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Livorno, implode l’alleanza di centrodestra: alla fine Guarducci esce

di Juna Goti
I consiglieri Alessandro Guarducci e Costanza Vaccaro
I consiglieri Alessandro Guarducci e Costanza Vaccaro

Il candidato sindaco uscito sconfitto contro Salvetti: «Resto all’opposizione con Forza Italia, ma fuori da questo contesto fallimentare» 

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LIVORNO. Alla fine è successo: l’alleanza di centrodestra in consiglio comunale è scoppiata. Non che fino a oggi fosse stato tutto rose e fiori, ma il 27 maggio l’ex candidato sindaco, e non l’ultimo degli eletti, ha detto basta: «Mi tiro fuori da questo fallimentare contesto antipolitico». Così Alessandro Guarducci ha annunciato che resterà all’opposizione e continuerà a rappresentare Forza Italia, ma senza più alcun vincolo di coalizione con i gruppi consiliari di Lega e soprattutto di Fratelli d’Italia (si legga Alessandro Perini e Marcella Amadio), che lo avevano appoggiato da civico nel 2024.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un emendamento proposto proprio da Perini e Amadio all’atto per l’istituzione del nuovo garante comunale degli anziani a cui Guarducci lavorava da tre anni. Un emendamento per chiedere cosa? Che questa nuova carica fosse incompatibile con «la partecipazione ad organismi dirigenti nazionali, regionali, provinciali o comunali di partiti, movimenti politici, organizzazioni sindacali o associazioni di categoria». «Un emendamento di buonsenso», copiato da altri nazionali, lo descrive Perini, che batte sul punto che chi fa il garante «non deve avere un altro padrone». Lui è anche pronto a votare l’istituzione «a patto che sia una figura autonoma, indipendente, perché questo chiediamo ai garanti, di essere liberi, sennò non possono fare bene il loro lavoro, non si possono avere due padroni, giocare il primo tempo nel Pisa e il secondo nel Livorno, o essere il giorno prima sul giornale come sindacalisti e quello dopo come garanti».

Fin qui, dirà chi legge, niente che possa far pensare a un patatrac. Invece c’è un grande non detto che aleggia sul dibattito e che fa calare il silenzio in sala: Elisa Amato, segretaria comunale di Forza Italia, è anche la garante comunale degli animali. Incarico (a titolo volontario, non ci sono compensi) che scadrà proprio tra pochi mesi, a novembre: è chiaro che aprire all’incandidabilità di ha incarichi politici finirebbe per sbarrare la strada anche ad Amato. Nessuno lo dice apertamente, ma tutti lo sanno. Tra l’altro proprio tra Perini e Amato negli ultimi mesi ci sono stati scontri che hanno avuto strascichi legali.

Allora il capogruppo Pd Piero Tomei stuzzica: «A Pisa dicono che se vuoi fare le chiocciole devi far piovere... cosa votate? Il vostro candidato sindaco fa ancora parte della coalizione o no?». Perini non ci gira tanto intorno: se il suo atto non sarà accolto, uscirà dall’aula senza votare la proposta Guarducci.

Carlo Ghiozzi (Lega) da una parte ringrazia Guarducci per aver previsto una modifica al regolamento che gli aveva chiesto in commissione, dall’altra annuncia che voterà a favore anche dell’atto di Perini, «visto lo spettacolo indegno sul garante dell’infanzia in Regione, dove è stata presentata una persona che non aveva i requisiti, solo per dare una mazzetta elettorale a uno dei trombati...».

Di tutt’altro avviso Costanza Vaccaro (Alternativa popolare): alle ultime elezioni è stata avversaria di Guarducci, da candidata sindaca di Bandecchi, ma oggi è la consigliera che più difende la posizione e la proposta del forzista, quasi la migliore alleata. Quando prende la parola attira l’attenzione del consiglio proprio perché dal punto di vista politico ribalta la visione di Perini: rivendica la militanza che lei come altri ha fatto nei partiti, invita a non considerare una discriminante questo tipo di esperienza, e «se la politica arriva a mettere la faccia su un’eventuale persona da nominare come garante, lo fa con una doppia responsabilità».

