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Soffitti sfondati, muffa e infiltrazioni: «Costretto a vivere fuori casa da mesi» - Il dramma di un livornese

di Martina Trivigno

	Il palazzo di via Sansoni transennato, a dx la muffa, il soffitto sfondato e Riccardo Garofoli
Il palazzo di via Sansoni transennato, a dx la muffa, il soffitto sfondato e Riccardo Garofoli

Il dramma di un 69enne: «Palazzo di via Sansoni a rischio, il prefetto intervenga». Le perdite d’acqua provengono dall’appartamento del piano di sopra di proprietà dell’Inps

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LIVORNO. Prima l'acqua. Poi la muffa, l’umidità, il parquet che si gonfia, gli arredi rovinati. E adesso anche il timore che qualcosa possa cedere dall’alto. Riccardo Garofoli, 69 anni, da tempo non vive più nella casa di sua proprietà al numero 4 di via Eugenio Sansoni. L’appartamento è stato dichiarato inagibile dopo l’intervento di vigili del fuoco e Asl nel gennaio di quest’anno e lui è stato costretto a trovarne un altro, pagando 1.400 euro al mese. Una spesa che si aggiunge ai danni già subiti e a una vicenda giudiziaria che, dopo la sentenza del Tribunale di Livorno, è approdata alla Corte d’appello di Firenze.

Domani Garofoli, assistito dall’avvocato Filippo Di Rocca del Foro di Livorno, presenterà un esposto in Prefettura. La decisione arriva dopo quanto accaduto in via Bonomo, dove il crollo di un balcone è costato la vita a Roberta Celli, 56 anni, professoressa del Liceo Cecioni. «Non significa fare allarmismo – spiega Garofoli – ma dopo quello che è successo non possiamo più aspettare che accada qualcosa di irreparabile. Dopo l’ennesima segnalazione ieri (venerdì per chi legge, ndr) vigili del fuoco e la polizia municipale, visto il pericolo, hanno transennato il perimetro della stabile».

La sua storia inizia nell’autunno del 2020, quando le infiltrazioni d’acqua diventano un problema sempre più grave. I vigili del fuoco vengono chiamati più volte e vengono prodotti documenti e rilievi. L’acqua arriva dall’alto, penetra nell’appartamento e lascia dietro di sé segni sempre più evidenti. «Ci sono muffa e umidità – racconta Garofoli –. In due punti il soffitto della camera è praticamente sfondato. Ci sono perfino dei funghi».

Ma il problema, sostiene, non è rimasto confinato alle pareti: le infiltrazioni hanno danneggiato il parquet e diversi elementi dell’arredamento. Il deterioramento, nel tempo, si è aggravato e il proprietario, intanto, ha dovuto lasciare la propria abitazione. A mettere nero su bianco la situazione è stato anche il consulente tecnico nominato dal Tribunale. Nella prima perizia, eseguita nell'ambito di un accertamento tecnico preventivo, furono rilevate «evidenti tracce di percolazione di acque dal solaio soprastante diffuse nei vari locali». Le cause individuate erano diverse: una perdita di un tubo nell'appartamento soprastante, infiltrazioni provenienti dalla terrazza e problemi legati ai pluviali e ai discendenti. Le responsabilità venivano quindi distribuite tra il proprietario dell'appartamento superiore, l'Inps, e il condominio, a seconda delle diverse cause.

Poi il tempo è passato. E la situazione, secondo la seconda consulenza tecnica, è peggiorata. «I fenomeni di danno già descritti – si legge nella relazione richiamata dal giudice – risultano aggravati e maggiormente estesi dal tempo intercorso senza che siano stati introdotti provvedimenti di risanamento». Anche il parquet risultava ulteriormente rigonfiato e deteriorato.

Il contenzioso è arrivato davanti al Tribunale di Livorno nel 2022. Garofoli ha chiamato in causa l’Inps, proprietario dell’appartamento soprastante, chiedendo che venissero eliminata le cause delle infiltrazioni e risarciti i danni. Nel frattempo è intervenuto anche un accordo con il condominio, che ha portato Garofoli a rinunciare alle domande nei suoi confronti. Il 20 gennaio 2025 il giudice Simona Capurso ha accolto la domanda nei confronti dell’Inps. La decisione, pubblicata nel marzo successivo, ha riconosciuto la responsabilità dell’Istituto ai sensi dell'articolo 2.051 del Codice civile, per i danni direttamente riconducibili alla sua sfera di custodia. L’Inps è stato così condannato a eseguire i lavori necessari per eliminare le cause delle infiltrazioni e a risarcire Garofoli con 12.065 euro, oltre a 2.752,55 euro per le spese sostenute nel procedimento di accertamento tecnico preventivo. La sentenza ha inoltre posto a carico dell’Inps le spese del giudizio.

Il provvedimento prevedeva l’esecuzione dei lavori entro sei mesi dalla comunicazione, con una penalità di 20 euro per ogni giorno di ritardo successivo alla scadenza. L’Inps, inoltre, è stato riconosciuto coperto dalla propria compagnia assicurativa nei limiti previsti dalla polizza. Ma il capitolo giudiziario non è chiuso: la decisione di primo grado è stata impugnata e la vicenda è ora davanti alla Corte d’appello di Firenze. E nel frattempo, secondo quanto racconta Garofoli, il problema materiale della casa non si è risolto. «I lavori non sono stati fatti nei tempi previsti», sostiene. A maggio sarebbero iniziati alcuni interventi sulla terrazza, ma poi, riferisce, gli operai sarebbero spariti lasciando la copertura in una condizione che, a suo dire, peggiora il problema ogni volta che piove. «Hanno tolto le mattonelle e la guaina della terrazza. Adesso quando piove l’acqua entra ancora. La cosa peggiore è che non sono più tornati a concludere l’intervento», racconta. Una situazione sulla quale, sostiene l'avvocato Di Rocca, sono state inviate ulteriori comunicazioni anche alla società che gestisce il patrimonio per conto dell'Inps.

La questione, però, non riguarda più soltanto il risarcimento. Riguarda una casa che un uomo di 69 anni non può utilizzare e che, nel frattempo, continua a costargli 1.400 euro ogni mese. «Io sono il proprietario, ma non posso vivere dentro casa mia», dice Garofoli. Poi c’è ciò che si vede anche all’esterno del palazzo: il degrado della terrazza e alcuni elementi che, secondo quanto viene segnalato, destano preoccupazione per chi passa nelle vicinanze. È su questo punto che l'esposto in Prefettura assume un significato ulteriore. Dopo la tragedia di via Bonomo, Garofoli e il suo legale vogliono chiedere che venga verificata la situazione e che siano individuati, per quanto di competenza, gli interventi necessari a garantire la sicurezza. «Non voglio aspettare che succeda qualcosa: ricorreremo nuovamente davanti al giudice se i lavori alla terrazza non riprenderanno per concludersi in pochi giorni», ripete Garofoli. Adesso, mentre la partita giudiziaria prosegue in appello, resta la domanda più urgente: quanto ancora bisognerà aspettare prima che quella casa torni a essere un luogo in cui poter vivere senza paura?

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