Il Tirreno

Prato

L’inchiesta

Prato, sospeso per 4 mesi l’agente della Penitenziaria che ha sparato a un detenuto al pronto soccorso – Video

di Paolo Nencioni

	Le immagini degli spari riprese dalle telecamere
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Le immagini degli spari riprese dalle telecamere

Il poliziotto è accusato di aver dichiarato il falso per difendersi dall’accusa di tentato omicidio

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PRATO.  stato sospeso per quattro mesi l’agente di polizia penitenziaria in servizio nel carcere della Dogaia che lo scorso 16 agosto ha esploso tre colpi di pistola contro un detenuto marocchino di 22 anni che aveva cercato di fuggire dal pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano, dove era stato portato dalla polizia penitenziaria dopo essere stato arrestato perché sorpreso a gettare droga all’interno del carcere (600 grammi di hashish). Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura.

Secondo la Procura l’agente di polizia penitenziaria ha commesso due reati di falso per scagionarsi dall’accusa di tentato omicidio che gli era stata mossa.

«La prima condotta di falso – spiega una nota diffusa oggi, 4 ottobre, da procuratore Luca Tescaroli – è costituita dall’aver indotto in errore il medico in servizio presso il pronto soccorso, al quale l’indagato si era rivolto, affermando di essere stato aggredito da un detenuto che aveva esploso un estintore e di aver avuto una colluttazione con quest’ultimo, determinando il medico ad attestare il falso nel relativo referto, in modo da far risultare che aveva riportato una lesione al torace e al polso nella fase dell’aggressione con estintore, sebbene dagli elementi raccolti sia risultato che l’agente non abbia preso parte alla colluttazione relativa all’estintore, che ha preceduto la fuga nell’adiacente camera calda del pronto soccorso (come provato dalle immagini video acquisite e sostenuto dal suo stesso collega in servizio con l’indagato)».

Quanto alla seconda accusa di falso, si riferisce a un’annotazione di servizio che l’agente ha trasmesso al comandante della polizia penitenziaria il giorno dopo gli spari al pronto soccorso. Nell’annotazione l’agente sostiene di aver esploso due colpi di pistola verso l’alto e in direzione opposta a quella in cui si trovava il marocchino ferito e spiega di averlo fatto dopo aver visto il caricatore della pistola del suo collega sul pavimento della “camera calda”, pensando che il marocchino avesse sottratto l’arma al collega.

«Le immagini acquisite smentiscono, secondo il Gip, tale versione ritenuta dal giudicante proiettata a ottenere l’impunità per il delitto commesso ai danni dell’arrestato magrebino – spiega ancora il procuratore Tescaroli – In aderenza alla prospettazione dell’ufficio, il giudice ha reputato che la perdita del caricatore da parte del collega sia stata strumentalizzata ex post dall’agente per giustificare l’esplosione dei colpi che hanno ferito il soggetto in vinculis affidato alla loro custodia, avendo egli appreso tale circostanza solo successivamente ai fatti».

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