Il Tirreno

Livorno

La storia

Livorno, si tatua sulla pelle le iniziali dei militari che lo salvarono durante l’alluvione: «Ora sarete sempre con me»

di Martina Trivigno

	I tre militari con Filippo Meschini una settimana dopo il salvataggio e il tatuaggio che Meschini si è fatto sul suo avambraccio
I tre militari con Filippo Meschini una settimana dopo il salvataggio e il tatuaggio che Meschini si è fatto sul suo avambraccio

Il tatuaggio di Filippo Meschini per i militari che lo soccorsero durante l’alluvione del 2017. L’ex parà Francesco Grasso: «Un’emozione, è la più grande medaglia della mia carriera»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Tre iniziali tatuate sulla pelle. Essenziali, quasi anonime, se non fosse per ciò che rappresentano: una notte di paura, una città travolta, e una vita che da quell’acqua è riemersa. Accanto, una data: 10 settembre 2017. Livorno, l’alluvione che in poche ore ha trasformato strade in fiumi e ha cancellato certezze, lasciando otto vittime e una ferita ancora viva nella memoria collettiva. Ora quelle tre lettere resteranno incise per sempre sull’avambraccio di Filippo Meschini, titolare della Ristobottega Tomei di Antignano. Non un gesto estetico, ma una scelta di appartenenza. Stanno per Victor Alfonso Scaccia, Francesco Grasso e Biagio Topa, i tre militari che quella notte lo tirarono fuori da una condizione che, in pochi istanti, era diventata sopravvivenza. Non ce la fece invece Martina Bechini, 34 anni, con cui Meschini era sposato da appena due mesi.

Un modo per dire grazie

«Le vostre iniziali sulla pelle, insieme alla data di quella notte, sono il mio modo per dire grazie per avermi salvato la vita. A Livorno avrete sempre casa», ha scritto Meschini. Tra quei nomi torna oggi la voce di Francesco Grasso, all’epoca 36 anni, militare dell’8° Reggimento Genio guastatori paracadutisti Folgore. Oggi è un ex militare: il 28 marzo scorso, dopo 27 anni con indosso la divisa, si è congedato dall’Esercito e ha ricominciato a Verona, dove ha avviato un’impresa di termoidraulica. Ma Livorno, dice, non è mai rimasta davvero alle spalle. «Ricordo tutto: ogni dettaglio di quella notte, ogni particolare - racconta - . Ricordo ogni salvataggio, fino ad arrivare a Filippo Meschini. Quella notte non si dimentica, resta addosso per sempre, anche quando cambi vita e lasci la divisa». Il suo racconto non ha la distanza della rievocazione, ma la densità di chi non ha mai archiviato ciò che ha vissuto. L’acqua che non era soltanto sopra ma anche sotto, le correnti che rendevano instabili i ponti, la sensazione di una città che cambiava forma minuto dopo minuto. «Non era una situazione controllabile - sottolinea - . Non c’era spazio per ragionamenti lunghi: dovevi decidere e agire». In quelle drammatiche ore - in cui hanno perso la vita otto persone - il compito non era soltanto soccorrere, ma anche contenere il caos. Bloccare accessi, coordinarsi, tentare di impedire che la situazione degenerasse ulteriormente.

Il salvataggio di Filippo

«Ho attraversato i ponti sopra una tavola da surf - prosegue nel racconto l’ex parà - . Era l’unico modo per restare agganciato, per non essere trascinato via dalla furia dell’acqua. In quel momento non esisteva altro che cercare di resistere e aiutare chi era in difficoltà. Non abbiamo mai cercato medaglie o riconoscimenti. Spesso non sono arrivati, ma non è per quello che si fa questo lavoro». Poi c’è il momento che oggi ritorna con forza inattesa: il salvataggio di Filippo Meschini. Una corsa contro il tempo, un intervento che ha lasciato un segno indelebile in più di una vita che ha ripreso il suo corso senza che nulla fosse più come prima. Ma il tempo, a volte, separa e ricuce in modo imprevedibile. «Quando ho visto il tatuaggio con le nostre iniziali sulla pelle di Filippo, mi sono emozionato fino alle lacrime - prosegue Grasso - . Ho rivisto tutto. In un istante è tornato tutto quello che credevo di aver lasciato indietro».

«Il privilegio di salvare vite umane»

Oggi la sua vita ha preso un’altra direzione: il congedo dall’Esercito, il passaggio a una professione civile, e un percorso personale segnato anche da momenti difficili e da una rielaborazione profonda. «La divisa l’ho tolta dal corpo, ma ciò che mi ha insegnato resterà con me per il resto della mia vita. - sottolinea - . Non rinnego nulla del mio passato, anzi ne vado orgoglioso. L’Esercito mi ha insegnato il senso del dovere, del sacrificio, dell’onore e della disciplina. Ho avuto il privilegio di salvare vite umane e di servire qualcosa di più grande di me. Porto con me ciò che ho imparato, comprese le cicatrici. E Livorno e quella notte restano sempre con me». Eppure, proprio nel gesto di Meschini, qualcosa si ricompone. Non una celebrazione, ma una restituzione silenziosa. Un modo per dire che ciò che è accaduto non è scivolato via con l’acqua. «Il tatuaggio di Filippo è la più bella medaglia della mia carriera e mi ha lasciato senza parole - aggiunge l’ex militare - . È in momenti come questo che si comprende il vero valore di ciò che si è fatto, non per i riconoscimenti, ma perché si scopre di aver lasciato un segno positivo nella vita di qualcuno. Mi piacerebbe che testimonianze come questa potessero essere di esempio per i più giovani, perché ricordano che servire con onore, umanità e spirito di sacrificio non è mai tempo sprecato. Nonostante tutto, ho sempre creduto in ciò che facevo e, ad oggi, il gesto di Filippo mi ha ricordato il perché». Adesso restano tre iniziali accompagnate da una data e una notte che a Livorno non è mai rimasta soltanto un ricordo. E oggi, sull’avambraccio di Filippo Meschini, quelle tre lettere continuano a dire la stessa cosa: che quella notte, a Livorno, la gratitudine ha trovato un modo per restare. Oltre le distanze, anche dopo la paura.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano

Elezioni comunali 2026

Elezioni in Toscana, ballottaggi: ad Arezzo Comanducci (cdx) è sindaco. Viareggio: vince Sara Grilli

di Redazione web
Speciale Scuola 2030