Il Tirreno

Livorno

L'operazione della polizia

Accoltellamento nel pieno centro di Livorno. La svolta: un arresto per tentato omicidio

di Stefano Taglione
Poliziotti in via Cairoli (foto d'archivio)
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Poliziotti in via Cairoli (foto d'archivio)

Il trentacinquenne finito in carcere accusato anche di stalking: avrebbe pugnalato un quarantatreenne alla gola per rapinarlo. La vittima: «Da un anno non fa che minacciare me e i miei familiari»

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LIVORNO. È in carcere l’uomo accusato di aver accoltellato al collo Bilel Amdouni, il quarantatreenne tunisino ferito la sera del 20 settembre scorso sugli scali Saffi. Svolta nell’inchiesta della Squadra mobile: è stato arrestato Nidhal Katfaoui, connazionale di 35 anni, nei confronti del quale la giudice per le indagini preliminari Sara Merlini ha disposto la custodia cautelare alle Sughere. Difeso dall’avvocata Alessandra Natale, è accusato di tentato omicidio e atti persecutori. Avrebbe raggiunto Amdouni alle spalle, lo avrebbe colpito alla nuca e, dopo avergli intimato di consegnargli il telefono e il borsello, lo avrebbe accoltellato al collo. Un secondo fendente, sempre diretto alla gola, sarebbe stato deviato dalla vittima con la mano sinistra, che poi è riuscita a scappare verso via Cairoli, dove viene soccorso dai volontari della Misericordia di via Verdi e portato in ospedale.

L’agguato

La svolta arriva a 11 giorni dall’aggressione avvenuta fra gli scali Saffi e via del Cardinale, dopo che nelle ore immediatamente successive al fatto Amdouni aveva raccontato alla polizia di essere stato avvicinato da tre persone. La sera del 20 settembre scorso l’uomo aveva trascorso parte della serata al bar Gonnelli, in piazza Grande, insieme a un amico. Qui avrebbe visto Katfaoui, suo fratello e altre persone. Dopo essersi allontanato dal locale, Amdouni avrebbe notato di essere seguito. Avrebbe quindi raggiunto la propria abitazione, preso alcune taniche per andare a rifornirsi d’acqua e proseguito verso gli scali Saffi. Poco dopo, all’angolo con via del Cardinale, sarebbe stato colpito alla nuca. «Ho sentito un fortissimo colpo», racconterà agli investigatori. A quel punto, secondo la sua versione, Katfaoui lo avrebbe afferrato per il colletto della maglietta e gli avrebbe sferrato una prima coltellata alla gola. Il quarantatreenne avrebbe quindi cercato di proteggersi, abbassandosi e mettendo le mani davanti alle parti vitali. È riuscito così a parare un secondo colpo con la mano sinistra, riportando una ferita al pollice, e poi a scappare. Ha corso verso piazza Cavallotti e quindi verso via Cairoli, dove ha chiesto aiuto. Trasportato in ospedale, è stato dimesso con una prognosi di tre giorni per una «ferita da taglio superficiale» al collo e alla mano sinistra.

Il tentato omicidio

Per la gip, tuttavia, la modesta entità delle lesioni non ridimensiona la gravità dell’accaduto. Nell'ordinanza di custodia cautelare viene sottolineato che i colpi erano diretti al collo, una zona vitale, e che l’arma utilizzata era idonea a provocare la morte. Sono inoltre due gli elementi che hanno pesato nella qualificazione giuridica del fatto: la direzione dei fendenti e la loro reiterazione. Amdouni è riuscito a evitare conseguenze più gravi proprio grazie alla reazione. Il primo colpo lo ha ferito al collo; il secondo, diretto ancora lì, è stato intercettato con la mano. Per la giudice, dunque, l’esito meno grave dell’aggressione non sarebbe sufficiente a escludere l’intenzione omicida contestata a Katfaoui.

«Mi perseguita»

Ma nell’ordinanza l’accoltellamento viene descritto come l’ultimo episodio di una vicenda che, secondo Amdouni, andava avanti da un anno. Il quarantatreenne avrebbe raccontato di essere stato insultato, minacciato, pedinato e umiliato pubblicamente più volte. Una situazione che, secondo il gip, avrebbe progressivamente assunto caratteristiche persecutorie. Alla base del contrasto, secondo quanto riferito dalla vittima, ci sarebbe stato il suo rifiuto di lavorare per Katfaoui. Amdouni ha raccontato di conoscere l’uomo già dalla Tunisia e di averlo ritrovato a Livorno. Dopo il suo arrivo in città, avrebbe scelto di lavorare regolarmente e di tenersi lontano dalla criminalità, mentre – sempre secondo il suo racconto – Katfaoui avrebbe preteso che collaborasse con lui. La vittima ha inoltre riferito di un episodio avvenuto nel gennaio scorso, quando lo avrebbe incontrato alla Lidl di viale Ippolito Nievo. In quell’occasione sarebbe stato schiaffeggiato e minacciato. Tre giorni più tardi ci sarebbe stato un altro scontro fisico in piazza Cavallotti. Amdouni ha spiegato agli investigatori che proprio quell’episodio avrebbe innescato una lunga serie di minacce.

Le minacce alla famiglia

Stando alla denuncia, le intimidazioni non si sarebbero limitate a lui. Amdouni, infatti, ha raccontato che dopo lo scontro di piazza Cavallotti sarebbero arrivate minacce anche alla sua famiglia che vive in Tunisia, sui Paese d’origine. In particolare, avrebbe ricevuto notizie di minacce rivolte alla madre e alla figlia ventenne, anche attraverso altre persone. Un elemento che trova un riscontro nelle dichiarazioni di un amico, ascoltato dagli investigatori, che avrebbe manifestato agli investigatori una forte paura di possibili ritorsioni, tanto da non voler inizialmente formalizzare le proprie dichiarazioni.

L’identificazione

A incastrare Katfaoui ci sarebbero quindi soprattutto il racconto della vittima, il riconoscimento fotografico e le dichiarazioni dell’amico. Amdouni, infatti, lo ha riconosciuto nella foto mostrata dagli investigatori. A questi elementi si aggiungono gli approfondimenti sul suo passato giudiziario: nell’ordinanza si fa riferimento a precedenti penali per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e a un procedimento ancora pendente per un’analoga contestazione. Elementi che la giudice richiama nel valutare il quadro indiziario e le esigenze cautelari.

La decisione del tribunale

Per il gip, dunque, gli elementi raccolti costituiscono «gravi indizi» sia per il tentato omicidio sia per gli atti persecutori. Secondo la giudice, la sequenza degli episodi avrebbe mostrato un’escalation: dalle offese e dalle minacce alle aggressioni fisiche, fino all’accoltellamento del 20 settembre scorso. Per questo, ha accolto la richiesta della procura e disposto per Katfaoui la custodia cautelare alle Sughere. Nei prossimi giorni, per lui, si terrà l’interrogatorio di garanzia. 

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