Il Tirreno

Livorno

Il processo

Livorno, dopo sei anni la rissa fra Perini e Bottai finisce in pareggio: tutti assolti

di Stefano Taglione
Alessandro Perini mentre mostra le ferite dopo la rissa e Lenny Bottai
Alessandro Perini mentre mostra le ferite dopo la rissa e Lenny Bottai

Il pugile e l'esponente di Fratelli d'Italia (all'epoca nella Lega) sono finiti in tribunale insieme a un barista e un amico di famiglia dell'esponente del centrodestra per le violenze che si scatenarono fuori dalla Provincia la mattina di San Silvestro del 2019. Ne era nata una bagarre politica che andò avanti per mesi

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LIVORNO. Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Dopo ben sei anni si è concluso così il processo per fare luce sulla rissa, che non è stata però considerata più una rissa, che ha visto coinvolti il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Perini – all’epoca dei fatti iscritto per la Lega – e il pugile ed ex segretario del Partito comunista livornese Lenny Bottai. Insieme a loro, scagionati dal tribunale, il ponsacchino Emanuel Baldini (la cui famiglia è amica di quella del politico di centrodestra) e colui che, all’epoca dei fatti, era titolare del bar Dolcenera di via della Madonna, Andrea Preziosi. Nei prossimi mesi saranno depositate le motivazioni.

La ricostruzione

I fatti risalgono alla mattinata di San Silvestro del 2019. Perini e Bottai – due persone che politicamente la pensano in modo diametralmente opposto e che, in parole povere, si detestano – si sono affrontati sotto la Provincia dopo essersi dati appuntamento via social (anche se l’esponente del centrodestra dice che non c’era stato alcun appuntamento ndr) e lo sportivo ha poi preso per un orecchio l’allora capogruppo comunale del Carroccio, circostanza confermata fra l’altro dallo stesso allenatore di boxe in una conferenza stampa organizzata qualche giorno dopo i fatti. Dopodiché, con l’arrivo delle altre due persone, la contesa è finita in un tutti contro tutti con spinte e pugni, motivo per il quale la pubblico ministero Antonella Tenerani aveva indagato, delegando tutti gli accertamenti alla polizia municipale, i quattro per rissa. Nel pomeriggio di lunedì 15 giugno è poi arrivata la decisione della giudice, che non ha ravvisato questo reato. Fondamentali, ai fini della decisione, i filmati registrati dalle telecamere comunali.

Il caos successivo

Perini, dopo l’alterco, si era fiondato sui social prendendosela con «gli antagonisti comunisti». Accusando «Bottai e i suoi amichetti» di averlo picchiato, come rimarca anche oggi dopo la pronuncia del tribunale. «I nostri antagonisti comunisti, quelli che fanno politica – furono le sue parole – oggi si sono voluti incontrare con me, io li sfidavo a organizzare un incontro politico per parlare e per misurarci sui temi. L’hanno presa sul personale, perché temi non ne hanno e non sanno di cosa parlo. Hanno pensato bene di incrociarci fuori dal consiglio comunale per mettere le mani addosso. Io ero da solo contro Lenny Bottai e alcuni suoi amichetti un po’ lo tenevano e un po’ partecipavano. Come ho detto a Bottai, noi non abbiamo paura di misurarci. La nostra attività va avanti, più forte e non ce ne frega assolutamente nulla. Se la politica a Livorno si fa facendo sanguinare un avversario non c’è problema. Noi siamo pronti, a qualsiasi livello, ad andare avanti senza retrocedere sulle nostre idee, costi quel che costi, prima o poi si stancheranno anche di questi atti da fenomeni». «Durante la discussione è arrivato un energumeno che mi ha sferrato un pugno facendomi volare gli occhiali e il telefono (si riferisce a Baldini ndr) – le parole pochi giorni dopo di Bottai –. Io ho reagito e sono riuscito a immobilizzarlo, poi l’ho lasciato andare. Perini ha continuato a spingermi e a provocarmi. Io l’ho solo preso per un orecchio. Niente di più, come potranno dimostrare i filmati delle telecamere». L’ex pugile ha sempre ribadito questa versione dei fatti e ora, contattato dal Tirreno, sottolinea come a suo avviso sia stato Perini a non aver detto la verità su quanto accaduto l’ultimo giorno del 2019.

Le reazioni

Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, invece, ritiene di essere stato aggredito da Bottai e non esclude eventuali ricorsi in appello. «La sentenza conferma che la rissa non c’è stata. Io sono stato aggredito – spiega – e ho sporto denuncia per lesioni personali. Ora attendiamo le motivazioni del giudice». «È venuto fuori ciò che ho sempre detto», si limita a spiegare lo sportivo livornese. «Io e il difensore di Bottai – le parole dell’avvocato di Preziosi, Massimo Batini – abbiamo insistito sul fatto che la situazione fosse sfuggita di mano al Perini stesso, che aveva denunciato un fatto come politico. Nella fattispecie non era una rissa, ma una discussione avvenuta per precisare punti di vista contrastanti, a cui poi si è data una connotazione politica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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