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La decisione

Livorno, espulso e rimpatriato l'uomo che nel 2017 sfregiò l'ex moglie Giada Norfini

di Stefano Taglione
Giada Norfini, morta poco più di un anno fa
Giada Norfini, morta poco più di un anno fa

A distanza di nove anni, espiata la pena in carcere, il trentasettenne è stato accompagnato dalla polizia nel suo Paese d'origine. Il provvedimento firmato per motivi di sicurezza dal ministro dell'Interno

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LIVORNO. Alla Rosa, quasi dieci anni fa, aveva sfregiato l’ex moglie. È stato espulso dall'Italia e rimpatriato in Tunisia Aymen Gasmi – 37 anni, tunisino e per anni residente a Livorno – condannato per aver aggredito Giada Norfini nell’aprile del 2017. Un episodio che sconvolse l’intera città e che divenne uno dei casi simbolo della violenza contro le donne. Il provvedimento è stato firmato dal questore di Pisa Salvatore Barilaro – in particolare dall’ufficio immigrazione diretto dal vicequestore Claudio Cappelli, a Livorno già a capo della stessa divisione e prima ancora dell’ufficio prevenzione generale – subito dopo la scarcerazione dal carcere “Don Bosco”, dove aveva terminato di scontare una pena superiore ai dieci anni.

L’espulsione è stata disposta dal ministro dell'Interno per motivi di ordine pubblico. È stata considerata una persona caratterizzata da una «spiccata, attuale e concreta pericolosità sociale». Le autorità hanno evidenziato come Gasmi abbia accumulato nel corso degli anni numerose condanne definitive e diversi precedenti. Un quadro che, secondo gli uffici del Viminale, dimostrerebbe «una sistematica inclinazione a delinquere e un’indole violenta mai venuta meno nemmeno durante il lungo periodo trascorso in carcere».

Per questo, una volta liberato, è stato accompagnato alla frontiera aerea. Contestualmente gli è stato notificato un divieto di reingresso in Italia e nell’intera area Schengen per 15 anni. La sua storia era stata scritta dal Tirreno il 6 aprile 2017, dopo che tese un agguato all’allora ex moglie Giada Norfinideceduta purtroppo qualche tempo fa – sotto casa dei genitori della donna, alla Rosa. Lei, che aveva chiesto la separazione dopo una lunga serie di episodi di violenza e gelosia, stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa con le amiche. Gasmi la attese per ore. Quando la vide arrivare iniziò una discussione. La donna cercò rifugio in auto, ma lui sfondò il finestrino, recuperò una bottiglia di vodka e, dopo averla rotta, la colpì ripetutamente al volto e alla testa. Un’aggressione che lasciò la vittima in una pozza di sangue.

Giada riportò la frattura del naso, lesioni al viso, alla testa e agli arti, con una prognosi di due mesi. A salvarla i genitori, svegliati dal trambusto. Gasmi riuscì a fuggire, ma venne rintracciato e arrestato alla stazione di Genova Porta Principe. Era pronto a lasciare il Nord Italia con una valigia già pronta, documenti e denaro. Nel processo che seguì, venne condannato a oltre otto anni. Una vicenda che ebbe enorme risonanza per le testimonianze della vittima, che non esitò a raccontare il proprio calvario. L’espulsione è il frutto di un contributo della Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere ed è stata resa possibile grazie alla collaborazione con l’autorità diplomatico-consolare, con la magistratura, con le carceri e il Comune di Livorno.

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