Il Tirreno

Livorno

Il caso

Il processo non è finito: la procura generale ricorre in Cassazione contro Lucarelli jr e Apolloni

di Stefano Taglione
I cinque ragazzi dopo l'assoluzione fuori dalla corte d'appello milanese
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I cinque ragazzi dopo l'assoluzione fuori dalla corte d'appello milanese

Appello della pubblica accusa all'ultimo grado di giudizio verso tutti e cinque i ragazzi di Livorno imputati per violenza sessuale di gruppo e assolti in secondo grado perché «il fatto non sussiste»

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LIVORNO. Il procuratore generale della corte d’appello di Milano ha fatto ricorso nell’ultimo giorno utile, martedì 5 ottobre: «La ragazza non era consenziente». Per i calciatori livornesi Mattia Lucarelli e Federico Apolloni – e gli amici Gabriele Meini, Matteo Baldi e Giacomo Bernardeschi – il processo per violenza sessuale di gruppo, nonostante l’assoluzione in secondo grado, non si è ancora concluso.

Il ribaltamento

La parola fine arriverà solo con gli ermellini, ormai nel 2027. I giudici della corte d’appello del capoluogo lombardo – dichiarando innocenti i cinque ragazzi perché “il fatto non sussiste” – avevano totalmente ribaltato il verdetto del tribunale meneghino, il quale nel giugno del 2024 aveva inflitto condanne molto pesanti: tre anni e sette mesi per Lucarelli e Apolloni (27 e 26 anni, oggi in forza rispettivamente a Pro Livorno Sorgenti e Viareggio), due anni e otto mesi per il ventisettenne Meini e due anni e cinque mesi per il ventottenne Bernardeschi e il ventiseienne Baldi. Dopo la prima pronuncia, fra l’altro, i giovani – che si sono sempre ritenuti estranei ai fatti contestati – avevano risarcito la donna della provvisionale disposta dal giudice per le indagini preliminari, 50.000 euro, pur non essendo tenuti a farlo in quanto, chiaramente, la sentenza non era passata in giudicato e loro, comunque, hanno sempre continuato a professarsi innocenti, sperando nell’assoluzione, poi sopraggiunta in secondo grado. Un accordo, quello raggiunto con la ragazza, che ha poi portato al ritiro della costituzione di parte civile.

La vicenda

Al centro del processo, dopo le indagini della Squadra mobile milanese, vi è la notte tra il 26 e il 27 marzo 2022, quando una studentessa statunitense all’epoca ventiduenne, incontrata nella discoteca milanese “Gattopardo” di via Piero della Francesca, fu accompagnata in auto nell’appartamento in uso a Lucarelli, in zona Porta Romana. Secondo la tesi d’accusa iniziale, il gruppo avrebbe approfittato dello stato di alterazione alcolica della ragazza per consumare una violenza. Le motivazioni dell’assoluzione in appello, depositate lo scorso luglio, avevano evidenziato come non vi fosse la prova al di là di ogni ragionevole dubbio di un’incapacità della giovane di esprimere un valido consenso. I video girati con i cellulari durante la serata e la prontezza della ragazza nel respingere un approccio non gradito avevano spinto il collegio a ritenere la studentessa vigile, reattiva e «capace di autodeterminarsi», escludendo qualsiasi manovra induttiva o abusiva da parte del gruppo di ragazzi. Una pronuncia che era stata accolta con profondo sollievo dai giovani e dalle loro famiglie, comprese le accorate dichiarazioni dell’ex bomber amaranto Cristiano Lucarelli, padre di Mattia e attuale allenatore del Livorno, che aveva parlato di «una giustizia sana», giunta riscattando anni di gogna e sofferenze professionali. Tuttavia, la procura generale – che in sede di requisitoria d’appello aveva chiesto la conferma integrale delle condanne di primo grado – non ha condiviso la lettura di quanto accaduto oltre quattro anni fa. E con l’impugnazione torna a sostenere la validità dell’impianto probatorio originario e contesta la valutazione dei giudici d’appello, dal punto di vista della legittimità, sulla reale capacità della giovane di opporsi nelle condizioni in cui si trovava quella notte.

Il commento

L’avvocato livornese Giuseppe Ales, che difende Bernardeschi, spiega «di essere in attesa della fissazione dell’udienza in Cassazione». «Il ricorso ci è stato appena notificato, essendo stato depositato il 5 ottobre», affermava ieri mattina. Nelle dodici pagine la procura generale chiede la condanna di tutti gli imputati perché la ragazza non avrebbe, a loro avviso, indotto il consenso ai rapporti sessuali. Il ricorso – va precisato – è non di merito, ma per legittimità, ovvero sulla corretta applicazione della legge e il rispetto delle regole procedurali. l

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