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Bruno Murzi: «Ben vengano i grandi investitori, ma Forte dei Marmi deve restare un paese»
L’annuncio della terza candidatura consecutiva a sindaco: «La sfida è procedere verso una modernizzazione senza omologarsi». E poi: «Gli operatori balneari non debbono mai dimenticare che la “balneazione” è il cardine operativo della loro concessione, non le feste»
Per anni, nella sua pluridecorata carriera di stimatissimo cardiochirurgo pediatrico (è stato anche primario dell’ospedale di Massa), si è occupato di rimettere in sesto i cuori dei bambini restituendo loro un futuro che sembrava spacciato. Il suo, nel senso di cuore, ha sempre battuto per Forte dei Marmi. E batte ancora. Forte. Tant’è che Bruno Murzi è pronto per candidarsi allo scranno di primo cittadino per la terza volta consecutiva.
Sindaco Murzi, ha sciolto definitivamente le riserve? Si candiderà nuovamente a sindaco di Forte dei Marmi nel 2027?
«Sì, ho deciso di ricandidarmi a sindaco di Forte dei Marmi nel 2027. Sento di avere ancora molto da dare a questo paese e credo che il percorso iniziato in questi dieci anni debba essere portato fino in fondo. Ci sono opere importanti che voglio vedere realizzate, ma sarebbe riduttivo dire che mi ricandido soltanto per questo. Forte dei Marmi sta affrontando una grande trasformazione: crescono gli investimenti, cambia il turismo, aumenta la pressione immobiliare, mutano il clima e le esigenze della comunità. Vorrei vedere Forte dei Marmi continuare a modernizzarsi senza perdere la sua identità. Cambiare senza omologarsi: è questa la vera sfida che, forte della mia esperienza, mi spinge a scendere in campo ancora».
L’appello per una sua ricandidatura è arrivato da tutto il centrodestra. Il terzo mandato sarà più connotato politicamente?
«Il sostegno di FdI e Lega ( Forza Italia sembra ancora dover decidere a livello regionale sul cosa fare) mi fa piacere e auspico un'ampia convergenza, ma la natura della nostra esperienza non cambia. “Noi del Forte” nasce e resta un progetto civico, costruito attorno a un’idea di paese prima che alle appartenenze politiche. Non mi interessa da dove una persona provenga, ma cosa vuole fare per Forte dei Marmi e se condivide il nostro progetto. È stato così nel 2017 e nel 2022, lo sarà anche nel 2027. Certamente l’attenzione e l’appoggio che alcuni partiti del centrodestra ci danno è un fatto estremamente positivo».
I rapporti con gli esponenti locali di Futuro Nazionale e Vannacci come sono? Possono considerarsi parte dello schieramento a suo sostegno?
«Non ho parlato con nessun esponente di Futuro Nazionale. Comunque, credo che a livello comunale non si possa parlare di schieramenti politici assimilabili al livello nazionale. Alle amministrative la gente vota un sindaco non per l’ideologia ma perché lo conosce e ne apprezza le qualità e le capacità e soprattutto lo ritiene utile per la comunità. Noi stiamo costruendo il nostro progetto civico di “Noi del Forte” in continuità con l’azione amministrativa svolta».
Giuseppe Cruciani ha detto che «la sicurezza a Forte dei Marmi è un disastro». Esiste o no un problema sicurezza?
«La sicurezza è un tema serio che non ho mai minimizzato. Ma definire Forte un “disastro” è smentito dai dati più recenti della questura: i reati sono diminuiti complessivamente del 26%, con cali significativi per furti e rapine. Il Comune fa la sua parte: d’estate la polizia municipale arriva a 48 unità, garantiamo il servizio notturno e abbiamo investito molto sulla videosorveglianza. Inoltre, quest’anno il presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine è stato capillare. Creare allarmismi ingiustificati rischia di danneggiare l’immagine e l’economia di una località turistica internazionale. Questo non significa minimizzare i problemi, ma affrontarli sulla base della realtà. Sulla sicurezza non abbasseremo la guardia di un centimetro. La ricostruzione della caserma dei carabinieri è la nostra priorità».
La modernizzazione del Forte si basa forse troppo sugli investimenti di società riconducibili a super ricchi?
