Il Tirreno

Livorno

Il ritratto

Livorno, morta nel crollo del terrazzo: la prof Celli e la 5° del Cecioni appena portata alla Maturità

di Martina Trivigno

	Il balcone crollato e a destra Roberta Celli 
Il balcone crollato e a destra Roberta Celli 

Dolore e sconcerto per la 56enne vittima del cedimento del balcone di casa. Il dirigente Bucci: «Siamo senza parole»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Roberta era una persona misurata, autorevole, sempre attenta ai ragazzi. Aveva un modo di stare con loro rispettoso e discreto». Sono parole difficili da pronunciare, ma il dirigente scolastico del Liceo Cecioni, Rino Bucci, sceglie di partire da qui per ricordare Roberta Celli, l’insegnante di italiano e storia morta a 56 anni venerdì 14 agosto a Livorno dopo essere precipitata dal balcone della sua abitazione di via Bonomo.

Il rapporto con la scuola e gli studenti

È da come stava in classe, dal rapporto con i suoi studenti e dal modo in cui viveva la scuola che il preside ricorda, a nome di tutta la comunità scolastica, una collega che, arrivata al Cecioni nell’anno scolastico 2023-2024, in poco tempo era diventata parte della comunità scolastica. «Non era una persona che aveva bisogno di imporsi – prosegue il dirigente –. La sua autorevolezza passava dalla misura, dalla preparazione e dall’attenzione che riservava ai ragazzi. Era rispettosa e discreta, ma allo stesso tempo molto presente».

Il percorso professionale

Un modo di essere insegnante che Roberta Celli aveva costruito lungo un percorso professionale iniziato molti anni prima. Nel 2007 era passata di ruolo a Viareggio, al comprensivo “Marco Polo-Viani”. Poi, nell’anno scolastico 2010-2011, il trasferimento all’istituto comprensivo. Prima di approdare al Cecioni, era passata di ruolo all’istituto comprensivo Carducci, dove insegnava alle scuole medie Marconi.

L’inserimento al Cecioni

«Aveva alle spalle una lunga esperienza – racconta il dirigente – e si è inserita nella nostra scuola con naturalezza. Si è integrata nei progetti e nelle attività dell’istituto, soprattutto in quelle legate all’educazione civica».

La “Maratona civica”

Tra i percorsi ai quali aveva partecipato c’era la «Maratona civica», progetto attraverso il quale il Cecioni affronta con gli studenti i temi della cittadinanza, della partecipazione e della responsabilità. Anche qui il suo modo di essere insegnante emergeva senza bisogno di grandi gesti: presenza, attenzione, ascolto.

Le classi seguite e la maturità

Quest’anno Celli insegnava alle classi del liceo linguistico, delle scienze umane e dell’artistico. Aveva inoltre accompagnato fino all’esame di maturità la 5ª C del liceo artistico, condividendo con gli studenti l’ultimo tratto del percorso verso la maturità. «Era pienamente dentro la vita della scuola – aggiunge il dirigente –. E la cosa che oggi fa ancora più male è che stavamo già pensando al prossimo anno scolastico. Stavamo facendo la progettazione e pensavamo che Roberta sarebbe stata lì con noi».

Un futuro improvvisamente spezzato

Il futuro che la scuola stava organizzando è diventato improvvisamente un futuro senza di lei. Una perdita che ha anche una dimensione familiare molto vicina alla comunità del Cecioni: la figlia di Roberta è infatti una studentessa dell’istituto. «A nome di tutta la comunità scolastica siamo rimasti senza parole – sottolinea Bucci –. Ci stringiamo al marito, al figlio e alla figlia, che è una nostra studentessa, in questo momento di lutto inspiegabile. È una situazione che ci lascia basiti».

Lo smarrimento della comunità scolastica

La notizia della morte ha attraversato la scuola, lasciando una sensazione difficile da tradurre in parole. Perché Roberta non era soltanto un nome nell’organico dei docenti: era una collega con cui si programmava il lavoro, un’insegnante sempre attenta con le sue classi, una presenza quotidiana per gli studenti. «È una grande perdita umana e professionale», sottolinea il dirigente.

L’eredità umana e professionale

Due dimensioni che, dentro una scuola, finiscono inevitabilmente per intrecciarsi. La professionalità resta nei ragazzi che ha accompagnato, nelle classi che ha seguito, nei progetti ai quali ha partecipato. La persona resta nei rapporti costruiti giorno dopo giorno, nella memoria dei colleghi e degli studenti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il ritratto

Livorno, morta nel crollo del terrazzo: la prof Celli e la 5° del Cecioni appena portata alla Maturità

di Martina Trivigno