Livorno, un’impresa su due cerca dipendenti ma non li trova: mancano operai e tecnici specializzati – I numeri chiave
Lo stato di salute delle aziende livornesi nel rapporto della Camera di commercio. In crescita il turismo, tiene l’artigianato. Breda: «Il sistema produttivo è resiliente»
LIVORNO. È il paradosso più evidente: le imprese livornesi cercano personale, ma sul territorio si restringe progressivamente la platea di chi può lavorare. L’inverno demografico, con il saldo naturale negativo, l’invecchiamento della popolazione e l’uscita di molti giovani, sta infatti aggravando il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.
A Livorno il 67,9 per cento delle imprese prevede assunzioni, ma nel 43,3 per cento dei casi i candidati risultano difficili da trovare. È un mercato che chiede soprattutto operai e tecnici specializzati, mentre una nuova generazione di lavoratori sembra orientarsi verso professioni intellettuali, maggiore stabilità e un più equilibrato rapporto tra vita e lavoro. Eppure, nonostante questo, l’economia livornese resiste, come emerge dal rapporto annuale sull’economia della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno intitolato “Navigare l'incertezza”.
Un’analisi che fotografa un sistema economico alle prese con crisi, tensioni internazionali e trasformazioni profonde, ma capace di reagire a uno scenario diventato strutturalmente instabile. «L’economia locale si trova ad affrontare la sfida dell’inverno demografico, oltre a navigare in un clima di forte incertezza globale per i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, la crisi della logistica legata al mar Rosso, il ritorno al protezionismo – racconta il presidente Riccardo Breda – Nonostante questo, il sistema produttivo si mostra resiliente». Il rapporto, realizzato annualmente da Federico Doretti e Raffaella Antonini dell’Area studi e ricerche del Centro studi e servizi, analizza agricoltura, industria, edilizia, servizi, turismo, artigianato e mismatch (disallineamento) occupazionale.
A illustrare il quadro dei singoli comparti è Antonini, che parte proprio dal significato del titolo scelto per il rapporto. «Abbiamo voluto intitolare quest’anno il rapporto consuntivo economico 2025 “Navigare l’incertezza” perché è questo fondamentalmente che le imprese sembrano aver imparato a fare – sottolinea – . Dopo il Covid e gli eventi successivi, l’incertezza è ormai diventata uno status quo, un modo di vivere quotidiano per le imprese. Ma le aziende stanno reagendo e, davanti a un contesto di vento contrario, hanno capito come orientare le vele».
«In agricoltura, le imprese sono concentrate soprattutto nel Grossetano: circa 14mila contro le 6 mila di Livorno – afferma – . Eppure, è la provincia livornese a registrare una crescita del valore aggiunto, sostenuta da produzioni ad alto valore come il vitivinicolo, mentre Grosseto risente della sofferenza strutturale dell’agricoltura estensiva. Anche l’occupazione segue un andamento differente».
Nell’industria, invece, «la produzione manifatturiera è frenata dalla crisi del mar Rosso, dalle difficoltà logistiche e dall’aumento dei costi», spiega Antonini. E particolarmente significativo, a Livorno, è il ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Passando all’edilizia, il settore ha beneficiato nel 2025 degli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e degli incentivi, mostrando segnali positivi. Un risultato che dovrà però essere verificato quando verranno meno le misure che hanno sostenuto il comparto.
E poi c’è il turismo. «Livorno è cresciuta, ed è cresciuta davvero tanto – chiarisce Antonini – . Livorno registra una crescita del 4,6 per cento delle presenze, ma la crescita porta con sé anche il rischio di overtourism».
Tiene invece l’artigianato, che conferma la propria resilienza con 7.095 sedi d’impresa registrate a Livorno. Anche se, come detto, resta il nodo del mismatch occupazionale. «Oltre il 60 per cento delle imprese ha dichiarato di avere programmi di assunzione nel 2025 – conclude Antonini – però si è registrato un blocco, la difficoltà di reperimento».
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