«Il ritorno di grandi investitori dimostra che Forte dei Marmi ha importanti prospettive di crescita e questo sta consentendo di recuperare strutture alberghiere chiuse da decenni. Inoltre, gli oneri di urbanizzazione derivanti da questi interventi sono stati massivamente reinvestiti anche sul sociale, come abbiamo fatto con l’edilizia popolare. Sono favorevole allo sviluppo, ma deve essere equilibrato, di lungo periodo e compatibile con l’identità del paese. Non condivido l’idea di chi considera Forte un luogo nel quale arrivare, investire, massimizzare il rendimento e poi andarsene. Forte dei Marmi non è un prodotto finanziario. È una comunità. Chi investe seriamente è il benvenuto, ma deve essere l’investimento a inserirsi nel modello Forte dei Marmi, non il contrario».
Quando dice «Non siamo e non saremo come Ibiza», a cosa si riferisce? Troppe feste nei bagni? Serve un giro di vite?
«Nessuna battaglia contro le feste o il divertimento. Ogni stabilimento può organizzare quaranta cene durante la stagione: complessivamente parliamo di oltre quattromila cene e circa mille possono essere eventi. Gli spazi per l’intrattenimento quindi ci sono. Il punto è l’equilibrio: se più bagni organizzano contemporaneamente eventi musicali, si creano disagi per chi vive o soggiorna nelle vicinanze. Il divertimento deve esserci, ma deve essere compatibile con la qualità, l'eleganza e la tranquillità che contraddistinguono Forte dei Marmi e lo rendono un posto unico nel panorama turistico. E comunque gli operatori balneari non debbono mai dimenticare che la “balneazione” è il cardine operativo della loro concessione, non le feste».
Quanto la preoccupano l’aumento dei costi di una vacanza e l’ulteriore crollo del potere d’acquisto del ceto medio?
«Mi preoccupano, perché il rischio esiste. Il turismo di lusso è sicuramente una componente importante della nostra economia ma il nostro tessuto turistico non è fatto soltanto di alberghi a cinque stelle. C’è un’economia importante legata alle seconde case, alle famiglie che affittano, al commercio e a una clientela con buona capacità di spesa che non appartiene necessariamente alla fascia dei super ricchi. Perdere questo segmento sarebbe un danno anche per molte famiglie fortemarmine. E c’è il problema di chi qui vuole vivere. Valori immobiliari e costo della vita rendono sempre più difficile per giovani e famiglie rimanere al Forte. Per questo la residenzialità sarà una delle grandi questioni dei prossimi anni, ad esempio abbiamo già inserito strumenti riguardanti il frazionamento degli immobili per i residenti nel piano operativo. Forte deve rimanere una località prestigiosa, ma deve rimanere anche un paese».
Su quali pilastri si baserà il suo programma?
«Partiremo dal completamento di ciò che abbiamo avviato: Palazzo Quartieri, piazza della Chiesa, centro diurno per anziani, area retrodunale, nuova Misericordia, caserma dei carabinieri, nuova scuola e fognature. Guardando al futuro, i pilastri saranno casa e residenzialità, sociale, sicurezza, scuola e rilancio degli impianti sportivi per una destagionalizzazione di qualità. C’è poi la sfida climatica: più alberi e zone d’ombra, scuole climatizzate, tutela delle falde acquifere, contrasto all’erosione e nuove aree di sosta per aumentare la pedonalità e ridurre la pressione delle auto. Il prossimo mandato deve unire due obiettivi: completare la trasformazione iniziata e preparare Forte dei Marmi ai prossimi vent’anni».
Questione aste legate alla Bolkestein: come la inquadrerete e quali sono le vostre scadenze?
«Utilizzeremo ogni strumento consentito dalla legge per difendere il nostro modello balneare. Nei criteri approvati dalla giunta abbiamo valorizzato la storicità delle gestioni, con una premialità dai cinquant’anni, e la gestione diretta dell’attività. L’avvio delle procedure è previsto entro giugno 2027 e arriveremo a quell’appuntamento facendo tutto ciò che la legge ci consente per tutelare la specificità del nostro sistema balneare. I nostri bagni non sono attività economiche qualsiasi: dietro ci sono famiglie, professionalità ed esperienze costruite attraverso generazioni, che hanno contribuito all’identità e alla qualità turistica di Forte dei Marmi. Vogliamo tutelare questa storia e governare il futuro del nostro modello balneare. Mi auguro infine che i concessionari storici non si adeguino alle pressioni dei grandi gruppi che vorrebbero estrometterli con accordi capestro, a volte resistere premia molto di più che non cedere a quelli che sembrano i potenti di turno».
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