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Livorno

La testimonianza

Livorno, «Li avevo già visti sotterrare rifiuti» – Parla la donna che ha dato l’allarme in via Cattaneo

di Claudia Guarino

	I rifiuti sotterrati in via Cattaneo 
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I rifiuti sotterrati in via Cattaneo 

Sequestrata un'area del cantiere del Rio Maggiore: nella terra scaricata dai camion spuntavano bottiglie e plastica. Non è la prima segnalazione in quattro anni di lavori tra betoniere sciacquate nel Rio e crolli sfiorati

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LIVORNO. «Ho chiamato la polizia perché non era la prima volta che accadeva. Li avevo già visti interrare delle bottiglie. E quando hanno iniziato coi camion da via Cattaneo a scaricare questa terra dove c’era di tutto non era più possibile far finta di niente. Noi ci viviamo qui. La plastica è pericolosa. E se degradandosi finisce nelle falde acquifere?». Giulia, nome di fantasia, è la residente che, con la sua segnalazione agli agenti della polizia provinciale, ha dato il via all’inchiesta per abbandono di rifiuti che ha visto il sequestro di un’area nel cantiere del tratto 6 (Cattaneo – Toti) del Rio Maggiore. «Se ci fossero controlli maggiori sui cantieri – dice la donna, di cui omettiamo le generalità in sua tutela – con ogni probabilità adesso non ci troveremmo in questa situazione».

L’inizio dei lavori

La zona dello stadio, d’altra parte, è un cantiere da oltre quattro anni, con i residenti che convivono con ruspe, recinzioni e preoccupazioni. Lo stombamento del Rio Maggiore dove c’è il campo scuola è iniziato a giugno del 2024, mentre tra via Toti e via Rodocanacchi le barriere arancioni sono state piazzate due anni prima. In via Cattaneo, invece, il cantiere è più “giovane”: risale al gennaio del 2025 e attualmente siamo nel pieno dei lavori. Anzi, saremmo nel pieno dei lavori. Perché al momento le aree dove si trovano i cumuli di terra sono finite sotto sequestro preventivo a causa della spazzatura che contengono. E in Procura c’è un fascicolo, per ora aperto contro ignoti, con l’ipotesi di reato di abbandono di rifiuti.

Icumuli sospetti

Il caso è scoppiato martedì scorso, ma affonda le radici più lontano nel tempo. «In passato avevamo già fatto delle segnalazioni – racconta Giulia – perché, in un altro punto del cantiere, avevamo visto che la betoniera veniva sciacquata direttamente nel Rio». Nei giorni scorsi, invece, «gli operai sono venuti per riempire una sorta di camminamento. Alla prima mandata hanno posizionato la terra scavata dalla parte del tombamento e all’interno spuntava qualche bottiglia. Poi hanno iniziato a scaricare altra terra e dentro, stavolta, c’erano parecchi rifiuti. Siamo scesi a dire che non era regolare che sotterrassero tutta quella roba e loro hanno detto che avrebbero tolto il materiale».

La segnalazione

Poi è scattata la segnalazione alle autorità e il successivo intervento della polizia provinciale. «Hanno sequestrato anche la ruspa – racconta la residente –. È un fatto vergognoso. Non si rendono conto del danno che potrebbero causare? La plastica è un materiale pericoloso, non va più via». Secondo Giulia chi di dovere avrebbe dovuto «vigilare sui cantieri. Non è possibile permettere una cosa simile».

I precedenti

A vigilare, di sicuro, sono i cittadini, vedette del maxi intervento di messa in sicurezza idraulica progettato dopo l’alluvione del 2017. In quattro anni e mezzo di lavori, tra appalti e subappalti, si sono susseguite molte ditte. Anche perché i lotti sono molteplici, così come lo sono state le gare d’appalto. E a susseguirsi sono state pure le segnalazioni di chi abita in zona stadio. Già nel 2024 alcuni residenti di via Rodocanacchi segnalarono – con tanto di documentazione fotografica – la presenza di cumuli di terra mista a rifiuti. E sottolinearono come questi rifiuti, oltre a essere ammassati, erano stati anche sotterrati, quando non addirittura bruciati. Ma le segnalazioni non hanno riguardato solamente la presenza di spazzatura.

Il crollo

Nell’ottobre del 2024, per esempio, era stato il comitato alluvionati ad aver fatto presente, insieme al circolo Legambiente, che una parte del vecchio tombamento era crollato mentre sopra c’erano i mezzi da lavoro. «Questo fatto – dissero all’epoca comitato e circolo – avrebbe potuto avere esiti fatali per gli stessi lavoratori del cantiere che nei giorni precedenti, seguendo una prassi decisamente discutibile, hanno operato a bordo delle ruspe in cima al monte di terra di scavo, gravando col carico della macchina operatrice esattamente sopra alla copertura crollata, correndo il rischio di precipitarvi dentro».

L’effetto tappo

Nella primavera del 2025, inoltre, i residenti fecero presente che nell’alveo del Rio non ancora completamente stombato era stato ammassato materiale da lavoro di ogni tipo e vari scarti edili i quali, con la pioggia e l’arrivo della piena, rischiavano di fare da tappo impedendo all’acqua di scorrere. «È pericoloso», lanciarono l’allarme alcuni residenti di via dei Pensieri.

Orto e barbecue

Poi ci sono stati i casi – singolari e quanto meno curiosi – dell’orto col sistema di irrigazione annesso e del barbecue. Un residente di via Rodocanacchi, cioè, nel 2024 segnalò la presenza in zona di una strana coltivazione di pomodori con tanto di cisterne installate per l’innaffiamento dei vegetali. «La ditta ha fatto l’orto dentro al cantiere – disse il cittadino – . Peraltro qui intorno c’è materiale edile ovunque, anche sotto terra, e quando piove i garage si allagano». È stata anche segnalata l’accensione di un barbecue dentro l’area di cantiere. Con tanto di salsicce e bistecche messe a cuocere.

«Ne va della salute»

Insomma lo stombamento del Rio Maggiore non ha mai avuto molta pace. Non solo caso orto e problemi con i materiali ammucchiati. Il cantiere è passato, oltre che dal malcontento per i ritardi, anche da quello per l’abbattimento dei pini sul viale Nazario Sauro, prima, e delle piante al campo scuola, dopo. Ma queste sono altre storie. Adesso parte dell’area di lavoro è nastrata in attesa che sia fatta chiarezza sull’origine di tutto quel materiale spuntato fuori martedì dai cumuli di terra del tratto 6 del Rio Maggiore da stombare. «Non si rendono conto che la terra è una – conclude Giulia – l’ambiente va tutelato. Ne va della salute di tutti noi».

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