Mare caldo, a Livorno acqua fino a 30 gradi: «Così cambiano i nostri fondali»
Il biologo Raimondi: «Nel 2010 in estate l’acqua arrivava al massimo a 20-21 gradi». La scalata del granchio blu, le meduse e la triglia che si rifugia sempre più giù
LIVORNO. Ci sono stati giorni, in questa seconda metà di luglio, in cui tuffarsi in mare, soprattutto di sera, è stato come entrare in una vasca da bagno: caldissimo fuori e caldo pure dentro. Non una sensazione, se è vero che, come testimoniano gli esperti, l’acqua ha toccato i 30 gradi. Dovremo rassegnarci a questo aumento delle temperature anche tra le onde? E che effetto sta avendo e avrà sul nostro mare? Lo racconta Giovanni Raimondi, coordinatore scientifico dell’Acquario di Livorno, biologo capace di descrivere con parole semplici i grandi e spesso complessi meccanismi che stanno trasformando l’ambiente in cui viviamo.
Raimondi, qualche sera fa l’acqua tra la punta dei Pejani e il gabbione dei Lido era di un caldo surreale. Immagino fosse lo stesso lungo tutta la costa. È un caso eccezionale o dobbiamo farci l’abitudine?
«Noi per riempire le vasche dell’Acquario prendiamo l’acqua dal mare della Terrazza, e le posso dire che registriamo tutti i giorni questo aumento della temperatura. Ovviamente rinfreschiamo l’acqua per i nostri animali, che quindi continuano a vivere in condizioni termiche standard, mentre quelli che sono in natura si devono necessariamente adattare a una condizione che ormai è in cambiamento da anni».
Ma di che aumento stiamo parlando?
«Quest’estate abbiamo registrato anche 30 gradi, siamo ai livelli delle acque tropicali. Chiaramente l’acqua è più calda di sera perché ha preso il sole durante tutto il giorno. Tenga presente che nel 2010 non eravamo mai arrivati a toccare i 30 gradi, in estate si arrivava al massimo a 20-21 gradi. Nel frattempo le acque tropicali si stanno scaldando sempre di più, lo scorso anno alle Mauritius è morta parte della barriera corallina. Questo per dire che il fenomeno del surriscaldamento globale è reale: tanti non ci credono, ma noi ne vediamo gli effetti giorno dopo giorno. Ecco perché è necessaria una transizione ecologica».
Quali sono gli effetti sulle specie che abitano il nostro mare?
«Ovviamente le specie tropicali che entrano nel Mar Rosso attraverso il canale di Suez, trovando una situazione più favorevole per potersi sviluppare, iniziano a risalire il Mediterraneo, fino ad arrivare a noi. Arrivano pesci palla, coniglio, scorpione, animali che alla fine non sono pericolosi per l’uomo, ma creano problemi alla fauna locale, che si adatta meno a questa temperatura calda. Diciamo che i pesci locali si spingono più in profondità alla ricerca di acque fresche, mentre in superficie tendono a rimanere le specie che meglio si adattano al caldo. Il granchio blu, ad esempio, ha avuto un grandissimo sviluppo perché si è trovato in un’area calda senza nemici, visto che la maggior parte dei predatori si è spinta più in profondità. Squali come i gattopardi o i gattucci, che prima facevano le uova a 10 metri, le stanno facendo a 30-40 metri, dove l’acqua è più fresca. Anche i coralli e le gorgonie si stanno riempiendo di mucillagini: le alghe mediterranee, con questo aumento di temperatura, sono portate a fiorire e le fioriture delle alghe sono mucillagini, gelatine maleodoranti che vanno ad aggrapparsi ai coralli, soffocandoli».
C’è un pesce che rischiamo di vedere sempre meno?
«Può darsi anche la triglia».
La regina del Cacciucco.
«Sì, la regina di Livorno. Ha bisogno di acque più fresche dove nuotare. Prima si potevano osservare piccole triglie anche facendo il bagno in Calignaia, ora questi pesci si spingono sempre più giù».
Mi tolga una curiosità. “L’acqua è calda, si riempirà di meduse”: è una stupidaggine o c’è un fondo di verità?
«Si tenga forte. La medusa è la fase sessuale di un animaletto che vive sul fondo e che si chiama polipo (non polpo eh). Il polipo è come un piccolo fiore che quando vuole riprodursi fa la medusa: il polipo maschio fa le meduse maschio, il polipo femmina fa la meduse femmina. Quando viene voglia di fare “sesso” al polipo? Quando c’è uno sbalzo climatico forte, quando dal freddo si passa repentinamente al caldo: i polipi producono un sacco di meduse, che a loro volta produrranno “ovuli” e “spermatozoi” e la fecondazione genererà nuovi polipi. Quindi sì, c’è un fondo di verità in quella frase».
E gli squali?
«Guardi, noi stiamo facendo una crociata sugli squali, che sono gli animali più a rischio di estinzione in assoluto nel pianeta. Stiamo portando avanti un progetto europeo che si chiama “life european sharks” proprio per sensibilizzare nei confronti di questi animali, verso i quali c’è un terrore infondato. Gli squali vogliono mangiare i tonni, che sono il loro cibo preferito, o le foche, che tra l’altro stanno tornando». Sorride: «Noi umani siamo pieni di antibiotici, farmaci, silicone... siamo il cibo meno ricercato in assoluto per loro. Il punto è che gli squali sono importanti perché sono predatori apicali e l’equilibrio dell’ecosistema marino è fondato proprio sulla loro presenza. Però arrivano alla maturità sessuale a dieci anni e quando si riproducono fanno pochi piccoli, così reintegrare gli esemplari che vengono uccisi o pescati è difficile. Forse l’animale più a rischio di estinzione oggi è proprio lo squalo bianco. I più grandi del mondo sono stati pescati nel Mediterraneo, sa? Ma di attacchi nella storia ne sono stati registrati pochissimi».
Però davanti alla nostra costa di solito nuotano i mako, giusto?
«Sì, sono quelli che rincorrono i tonni. E di tonni ce ne sono ancora molti».
Senta, il surriscaldamento globale non si risolve certo da Livorno. Ma ci sono piccole grandi cose che tutti noi possiamo fare per aiutare il nostro mare, soprattutto in queste settimane di folla sugli scogli?
«Intanto tenerlo pulito. Ricordiamoci che i raggi ultravioletti, nelle giornate di sole così forte, tagliuzzano la plastica, ne fanno microplastica, i pesci se le mangiano e arriva fino ai nostri piatti. Poi si può cercare di scegliere sempre il pescato locale, in modo che il cibo viaggi meno e che meno gas serra finiscano nell’atmosfera. Non sono piccole cose, sono abitudini importanti».
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