano aveva suggerito l’intervento dei vigili del fuoco.

E proprio i loro accertamenti avevano, da un lato, escluso la presenza di perdite di metano e, dall’altro, collegato il fenomeno a una fuoriuscita accidentale di mercaptani, le sostanze odorizzanti che vengono aggiunte al metano. Lo sversamento – questa la ricostruzione dei vigili del fuoco – sarebbe avvenuto durante alcuni lavori di manutenzione alla cabina del gas, quando operai di Gesam Rete, sostituendo alcune valvole, avrebbero provocato il cosiddetto “falso allarme”. Sembrava un episodio isolato. Ma a novembre, a distanza di tre mesi, nella stessa zona il problema si era ripresentato in forma diversa: forti odori provenivano dall’acqua dei rubinetti di alcune abitazioni. Dalle analisi private effettuate dai residenti la conferma: nei pozzi ci sono mercaptani come in agosto.

L’iter

Così il 25 novembre i tecnici comunali vengono mandati a effettuare un sopralluogo: la problematica risulta subito evidente e, nei giorni immediatamente successivi, vengono attivati Arpat e Asl per gli accertamenti di rispettiva competenza, con successivi solleciti e costante monitoraggio della situazione.

«I vigili del fuoco hanno escluso la presenza di gas metano nell’aria mediante strumentazione dedicata, pur rilevando un forte odore riconducibile a sostanze odorizzanti provenienti dall’acqua sanitaria – spiega ancora il Comune – Nel corso dei mesi precedenti Gesam ha escluso criticità sulla rete del gas di propria competenza, mentre Geal non ha riscontrato anomalie riconducibili alla rete fognaria nera. Sono stati inoltre effettuati sopralluoghi congiunti con la polizia locale e raccolte informazioni dettagliate dai residenti, al fine di consentire ad Arpat di pianificare e completare le campagne di campionamento».

I riscontri e l’ordinanza

A gennaio, dunque, i prelievi di campioni di acqua dal sottosuolo nella zona di Antraccoli e l’altro ieri gli esiti con la certificazione della presenza di tetraidrotiofene in campioni prelevati presso quattro abitazioni della zona. «Sono ancora in corso ulteriori analisi su altri punti di campionamento» aggiunge il, Comune. L’ordinanza dispone «il divieto immediato di utilizzo per uso potabile delle acque dei pozzi privati individuati nella nota Arpat, fino a nuovo avviso. Il provvedimento è stato notificato ai proprietari e trasmesso agli enti competenti». 

Primo piano
Il divieto

Lucca, sostanza chimica nociva nell’acqua del rubinetto: «Contaminata» – Il caso di Antraccoli

di Silvia Barsotti