Livorno, medico va in pensione e diventa "bagnino": «Aiuterò chi va in mare coi miei cani». Il ricordo più bello? «Di una signora che non rideva mai...»
Il dottor Riccardo Falaschi sarà impegnato in servizi di salvataggio in spiaggia. Il ricordo più bello? Durante una visita nell’ultimo giorno di lavoro
LIVORNO. Ogni mattina, Teresa e Annie, 13 e 5 anni, aspettano Riccardo Falaschi. Loro sono due splendide golden retriever, compagne inseparabili di allenamenti, nuotate e attività di volontariato.
Venerdì scorso, per il dottor Falaschi, 71 anni, è stato l’ultimo giorno di ambulatorio come medico di famiglia dopo 35 anni. E ora che è in pensione sarà (anche) al mondo del salvamento cinofilo che dedicherà gran parte del suo tempo. Sia chiaro, il suo non è un addio alla medicina: continuerà con l’attività di libero professionista come psichiatra.
Ma la chiusura dell’ambulatorio da medico di base segna la fine di un lungo capitolo professionale e umano e al tempo stesso un nuovo capitolo. «Teresa ha iniziato subito a fare attività di salvataggio in acqua – racconta dalla spiaggia dei Tre Ponti – e da allora sono 13 anni che nuotiamo insieme, d’estate e d’inverno, perché l’addestramento non si ferma mai. Con i cani si crea un rapporto speciale: lavorando insieme si approfondisce il legame. È qualcosa di diverso dall’avere semplicemente un cane da passeggio».
Le due golden fanno parte della Scuola italiana cani salvataggio (Sics), una realtà solida che non si occupa soltanto di sicurezza in mare. «Da nove anni portiamo avanti progetti nelle scuole – prosegue Falaschi – . La settimana scorsa eravamo in una Rsa. Cerchiamo di unire l’attività di salvataggio a una presenza sociale che ci restituisce davvero tante soddisfazioni».
Da medico e da psichiatra, Falaschi conosce bene anche il valore degli animali nel benessere delle persone. «Gli effetti benefici degli animali domestici sullo stress e sulla salute sono scientificamente dimostrati – sottolinea – . Però bisogna essere consapevoli che un cane è un impegno importante. Va conosciuto, compreso e seguito con responsabilità».
Chi lo conosce sa che la passione per i cani non è mai stata una parentesi: ha accompagnato per anni una carriera iniziata nel 1981, quando si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università di Pisa. Iscritto all’Ordine dei medici di Livorno dal dicembre dello stesso anno, nel 1988 ha conseguito la specializzazione in Psichiatria e nel 1991 è diventato medico di famiglia. E da quel momento sono trascorsi 35 anni accanto ai suoi assistiti: una professione fatta di visite, ascolto e presenza costante nella vita delle persone. «È stato un grandissimo impegno, ma anche una fonte continua di soddisfazioni professionali e umane – ricorda – . Quando ho lasciato l’ambulatorio ho ricevuto dimostrazioni di affetto e di stima che non mi aspettavo. Mi hanno davvero commosso. Va detto, però, che negli anni il lavoro è profondamente cambiato. La trasformazione più grande è arrivata con il Covid: lavorando a distanza si è sviluppato il sistema della messaggistica, che poi è rimasto e si è ampliato. È diventato uno strumento importante ma anche molto impegnativo da gestire».
Tra i tanti ricordi accumulati in una carriera lunga oltre tre decenni, uno degli ultimi è anche uno dei più intensi. «Nel mio ultimo giorno ho visitato una signora di 97 anni che non rideva mai – spiega – . A un certo punto mi ha guardato, mi ha fatto un sorriso meraviglioso e mi ha dato un bacio sulla guancia. È stata un’emozione fortissima».
Un’emozione che si aggiunge a quelle vissute in tanti anni di professione e di volontariato. «Riccardo – sottolinea Salvo Gennaro, responsabile Sics Toscana – rappresenta, insieme ai suoi golden Teresa e Annie, un punto di riferimento per le nuove generazioni di unità cinofile. Nelle sue azioni efficaci e discrete dimostra ogni giorno cosa significhi davvero prendersi cura del prossimo».
E forse è proprio questa la chiave della sua storia. Per una vita ha aiutato le persone indossando il camice bianco. Adesso continuerà a farlo attraverso la psichiatria e il volontariato, con Teresa e Annie al suo fianco. Perché la voglia di prendersi cura degli altri non va mai in pensione.
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