Sicurezza degli immobili a Livorno: arriva il questionario da compilare - Come funziona
Presto sarà consegnato agli amministratori che dovranno restituirlo entro 30 giorni. L’obiettivo è evitare che si ripetano tragedie come in via Bonomo dove ad agosto ha perso la vita la docente Roberta Celli
LIVORNO. Alcune crepe si vedono, ma altri segnali rischiano di passare inosservati. Così balconi, facciate e cornicioni possono trasformarsi in un pericolo per chi abita un edificio e per chi passa sul marciapiede sottostante. È da questa consapevolezza, e dalla memoria di due recenti tragedie, che nasce il tentativo di mettere sotto osservazione il patrimonio edilizio livornese.
E ora il primo passo è compiuto: è stato approvato ieri a Palazzo del Governo il questionario sulla sicurezza degli edifici, che sarà distribuito agli amministratori condominiali attraverso le associazioni di categoria. Il tempo per compilarlo e restituirlo è già stabilito: 30 giorni dalla consegna. L’obiettivo è raccogliere rapidamente informazioni e individuare gli immobili che hanno bisogno di verifiche più approfondite. Il via libera è arrivato durante la riunione in Prefettura del tavolo permanente per il monitoraggio della sicurezza degli edifici, istituito dal prefetto Giancarlo Dionisi dopo la morte della professoressa Roberta Celli, avvenuta il 14 agosto scorso in seguito al cedimento del balcone di casa sua, in via Bonomo. All’incontro hanno partecipato rappresentanti del Comune e della Provincia, dei vigili del fuoco, del Genio civile, degli ordini professionali tecnici e delle associazioni degli amministratori condominiali.
Ma a cosa servirà la scheda? A costruire – come già spiegato dal prefetto – una vera e propria «cartella clinica» degli immobili, raccogliendo dati sulla loro età, sullo stato di conservazione, sugli interventi manutentivi e sulle criticità strutturali. Tra le informazioni richieste compaiono lo stato manutentivo recente, i problemi storici e i provvedimenti adottati negli ultimi 24 mesi, oltre ai sintomi visibili dall’esterno e rilevabili da terra. Un primo censimento, dunque, per capire dove concentrare l’attenzione, senza sostituire le necessarie verifiche tecniche. In pratica, il questionario prevede un sistema a semaforo per classificare le situazioni: il rosso, che indica un’attenzione alta, scatta in presenza anche di un solo sintomo grave, di una criticità non risolta o di almeno tre sintomi lievi. In questi casi il proprietario o l’amministratore dovrà interdire o transennare subito le aree a rischio e incaricare entro 30 giorni un tecnico abilitato per un’ispezione ravvicinata, programmando gli interventi necessari.
Il giallo, invece, segnala un’attenzione media: in questo caso è previsto un controllo tecnico mirato entro 12 mesi, con particolare attenzione alle infiltrazioni e ai sistemi di scolo delle acque. Il verde, infine, indica che non emergono le criticità e richiama alla normale manutenzione, ai controlli visivi periodici e alla conservazione della documentazione edilizia. «È un primo risultato concreto, ottenuto in poche settimane – commenta Dionisi – . Non vogliamo limitarci a prendere atto dei problemi dopo che si sono verificati, ma costruire strumenti per prevenirli. Ho chiesto tempi serrati perché, quando si parla dell’incolumità delle persone, non possiamo permetterci ulteriori ritardi».
Il prefetto ha richiamato anche la morte, cinque anni fa, di una cittadina di origine cinese, l’imprenditrice Shu Baojiao, all’epoca titolare del bar Biondi nel quartiere delle Sorgenti, colpita da un capitello che si è distaccato. «Colpisce che, a cinque anni dalla morte di una cittadina di origine cinese, vittima anch’ella di un cedimento, e dopo numerosi altri episodi, si sia dovuti arrivare alla tragedia della professoressa per avviare una ricognizione sistematica del patrimonio edilizio – prosegue Dionisi –. Non si tratta di cercare polemiche o attribuire responsabilità, ma di impedire che altre vite vadano perdute. Come prefetto sento il dovere morale e istituzionale di contribuire alla sicurezza dei cittadini livornesi, anche per onorare la memoria di quelle due donne. Mi auguro che nessuno voglia trasformare anche questa iniziativa in una discussione sui confini delle competenze istituzionali. Le competenze sono stabilite dalle leggi, ma non possono diventare un pretesto per sottrarsi alla collaborazione».
E nel corso della riunione è stata affrontata anche la situazione degli immobili di edilizia residenziale pubblica gestiti da Casalp, per i quali Dionisi ha sollecitato una rapida attuazione degli interventi necessari. Preoccupazione è stata espressa inoltre per gli edifici pubblici comunali e provinciali occupati abusivamente, tra cui il Refugio e soprattutto l’ex caserma, dove un recente cedimento ha provocato la caduta di materiale sulla strada. «Non può essere la denominazione culturale o associativa di chi occupa un immobile pubblico a far passare in secondo piano il rispetto delle regole e, soprattutto, la sicurezza delle persone – sottolinea il prefetto – . Quando un edificio presenta criticità strutturali e la sua occupazione impedisce perfino di fare le necessarie manutenzioni, siamo di fronte a un problema che non può essere ignorato».
Ma intanto la prima scadenza è fissata: 30 giorni per restituire le schede. Sarà l’analisi dei dati a indicare le situazioni che richiedono approfondimenti e le priorità su cui intervenire. Perché, come ha concluso Dionisi, «la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo una tragedia. La memoria delle vittime merita rispetto, ma soprattutto esige responsabilità e risultati».
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