Il Tirreno

Livorno

Igor Protti
L'intervista

Roberto Tancredi, l’uomo che lo portò a Livorno: «Per me era come un figlio»

di Andrea Rocchi
Roberto Tancredi, l’uomo che lo portò a Livorno: «Per me era come un figlio»

Il dolore di Roberto Tancredi, con Igor un legame speciale oltre il calcio «Era un vero capitano, dava serenità e sapeva convincere anche i più duri»

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Tra i due c’era qualcosa di più della confidenza e del rispetto. C’era un legame speciale, qualcosa che assomiglia al rapporto unico che lega un padre a un figlio e un figlio a un padre. A volte bastava uno sguardo, a volte serviva una parola, altre volte quell’alchimia magica si scioglieva in un abbraccio o in una pacca sulle spalle. Fra una battuta al salmastro e una sorriso adriatico da romagnolo già molto labronico.

«Si, è vero – fra me e Igor c’era un rapporto come tra padre e figlio», si commuove Roberto Tancredi, uno che di calcio ne ha masticato tanto e che può decisamente vantarsi (anche se non è da lui) di aver portato Protti a Livorno. O meglio, di averlo riportato negli anni di sciur Aldo Spinelli, e Roberto sa quanto ce ne volle per convincere il presidente genovese, che non era certo di manica larga, a scucire un bel po di soldi per rivedere lo Zar in amaranto. Era il 1999. Protti dopo Rimini era già stato a Livorno dal 1985 al 1988. A favorire l’operazione, però, fu proprio Igor – racconta oggi Tancredi dalla villetta di Rosignano Solvay dove vive da tanti anni- perché il calciatore voleva assolutamente venire a Livorno. «Era un tifoso – racconta l’ex portiere della Juve – e sebbene giocasse nella Reggiana, lo incontravo spesso allo stadio a seguire il Livorno. Veniva anche in trasferta, amava questa maglia. Pensate che un giorno me lo ritrovai anche in un autogrill a San Donà del Piave». Come è andata, fa parte dell’album della storia amaranto. Bastarono due parole e una stretta di mano. Protti arriverà all’ombra dei Quattro Mori e manterrà quella promessa che a molti, allora, sembrava un po’ avventata: “Porterò il Livorno in serie B”.

Ora che Igor non c’è più, Tancredi ha perso un amico speciale, un uomo che trattava come un figlio. Ricambiato dall’affetto del campione. Le sue parole – adesso che gli chiediamo un ricordo - escono strozzate, come le testimonianze, gli aneddoti (sono tantissimi), le emozioni. Il privato preferisce restare confinato nella sfera intima. Non uscirà in questo racconto. Ma le doti umane del calciatore e dell’uomo Protti, queste sì, Tancredi può spiegarle meglio di altri.

«Era un calciatore che dava grande serenità, sapeva fare spogliatoio. Non era un uomo di tante parole ma con quelle poche che pronunciava sapeva essere convincente. Anche con quelli più duri. Era il vero capitano».

Tancredi lo aveva incontrato anche a Messina, altra città dove è diventato un idolo. Come a Bari, del resto, oltre naturalmente a Livorno. «Perché dove è andato Igor ha sempre lasciato la sua traccia», racconta. «Volai a Messina perché stavamo vendendo Da Mommio, in quegli anni ero diesse della Cuoiopelli. Lo incontrai e vidi quanto quella gente, quella tifoseria gli voleva bene».

Non si vedevano spessissimo Roberto e Igor. Spesso capitava in occasioni di cene o iniziative di beneficenza alle quali lo Zar non diceva mai no. «Ma non c’era bisogno di sentirci tanto, sapevano che ognuno di noi poteva contare sull’altro». Un rapporto paternalistico? «Può essere ma io non gli davo troppi consigli, non ne aveva bisogno».

Noi lo avevamo intervistato prima di scoprire della malattia, a proposito del fairplay nei campionati giovanili e delle iniziative della Figc con la partita applaudita. Ci aveva regalato parole di grande saggezza ed equilibrio, come sapeva fare spesso. E insieme avevamo ripercorso i trascorsi giovanili nella sua Rimini, il rapporto speciale col padre-tifoso, il ruolo dei genitori che devono essere vicini ai figli ma mai ingombranti . Raccontava di un calcio che non c’è più, lui ultimo eroe romantico di questo mondo che gli piaceva sempre meno.

La malattia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Tancredi s’informava spesso delle condizioni di Igor. E pochi giorni fa aveva saputo del repentino peggioramento.

«Proprio ieri sera (giovedì ndr) ne parlavo con Osvaldo Jaconi, un altro uomo che ha avuto un rapporto speciale con Igor», confessa l’ex dirigente sportivo. «Mi chiedeva delle sue condizioni, sapevo che si era addormentato anche in conseguenza dei farmaci. Stamattina (ieri, ndr)ho acceso la tv e ho sentito la notizia. Una drammatica fatalità».

Ne ha incrociati di campioni Roberto Tancredi nella sua carriera culminata a difendere la porta della Vecchia Signora. Sivori e Crujff, tanto per fare due nomi. Eppure Igor conserva e conserverà un posto speciale nel suo cuore. Quello di un professionista in campo e fuori che sapeva convincere tutti con la sua storia esemplare di campione di provincia.l

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