Il Tirreno

Livorno

Il lutto

Addio al professor Riccardo Lanzara: progettò il camion ad ammoniaca

di Flavio Lombardi
Il docente scomparso e a lato con l'ex sindaco e presidente Rossi
Il docente scomparso e a lato con l'ex sindaco e presidente Rossi

Nato a Pontedera, livornese d’adozione, fu tra i primi a credere nella mobilità sostenibile: è stato direttore del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa

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LIVORNO. Si è spento all’età di 78 anni Riccardo Lanzara, professore, ingegnere, scienziato, pontederese di nascita ma ormai livornese d’adozione, protagonista di una stagione di ricerca capace di unire università, imprese e istituzioni.

La notizia della sua scomparsa è stata data dal figlio Tommaso e dalle sorelle Giovannella, Maria Francesca e Virginia.

Con lui se ne va una figura che ha contribuito in modo decisivo alla crescita del Polo della Valdera della Scuola Superiore Sant’Anna, formando allievi e lasciando sul territorio un solido patrimonio di competenze e ricadute economiche legate all’innovazione e alla tutela dell’ambiente.

È stato direttore del Dipartimento di Economia e Management di Pisa, docente presso la Luiss di Roma, oltre che membro del Consiglio di Amministrazione di Piaggio.

Ma per comprendere la misura del suo lavoro basta ripercorrere alcune delle esperienze che lo videro in prima linea. Professore ordinario dell’Università di Pisa e presidente di Pont-Tech, Lanzara fu tra i promotori di progetti avanzati dedicati alla mobilità sostenibile, all’idrogeno e all’impiego dell’ammoniaca come vettore energetico. Una ricerca che non rimase confinata nei laboratori, ma si tradusse in prototipi concreti, capaci di attirare l’attenzione delle istituzioni europee e del mondo industriale.

Tra i risultati più significativi vi fu il primo veicolo ibrido italiano alimentato ad ammoniaca, realizzato nell’ambito del progetto Savia, acronimo di Sistema di alimentazione di veicoli a idrogeno e ammoniaca. Il prototipo venne esposto a Bruxelles durante la Settimana europea delle energie sostenibili insieme all’auto a idrogeno sviluppata dall’Università di Pisa. In quell’occasione Lanzara illustrò le caratteristiche del mezzo e il valore di una ricerca industriale nata nell’area pisana, sottolineando come la creazione di un distretto dell’idrogeno potesse aprire prospettive di sviluppo mettendo insieme accademia, imprese e istituzioni.

Era questa la cifra del suo impegno: trasformare il sapere scientifico in una leva di crescita per il territorio. I progetti da lui seguiti coinvolgevano Pont-Tech, l’Università di Pisa, la Scuola Superiore Sant’Anna, aziende e la Regione Toscana, con l’obiettivo di costruire una filiera capace di generare nuove tecnologie e opportunità. Non soltanto ricerca teorica, dunque, ma applicazioni pensate per rispondere ai temi dell’energia, dell’ambiente e della mobilità del futuro.

Il veicolo nato dal progetto Savia era un ibrido elettrico-ammoniaca dotato di un sistema di estensione dell’autonomia installato su un autocarro da 35 quintali, allestito per la raccolta porta a porta dei rifiuti. Il cuore del progetto era un generatore di energia elettrica basato su un motore capace di utilizzare ammoniaca liquida arricchita, nella fase di iniezione, da una piccola percentuale di idrogeno. Quest’ultimo veniva ricavato dalla stessa ammoniaca attraverso un catalizzatore sviluppato appositamente. Il motore alimentava un generatore destinato a ricaricare le batterie del veicolo anche durante la marcia.

La scelta dell’ammoniaca rispondeva a uno dei problemi più complessi legati all’idrogeno, quello dello stoccaggio. Conservare l’idrogeno direttamente richiede infatti volumi molto elevati, mentre l’ammoniaca consente una maggiore densità energetica e può essere mantenuta allo stato liquido a temperatura ambiente e a pressioni simili a quelle del gpl. Il progetto affrontò con attenzione anche il tema della sicurezza, prevedendo sensori in grado di rilevare eventuali fughe o concentrazioni anomale allo scarico. L’obiettivo era arrivare a un sistema a bassissimo impatto ambientale, nel quale i prodotti della combustione fossero essenzialmente vapore acqueo e ossidi di azoto trattabili con normali dispositivi catalitici.

Lanzara seppe raccontare questa ricerca al grande pubblico. Fu ospite della trasmissione di Rai 3 Geo&Geo, condotta da Sveva Sagramola, per presentare il veicolo e spiegare come un’intuizione nata nei laboratori potesse diventare uno strumento concreto al servizio delle città e dell’ambiente. Anche in quella occasione emerse la sua capacità di rendere accessibili temi complessi senza banalizzarli, mostrando come innovazione e sostenibilità potessero procedere insieme.

Il suo nome resta così legato a una visione della scienza come responsabilità civile, aperta al confronto e capace di produrre effetti duraturi. Non solo per i progetti realizzati, ma per le persone formate, gli allievi accompagnati e il metodo di lavoro trasmesso. Un’eredità che continua nelle attività di chi ha condiviso con lui laboratori, ricerche e percorsi accademici, e nelle esperienze che hanno contribuito a fare della Valdera un punto di riferimento per l’innovazione applicata.

Il professore aveva scelto Livorno, Antignano e il suo mare come luogo in cui vivere. I funerali, curati dalla Misericordia di Antignano, si terranno domani alle ore 11 nella Pieve di Santa Lucia, in piazza del Castello ad Antignano. Chi vorrà onorarne la memoria potrà effettuare una donazione a Medici senza Frontiere oppure all’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. 

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