Livorno, ora parla Dionisi: «Zero polemiche, Livorno nel cuore. Ma il mio addio poteva essere diverso...» – L’aneddoto con i Lucarelli
Dal ritiro con Tavano e Diamanti al ritorno nel 2024: «Volevamo la C e ce la siamo presa, ma mi sarebbe piaciuto un finale differente»
LIVORNO. Ci sono storie che non finiscono con una telefonata del direttore sportivo. Restano legate a una città, ai suoi colori e alle persone che ne hanno segnato il percorso. Federico Dionisi lascia il Livorno dopo aver contribuito al ritorno tra i professionisti, ma il filo che lo lega all’amaranto resta saldo. «Per me non è un addio – racconta al Tirreno – . Livorno è sempre Livorno, che ci giochi oppure no».
Il pischello con Alino e Cristiano
La sua avventura cominciò nell’estate del 2009. Era poco più di un ragazzo, arrivava dalla C2 con il Celano e raggiunse il ritiro di Valdaora mentre il Livorno, appena promosso in Serie A, muoveva i primi passi della nuova stagione con Gennaro Ruotolo in panchina, affiancato da Vittorio Russo. Un salto enorme per un giovane attaccante che si ritrovò nello spogliatoio insieme a gente come Tavano, Diamanti e soprattutto Cristiano Lucarelli, arrivato nei giorni successivi rispetto agli altri, dopo aver consumato in fretta e furia una conferenza stampa all’Hotel Continental di Tirrenia con il diesse Nelso Ricci, arrivando in Trentino nella parte in cui parlano più il tedesco. Quel giorno, c’era il magazziniere Rossano Bianchi a preparargli il completo da allenamento attaccando i numeri su maglie e pantaloncini e il preparatore Michele Palmieri ad attenderlo per guidarlo nei primi giri di campo con una folla curiosa al di la della recinzione dove si poteva scorgere anche Klaus Bachlechner ex stopper di Verona, Bologna e Inter fra gli anni Settanta e Ottanta, nativo di Brunico, a pochi chilometri da lì. Dionisi, ricorda bene anche quel giorno e sorride esclamando «mamma mia come ero pischello...».
L’apprendistato da CL99
Poi riprende. «A Livorno devo gran parte della mia carriera. Qui sono cresciuto come calciatore, ma soprattutto come uomo». Il ricordo di quei giorni è ancora vivido. «Ho cercato subito di imparare da tutti, ma Cristiano è stato il mio punto di riferimento. Mi ha trasmesso la voglia di combattere su ogni pallone, di affrontare ogni difficoltà senza tirarsi indietro. È grazie a lui che ho capito cosa significa per un livornese indossare questa maglia e quanto vada difesa e onorata». Quell’apprendistato gli servì anche nella parentesi alla Salernitana, prima del ritorno in amaranto, dove costruì una parte importante della propria carriera contribuendo anche alla promozione in Serie A del 2013.
Amore eterno
Poi le strade si divisero, fino al ritorno dell’estate 2024, undici anni dopo. Un ritorno fortemente voluto, con un disegno preciso: riportare il Livorno tra i professionisti. Missione compiuta al primo tentativo. «Sono sereno perché l’obiettivo con cui ero tornato è stato raggiunto. Volevamo riportare il Livorno dove meritava di stare e ci siamo riusciti», afferma. Ma c’è un aspetto che Dionisi sottolinea con particolare convinzione: «Tornare qui due anni fa, ha fatto bene anche a me. Livorno mi ha ridato la voglia di continuare a giocare, mi ha restituito gli stimoli giusti. Credo sinceramente che soltanto in una piazza con queste caratteristiche avrei trovato la forza per allungare la mia carriera».
Amaro in bocca
Il finale, però, avrebbe voluto immaginarlo diverso. Non tanto per la scelta tecnica, che accetta senza discussioni, quanto per il modo in cui è stata comunicata. «Capisco perfettamente che possano esserci esigenze legate al Salary Cap, a un nuovo progetto tattico o a idee differenti. Nel calcio succede ed è giusto così. Non faccio polemiche e non porto rancore», racconta. Quello che gli è dispiaciuto è stato il percorso della comunicazione. Giovedì 9 luglio ha avuto il confronto con Alessandro Lucarelli, dopo essere stato lui stesso a cercare un chiarimento. Il giorno successivo è arrivata anche la telefonata di Cristiano Lucarelli. «Con loro è tutto a posto. So benissimo le difficoltà che stanno affrontando e quanto lavoro ci sia da fare per costruire la squadra. Mi sarebbe semplicemente piaciuto vivere un finale diverso, con una comunicazione più diretta. Da uomo, prima ancora che da calciatore». Dionisi tiene a ribadirlo più volte: nessuna polemica con chi dovrà costruire il nuovo Livorno. «Cristiano e Alessandro troveranno il modo giusto – dice –. Mi auguro che riescano a dare alla squadra un’identità fatta di corsa, spirito di sacrificio, voglia di non mollare mai. È ciò che rappresenta la città e chi la abita. Il livornese può contestarti, ma anche amarti incondizionatamente. Dipende da te e dalla voglia che hai di dare tutto in campo per questi colori».
Il futuro
Intanto il futuro è già alle porte. Salvo sorprese, nella sera di lunedì 13 luglio l’attaccante ha firmato con la Lucchese, pronto a iniziare una nuova avventura in rossonero. Un progetto che lo ha convinto per ambizione e prospettive. «Mi cercavano da tempo, anche se prima di prendere ogni decisione, volevo verificare se avevo margini per restare in quella che per me è casa. A Lucca, c’è voglia di costruire una squadra importante, che possa lottare per vincere il campionato. Firmo un contratto con la coscienza a posto, avendo provato di tutto per finire la mia carriera per l’Unione Sportiva». Il tono al telefono è della persona serena, che ha fatto la scelta dopo averla a lungo maturata, e solo dopo aver capito che il suo percorso in amaranto era concluso. In rossonero porterà esperienza e leadership, ma anche quel patrimonio umano costruito proprio a Livorno, dove oggi continua a sentirsi di casa. Per questo il saluto non ha il sapore dell’addio. «Sarò sempre disponibile per il Livorno e per i suoi ragazzi. Se potrò dare una mano, anche in futuro, lo farò sempre. Questa città mi ha dato tantissimo e io non dimentico». Le strade del calcio si dividono, ma certi legami restano. E quello tra Federico Dionisi e il Livorno sembra destinato a resistere anche oltre il fischio finale di una partita in cui a vincere, soprattutto, è stata la ragion di bilancio e la scelta quasi obbligata di orientarsi su Samuel Di Carmine per il 4-2-3-1 che vuole CL99. Ad aver risorse, la scelta sulla quale pesa parecchio l’anagrafe, si poteva mettere da parte. Ancora un anno, non come titolare, ma da gettare nella mischia “alla Altafini”, l’attaccante utile per l’ultimo quarto d’ora, quando serve forzare per provare a prendersi i tre punti. Buona fortuna e tanti gol ancora per la gioia di altri tifosi. Ti salutiamo con affetto ricordando le 196 presenze e 68 reti (Coppa compresa) che hai regalato a tutti noi.
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