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I fossi di Livorno e i rimpalli di responsabilità. Il prefetto: «Trovare soluzioni»

di Stefano Taglione
Il degrado sui fossi di Livorno
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Il degrado sui fossi di Livorno

Giancarlo Dionisi: «In attesa di definire il tutto, via agli interventi sulla sicurezza». Il richiamo a Comune e Autorità portuale, dato che «i problemi non scompaiono»

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LIVORNO. «I fossi continuano a presentare condizioni di degrado e vulnerabilità che favoriscono la presenza di persone dedite alle attività illecite. Purtroppo, sotto il profilo della sicurezza, la situazione non sembra essere sostanzialmente cambiata». Il prefetto Giancarlo Dionisi torna a lanciare l’allarme sui fossi medicei, riportando il tema al centro di una discussione che va avanti da giorni. Non soltanto vegetazione infestante, rifiuti e scalandroni trascurati, ma anche accessi non adeguatamente protetti, imbarcazioni esposte all’azione dei malviventi e situazioni che, secondo il rappresentante del Governo, possono favorire l’illegalità.

Il richiamo

Il richiamo arriva mentre attraverso Il Tirreno si è riacceso il confronto fra Comune e Autorità di sistema portuale sulla gestione delle vie d’acqua. Un dibattito che negli ultimi giorni ha coinvolto l'assessora al demanio Viola Ferroni e l’ex segretario generale dell'Autorità portuale Massimo Provinciali, riportando alla luce una questione irrisolta: chi deve occuparsi dei fossi, delle concessioni e della manutenzione degli spazi che attraversano il cuore della nostra città? Per Dionisi la definizione delle competenze non può diventare un motivo per rinviare gli interventi necessari sul fronte della sicurezza. «Non parliamo soltanto di episodi di bivacco o di occupazione impropria delle barche, ma anche di furti, spaccio e altre attività illegali che possono trovare proprio in questi contesti condizioni favorevoli per svilupparsi».

Le responsabilità

Dionisi non intende entrare nella contrapposizione fra le amministrazioni né stabilire a chi spetti, sul piano giuridico, la titolarità. Il punto, per lui, è che Comune e Authority devono arrivare a una definizione chiara e condivisa delle rispettive responsabilità, senza lasciare nel frattempo irrisolti i problemi concreti. «Non intendo riaprire polemiche sulle competenze», premette. «È evidente che gli aspetti relativi alla gestione dei fossi e alla ripartizione delle responsabilità amministrative debbano trovare una definizione chiara e condivisa tra il Comune e l'Autorità portuale, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni. È un passaggio importante, che auspico possa essere affrontato con spirito di collaborazione e senza ulteriori incertezze». Il prefetto, tuttavia, insiste sulla necessità di tenere distinti i due piani. Da una parte il confronto istituzionale sulla gestione, dall’altra la necessità di garantire la sicurezza. «Proprio mentre si chiarisce chi debba occuparsi di cosa, non si possono lasciare in secondo piano i problemi di sicurezza», avverte. Un richiamo che si inserisce in un momento in cui il degrado è tornato evidente. In diversi tratti le piante crescono fra i mattoni delle spallette e lungo gli scalandroni, mentre bottiglie, lattine e altri rifiuti si accumulano negli spazi meno frequentati. Una situazione che contrasta con il valore storico e turistico dei fossi e con l’attività dei circoli nautici che, dove sono presenti e particolarmente attivi, provvedono quotidianamente alla cura degli spazi.

Decoro e controlli

La sicurezza, nella lettura di Dionisi, non coincide soltanto con la presenza delle forze dell’ordine e con i controlli contro chi commette reati. È una questione più ampia, che riguarda la manutenzione, la prevenzione e la capacità delle istituzioni di rendere gli spazi pubblici meno vulnerabili. «La sicurezza, intesa a tutto tondo, non è assicurata soltanto dall’attività delle forze di polizia», spiega. «È il risultato di un impegno più ampio, al quale devono concorrere anche le istituzioni locali, ciascuna per le proprie competenze». L’inquilino numero uno del Palazzo del Governo elenca quindi gli interventi che ritiene necessari: «La cura del decoro urbano, il contrasto al degrado e all’abbandono degli spazi pubblici, un’illuminazione adeguata, la videosorveglianza, la presenza della polizia locale, i controlli amministrativi, la tutela ambientale e la verifica delle condizioni di sicurezza strutturale, a cominciare dai muri storici che delimitano i fossi». Sono aspetti diversi, ma strettamente collegati. L’obiettivo è evitare che le aree meno curate diventino terreno favorevole per comportamenti illegali. «Sono tutti aspetti che incidono concretamente sulla prevenzione dei rischi, sulla vivibilità dei luoghi e anche sulle opportunità offerte a chi intende compiere attività illecite», sottolinea Dionisi. Il riferimento alle condizioni strutturali delle spallette aggiunge un ulteriore elemento a un quadro che non riguarda esclusivamente l'ordine pubblico. La conservazione dei muri storici e la verifica della loro sicurezza, insieme alla manutenzione degli accessi e degli spazi lungo l’acqua, diventano parte di un problema più generale di tutela del patrimonio cittadino.

Il nodo

Sul tavolo resta intanto la questione amministrativa. L’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale sta valutando un possibile coinvolgimento della Porto Immobiliare, società partecipata, nella gestione. Un percorso che, però, deve fare i conti con l’incertezza sulle competenze e con la necessità di individuare un modello sostenibile, anche dal punto di vista economico. Ferroni ha ribadito che, a suo giudizio, il trasferimento delle funzioni al Comune richiede una base giuridica chiara e risorse adeguate. Provinciali, dal canto suo, ha sostenuto che la ricostruzione normativa compiuta durante il suo mandato portava a escludere il circuito dalla circoscrizione portuale e a ricondurne l’amministrazione alle competenze comunali. Due posizioni che testimoniano quanto il percorso sia ancora da definire. Per Dionisi, però, il rischio è che il confronto finisca per oscurare l’urgenza delle soluzioni. «Le questioni che avevo posto allora erano concrete e, purtroppo, restano attuali», conclude. «Riguardano l’incolumità delle persone, la tutela delle imbarcazioni, la prevenzione della criminalità e la vivibilità di una parte importante della città». Da qui l’auspicio che il confronto fra i due enti possa finalmente tradursi in azioni concrete, superando le contrapposizioni. «Mi auguro che oggi, al di là delle polemiche, ci si concentri finalmente sulle soluzioni concrete, perché i problemi non scompaiono semplicemente evitando di affrontarli». 

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