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Livorno, la storia di Valentina Guarneri: dal Liceo Classico al vertice dell’oncologia mondiale – «Era il mio sogno professionale»

di Franco Marianelli

	Valentina Guarneri, presidente del Women for Oncology
Valentina Guarneri, presidente del Women for Oncology

Classe 1974, figlia di Giuseppe, per decenni colonna degli Spedali Riuniti: è stata nominata presidente di Women for Oncology

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LIVORNO. Già dai tempi del liceo classico alla fine degli anni Ottanta, Valentina Guarneri maturò un’idea precisa per il suo futuro: avrebbe fatto il medico e si sarebbe poi impegnata nella difficile lotta contra il cancro, specializzandosi in oncologia.

La nomina di presidente

Quel percorso formativo, iniziato sui banchi del Niccolini Guerrazzi e proseguito all’università di Pisa, ha portato la dottoressa livornese in giro per il mondo fino a diventare un’oncologa affermata a livello internazionale e primaria dell’Oncologia 2 dell’Istituto oncologico veneto Irccs, professore ordinario di Oncologia all’Università di Padova e da pochissimo anche presidente di Women for Oncology, l’associazione che da dieci anni sostiene le oncologhe italiane, promuovendo leadership femminile, formazione e innovazione nella cura dei pazienti. «Già dalla tesi con la quale mi sono laureata era evidente quale fosse il mio sogno professionale: "Chemioterapia ad alte dosi con trapianto autologo di cellule staminali nel carcinoma mammario metastatico"», racconta Guarneri, classe 1974 e figlia di Giuseppe, proctologo e per decenni colonna degli Spedali Riuniti. «Le donne faticano a proporsi per i ruoli apicali», commenta Guarneri a proposito del suo ultimo incarico, formalizzato durante l’evento "Donne che curano 2026" svoltosi alla Camera dei Deputati. «L’impegno sarà quello di consolidare e sviluppare ulteriormente iniziative capaci di rappresentare e sostenere professionisti, pazienti e caregiver, promuovendo al tempo stesso la parità di genere e una visione della cura sempre più inclusiva e condivisa».

L’importanza della prevenzione

L’oncologia è una specialistica ancora prevalentemente maschile. «Le oncologhe si stanno facendo largo, ma diciamo che le donne si stanno distinguendo in tutta la Medicina a partire dalle laureate che sono più di sesso femminile. Mancano invece le donne nei ruoli di vertice: siamo passate dal 20% al 30% in dieci anni. Ma sono ancora poche, motivo per cui con l’associazione stiamo lavorando su formazione, mentoring e coaching». Guarneri lancia un messaggio importante a proposito della prevenzione: «È la prima forma di presa in cura di se stessi».

Ogni anno all’Istituto Oncologico Veneto arrivano ottocento nuove pazienti con un tumore alla mammella. «Accogliere le singole storie e individuare per ciascuno la miglior cura è il primo passo verso la guarigione, che molto spesso arriva se il cancro viene individuato allo stadio iniziale attraverso la prevenzione». Ecco dunque l’importanza centrale dell’adesione alle campagne di screening: «La mammografia è un esame sicuro dal punto di vista delle apparecchiature, il timore delle radiazioni è ingiustificato, richiede il minimo tempo ma è strategico. Diagnosticare in tempo ha indubbi vantaggi dal punto di vista della guaribilità, ma anche del tipo di intervento chirurgico e degli eventuali trattamenti. La fascia d’età coperta dallo screening del tumore alla mammella in Veneto ad esempio è quella tra i 45 e i 74 anni, dove abbiamo la maggior parte delle evidenze. Ma non ci dimentichiamo che il tumore può venire prima e anche dopo».

La carriera

Il percorso di Guarneri è stato costellato da tante esperienze professionali. Dopo la laurea ottenuta nel 1999 all’Università di Pisa, la dottoressa è volata negli Stati Uniti, in Texas, dove per sei mesi ha effettuato un importante tirocinio a Houston presso l’Anderson Cancer Center, uno dei migliori centri al mondo per la cura del cancro, per poi tornare in Italia e iniziare la sua attività professionale al policlinico di Modena. «Mi occupo da sempre di tumore della mammella, un filone su cui ho costruito gran parte del mio percorso di ricerca e d’accademia, anche con esperienze all’estero - racconta Guarneri -. Da cinque anni però, da quando dirigo l’Oncologia 2 dello Iov, ho esteso la mia ricerca ai tumori polmonari, ginecologici, al melanoma e a quelli a testa e collo».

Lavoro e vita privata

Il coinvolgimento emotivo per un medico è un aspetto sempre molto delicato. Per un oncologo forse anche di più. Com’è possibile conciliarlo con gli affetti e la vita privata? «Proteggo fermamente la mia vita privata - risponde Guarneri -. Il medico oncologo è un lavoro estremamente impegnativo perché coinvolge tanto dal punto di vista umano. Le emozioni ci sono, vanno gestite. E questo è un carico molto importante: se non lo lasci in ospedale e te lo porti a casa, ti condiziona molto il modo di relazionarti. Lavoro a Padova ma la famiglia è a Livorno dove vivono i miei e a Pisa, dove abito con mio marito, Lorenzo Ghiadoni, anche lui medico, dirigente della Medicina di Urgenza presso l’Azienda Ospedaliera Pisana e docente universitario e i miei cani Bob e Bach, che amo moltissimo. Quando torno a casa, il lavoro deve restare fuori, salvo emergenze. Se non metti confini, il burnout è in agguato: i nostri pazienti meritano medici al 1000% in forma e quindi staccare è sano e doveroso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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