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Scacchisti intossicati a Livorno, il ristoratore: «Il lotto di gamberetti era alterato»

di Stefano Taglione
Alcuni partecipanti al memorial "Franceschi" del gennaio scorso
Alcuni partecipanti al memorial "Franceschi" del gennaio scorso

Concluse le analisi dell’Asl, parla Gianni Calamita: «Venduto così e poi ritirato dal mercato. Io non ho alcuna colpa, l'ho acquistato in questo stato».

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LIVORNO.  «Come avevo annunciato, ho fatto analizzare quei gamberetti ed è emerso che facevano parte di un lotto alterato, poi ritirato dal mercato. L’Asl ha certificato come il problema fosse all’origine e che noi, con la nostra cucina, non abbiamo assolutamente colpa. Voglio ringraziare le tante persone che mi conoscono e che non hanno mai dubitato della mia onestà e delle mie capacità».

A parlare, dopo l’intossicazione degli scacchisti, è Gianni Calamita, il titolare del ristorante “Al Casolare da Gianni” di via degli Acquaioli, finito al centro delle polemiche nel gennaio scorso dopo il pranzo servito durante il memorial “Riccardo Franceschi”, un torneo di scacchi disputato in una scuola di danza di via Pian di Rota. I partecipanti, per pranzare, erano andati proprio da lui. Erano stati i circoli delle 64 caselle di Livorno e Pisa, gli organizzatori, a pattuire i menù convenzionati.

A distanza di settimane, la vicenda trova così una sua conclusione. Gli accertamenti del servizio di prevenzione igiene e sanità pubblica dell’azienda sanitaria, attivato su iniziativa dello stesso ristoratore, hanno infatti individuato l’origine del problema in una partita di gamberetti surgelati risultata non conforme e successivamente ritirata dal mercato dallo stesso venditore. Un passaggio decisivo che chiarisce quanto accaduto dopo quel pranzo che, per diversi scacchisti, si era trasformato in una notte difficile, tra crampi intestinali, malesseri diffusi e, nei casi più seri, il ricorso alle cure del pronto soccorso. «La segnalazione l’ho fatta io – spiega Calamita –. Sono andato personalmente all’Asl dopo che ero stato avvertito. Fino a quel momento non c’era stata alcuna comunicazione ufficiale. Ho chiesto che venissero effettuati tutti i controlli del caso e loro hanno prelevato i campioni degli alimenti». Da quelle analisi è emerso come la criticità fosse legata a un lotto specifico di prodotto, poi oggetto di provvedimenti a monte della filiera. «Era una partita viziata all’origine – prosegue –. Dove li avevo acquistati non si riforniscono più di quella marca».

Il pranzo convenzionato, organizzato nell’ambito del torneo di scacchi che aveva richiamato in città oltre cento partecipanti tra giocatori e accompagnatori, prevedeva un menù di pesce con risotto ai gamberetti e cozze ripiene. Proprio tra coloro che avevano scelto questa opzione si erano registrati i malesseri, mentre chi aveva optato per la carne non aveva accusato problemi. Tutti, subito dopo, in realtà si erano complimentati con Calamita per l’ottimo pranzo al prezzo di 20 euro.

Il giorno dopo erano arrivate segnalazioni da diverse zone della Toscana, in particolare dalla Versilia, con una bambina di dieci anni e un sedicenne finiti al pronto soccorso. Nessuno è mai stato in gravi condizioni. Il presidente del comitato regionale scacchistico toscano, Graziano Furlani, aveva raccontato di ore difficili durante la notte successiva al pranzo. «Non voglio fare polemiche – conclude Calamita –. Sono cose che purtroppo possono succedere. Io sono stato il primo danneggiato da questa situazione, ma sono sollevato che sia stata fatta chiarezza. La cosa più importante è che sia emersa la totale estraneità della nostra cucina». l


 

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