Il Tirreno

Il caso

Bloccarono il camion sulla Strada dei marmi a Carrara: quattro condanne per il blitz di Ultima Generazione

di Redazione Massa

	Il tribunale di Massa (foto archivio)
◗
Il tribunale di Massa (foto archivio)

Pene da sei a nove mesi per i quattro attivisti: la sentenza riguarda lo stop ai tir diretti alle cave apuane del 10 giugno 2022

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Quattro condanne per il blitz di Ultima Generazione sulla Strada dei Marmi di Carrara. Si è concluso oggi, 15 ottobre, al Tribunale di Massa il procedimento a carico di Guido Viero, Michele Giuli, Giulio Giuli e Beatrice Costantino, imputati per la protesta del 10 giugno 2022 contro il trasporto del marmo dalle cave apuane. Viero è stato condannato a nove mesi e dieci giorni, mentre gli altri tre hanno ricevuto una pena di sei mesi ciascuno. Per due degli imputati è stata concessa la sospensione della pena, mentre per gli altri due no.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni. Gli avvocati Luigi D’Aquila, del foro di Pisa, e Francesca Trasatti, del foro di Lucca, le leggeranno prima di presentare appello. La difesa aveva contestato anche la legittimità costituzionale della norma sul blocco stradale, reintrodotta dai decreti sicurezza, sostenendo possibili profili di contrasto con il diritto di manifestare il proprio pensiero e di esprimere pacificamente il dissenso.

10 giugno 2022: la ricostruzione

I fatti risalgono al 10 giugno 2022. Quel giorno alcuni militanti del movimento ambientalista si erano stesi a terra nei pressi della galleria della Strada dei Marmi, nel tratto che sbocca sulla rotatoria di via Aurelia, impedendo il passaggio dei camion diretti alle cave. L’obiettivo era fermare, anche se per un periodo limitato, il trasporto del materiale estratto dalle montagne apuane.

All’arrivo delle forze dell’ordine, alcuni manifestanti si erano allontanati autonomamente, mentre altri erano stati accompagnati in commissariato per l’identificazione. L’azione aveva provocato il blocco della circolazione dei mezzi pesanti e delle operazioni di trasporto del marmo. Per quell’iniziativa la Procura aveva contestato agli attivisti l’interruzione di pubblico servizio e il blocco stradale aggravato.

Gli imputati avevano rivendicato fin dall’inizio il significato politico e ambientale della protesta, presentandola come un’azione di disobbedienza civile contro lo sfruttamento delle montagne. «Siamo preoccupati per il pianeta», avevano spiegato dopo il blitz, denunciando quella che consideravano un’eccessiva facilità nel rilascio dei permessi estrattivi e una scarsa attenzione alle conseguenze dell’attività di cava sul territorio e sulla salute dei residenti. La protesta, nelle intenzioni degli attivisti, voleva richiamare l’attenzione sull’impatto delle estrazioni e sull’urgenza di cambiare modello di sviluppo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Marito e moglie trovati morti in casa nel Modenese: i corpi decapitati

di Redazione web