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Livorno

Omicidio a Livorno, i primi risultati dell'autopsia: «Gambizzato al gluteo destro e poi finito»

di Stefano Taglione
Yilmaz Tas, ucciso a 30 anni
Yilmaz Tas, ucciso a 30 anni

Il colpo sparato alla testa, risultato fatale perché ha trapassato il cranio, è stato sparato da circa un metro. Non a bruciapelo

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LIVORNO.  Un colpo alla testa esploso da distanza ravvicinata, ma non a contatto diretto. Forse da un metro. E un secondo proiettile che, sparato sul gluteo destro, ha attraversato il corpo della vittima fino a fermarsi nella testa del femore sinistro. Gambizzandola. Sono questi i primi elementi emersi dall’autopsia sul corpo di Yilmaz Tas, il trentenne curdo di nazionalità turca ucciso nella serata di domenica 8 giugno al Castellaccio.

È stata eseguita martedì 9 giugno dal professor Marco Di Paolo all’istituto di medicina legale dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, al Santa Chiara. Il dato più rilevante riguarda il colpo mortale: il proiettile che ha raggiunto il cranio avrebbe provocato una lesione “passante”, compatibile con uno sparo ravvicinato ma non a contatto. Secondo quanto trapela dagli accertamenti, non si sarebbero riscontrati i segni tipici dello sparo “a bruciapelo”, come la classica esplosione dei tessuti dovuta ai gas e alla fiamma dell’arma. Un dettaglio che orienterebbe verso una distanza di tiro comunque molto ridotta, nell’ordine di un metro o poco più.

Il volto della vittima, inoltre, si presentava tumefatto e livido, ma non riconducibile – secondo le prime valutazioni – a una colluttazione. Un quadro che, spiegano gli specialisti, sarebbe invece compatibile con le conseguenze di un trauma grave e delle lesioni intracraniche alla base del cranio, tipiche di ferite da arma da fuoco alla testa. Il primo proiettile, quello che ha raggiunto il gluteo destro, ha seguito un tragitto interno particolarmente lungo, attraversando i tessuti fino a raggiungere il femore sinistro. Una lesione non letale in sé, ma coerente con una dinamica in cui la vittima sarebbe stata colpita prima alle gambe e poi finita sull’asfalto. Il foro d’ingresso del colpo mortale risulterebbe inoltre più “pulito” rispetto a quello tipico delle armi appoggiate al corpo, dove i gas di sparo provocano lacerazioni più ampie e caratteristiche.

Per la procura e la Direzione distrettuale antimafia di Firenze si tratta di dettagli tecnici che aiutano a ricostruire la dinamica dell’agguato avvenuto nel parcheggio del centro sociale “Fabrizio Gioli”, in via di Quercianella, che ha spezzato la vita del giovane curdo richiedente protezione internazionale in Europa. La sua famiglia, che si è affidata all’avvocato modenese Roberto Ghini, attende ora il nulla osta per il rimpatrio della salma. Tas, infatti, sarà sepolto nel suo Paese d’origine. Intanto gli accertamenti proseguono, mentre la Squadra mobile – diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli – continua a lavorare senza sosta sulle testimonianze rese dalle molte persone convocate in questura negli ultimi giorni come persone potenzialmente informate sui fatti e sui telefoni sequestrati, che potrebbero fornire risposte importanti almeno sui tabulati, insieme all’analisi delle celle telefoniche. 

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