Così ecco il momento di Guarducci e le parole del ciaone, in gran parte lette, quindi meditate: «In questi anni ho sempre votato a favore degli atti presentati dalle forze di centrodestra, di cui sono stato orgogliosamente candidato sindaco due anni fa, avversario del sindaco Salvetti. Ho sempre votato a favore anche quando nutrivo dubbi. L’ho fatto per senso di responsabilità, per rispetto degli impegni assunti e per lealtà verso il progetto comune che ritenevo più importante delle posizioni individuali. Ma oggi sento il dovere di dire basta. Voterò contro questo emendamento e mi dispiace sinceramente che una parte della destra abbia tentato di mettersi di traverso, platealmente, a un atto presentato da un consigliere della sua stessa maggioranza». Lapsus: voleva dire minoranza. «Io non posso più condividere una politica fatta di ripicche personali, rancori, egoismi, accuse volgari e sospetti continui. Una politica autoreferenziale che non guarda al bene comune e perde di vista il valore del gioco di squadra. C’è chi preferisce perdere le elezioni pur di prendere una preferenza in più. E allora voto no all’emendamento di Fdi e da oggi per me si apre una nuova stagione politica: nella mia piena autonomia e libertà di opinione, scelgo di tirarmi fuori da questo fallimentare contesto antipolitico, resterò all’opposizione, continuando ad esercitare il mio ruolo con coerenza, dignità e responsabilità, solo nei confronti dei livornesi». Dai banchi del centrosinistra si leva l’applauso. Alla fine in molti gli stringono la mano.

Per la cronaca: la proposta di Guarducci è passata con 26 favorevoli e nessun contrario o astenuto. Ghiozzi ha votato a favore sia dell’emendamento Perini che della proposta Guarducci. Il centrosinistra, Livorno Popolare, con Camilla Barontini, e M5S con Daniele Esposito hanno votato sì al garante e no all’atto di Perini. Pietro Panciatici (Bl), Lucia Grassi e Andrea Morini (Primo polo) sono usciti per protesta, «contro questo teatrino su argomenti che invece hanno un valore». A destra non c’è, per lavoro, Alessandro Palumbo, che raggiunto dal Tirreno dirà in modo diplomatico che lui avrebbe fatto come Ghiozzi, «avrei votato sì a tutto, anche alla versione del regolamento non emendata». L’avvocato Andrea Dinelli esce dall’aula con Perini, ma con la faccia scura: «Sono uscito per non peggiorare la situazione, mi dispiace che come centrodestra non si riesca ad essere uniti, su una cosa come il garante si poteva trovare una quadra...». Ieri circolava la voce di un suo possibile passaggio al gruppo misto, lui ha smentito.

Amadio, eletta a Firenze, era assente. Ma appena finito il consiglio ha inviato una nota a doppia firma con Perini, una nota parlante già dall’oggetto: “Fdi su farneticazioni Guarducci”. «Prima ha chiesto i voti al centrodestra – hanno scritto – e poi ha finito per attaccare chi lo ha votato, Guarducci si è rivelato il vero cavallo di Troia di Salvetti dentro la nostra coalizione». E ancora: «Durante l’ultima seduta Pd, Avs e lo stesso sindaco lo hanno applaudito ripetutamente. Un’immagine che vale più di mille dichiarazioni e che fotografa il punto di arrivo della sua parabola politica».

E pensare che la seduta si era parte con un invito del consigliere con più esperienza, Enrico Bianchi (Pd), alla concretezza. «Vi leggo una mail che mi ha inviato mio paziente anziano: “Nel 2026 tutto è diventato una app, ma chi ha costruito il Paese con le mani si ritrova analfabeta in casa propria”. Anche di questo si dovrà occupare il garante...». l
 

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