Livorno, permessi antincendio facili: Mazzotta reintegrato nei vigili del fuoco a Bologna
L'ingegnere coinvolto nell'inchiesta per corruzione, concussione e riciclaggio ha lasciato i domiciliari e, su sua richiesta, ha ripreso servizio nei pompieri. Trasferito in Emilia Romagna con nuove funzioni
LIVORNO. Giuseppe Mazzotta è stato reintegrato nei vigili del fuoco. L’ingegnere sessantunenne di San Casciano di Cascina (nel Pisano), coinvolto nella maxi-inchiesta della procura di Livorno sui presunti “permessi antincendio facili”, è stato riassegnato in servizio, su sua richiesta, al comando provinciale di Bologna, dove svolge un incarico analogo rispetto al passato, pur con funzioni differenti rispetto a quelle ricoperte prima dell’indagine coordinata dalla pubblico ministero Antonella Tenerani. Nella caserma di via Campana il funzionario era responsabile dell’ufficio prevenzione incendi.
L’inchiesta
Mazzotta, originario di Lecce e difeso dall’avvocato pisano Riccardo Taverniti, nei mesi scorsi ha lasciato gli arresti domiciliari, disposti come misura di custodia cautelare dopo la scarcerazione. È indagato per corruzione, concussione, istigazione alla corruzione e riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta delegata alla Squadra mobile della polizia di Stato, diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli. Secondo l’ipotesi accusatoria, tutto ruoterebbe attorno a un presunto sistema di agevolazioni e corsie preferenziali per il rilascio di autorizzazioni e certificazioni antincendio. Un anno fa, nascosti nel sottotetto della mansarda, gli agenti gli avevano sequestrato «170mila euro suddivisi in 12 mazzette composte da banconote da 100 e 50, a loro volta custodite in una scatola di cartone da scarpe», come riportato dagli atti. Le indagini sono tuttora in corso e il procedimento è in attesa di chiusura, con la procura che, salvo clamorose sorprese, formulerà le richieste di rinvio a giudizio. Il reintegro del funzionario, in ogni caso, non ha niente a che fare col processo: sospeso a metà stipendio perché impossibilitato a lavorare a causa delle restrizioni alla libertà imposte dal tribunale, una volta revocate ha chiesto di poter tornare nei pompieri ed essendo innocente fino a prova contraria, visto che il procedimento penale non è ancora concluso, gli è stato concesso.
Gli indagati
Oltre a Mazzotta risultano indagati l’ingegnere livornese Alessandro Scheveger, 48 anni, l’imprenditrice labronica del settore antincendio Cristina Solari, di 60 e capo dell’omonima società di installazione di sistemi di prevenzione, e il quarantaseienne Lei Zhang, attivo da anni nella nostra città nell’ambito dell’import-export. Tutti e tre, quasi un anno fa, agli albori dell’inchiesta avevano risposto alle domande del giudice durante l’interrogatorio di garanzia, fornendo chiarimenti che avevano poi portato il gip a respingere le richieste di misure cautelari avanzate nei loro confronti dalla procura. Nel registro degli indagati anche Augusto Russo, 66 anni ed ex responsabile dell’ufficio prevenzione incendi del comando provinciale dei vigili del fuoco di Genova; Leo Bongini, di 59, dipendente dell’Asl Toscana nord ovest residente a Volterra; Lorenzo Benotto, suo collega in servizio per l’azienda sanitaria e tecnico della prevenzione di 37 anni, residente a San Giuliano Terme e nato a Pisa; Alessandro Centelli, geometra sessantacinquenne e vigile del fuoco volontario di Collesalvetti; Alessio Marco, di 52, libero professionista e pompiere volontario al Crocino; l’elbano Alberto Bastreri, perito ottantatreenne di Portoferraio; la moglie settantanovenne Graziella Petucco, imprenditrice isolana nell’ambito delle forniture alberghiere; l’ingegnere Giulio Passarini, 48 anni, di Follonica e nato a Roma; il perito Gabriele Lucentini, 45 anni, di Scarlino, sempre nel Grossetano; l’ingegnere livornese Roberto Canessa, 62 anni; il geometra Alessandro Bernardeschi, 59 anni; l’architetto ed ex assessore all’ambiente del Comune di Cecina Gabriele Bulichelli, 55 anni; l’imprenditore Massimo Faverzani, 59 anni; il perito livornese Enrico Tribioli, 79 anni, l’ingegnere livornese (ed ex guardalinee in Serie A) Giorgio Niccolai, di 58. Ma non solo. Coinvolti anche i familiari del funzionario: Lorenzo e Laura Mazzotta, 24 e 27 anni e residenti a Cascina, la compagna Daniela Pepe, cinquantacinquenne livornese. Poi l’imprenditore pratese Luciano Lucarini, 80 anni, la dipendente della Comet Simona Luconi, 49 anni e residente a Carmignano, nel Pratese; l’imprenditore livornese Luca Menicagli, 65 anni, il gestore di discoteche, nonché titolare di bar e pasticcerie, Simone Gonnelli, livornese di 58, l’albergatore elbano quarantaquattrenne Cesare Farina – chiamato in causa in veste di proprietario, attraverso la società Orange House, del Camping Lacona Pineta, originario di Monza e residente nel comune di Capoliveri – gli imprenditori isolani Massimo e Raffaella De Ferrari, di 75 e 70 anni, a capo dell’omonimo gruppo alberghiero che comprende anche il noto Hermitage della Biodola, nonché il titolare dell’hotel Granduca di Livorno, il settantanovenne Giovanni Vignoli.
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