Livorno, «Vadano assolti anche Bernardeschi e Meini»: stupro dopo la discoteca. Il 23 aprile la sentenza
I due ragazzi sono imputati insieme a Mattia Lucarelli, Apolloni e Baldi per quanto sarebbe accaduto a Milano quattro anni fa. Hanno parlato le difese. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado
LIVORNO. «Il consenso al rapporto era stato manifestato in modo esplicito e non ci sono prove sufficienti per sostenere la responsabilità penale degli imputati». È su questa linea che si sono mosse le difese di Giacomo Bernardeschi e Gabriele Meini nell’ultima udienza del processo d’appello sulla presunta violenza sessuale di gruppo avvenuta a Milano nella notte fra il 26 e il 27 marzo del 2022. Nel pomeriggio di martedì 24 marzo, davanti ai giudici della corte d’appello meneghina, hanno preso la parola gli avvocati Giuseppe Ales e Margherita Benedini, parlando complessivamente per circa un’ora e chiedendo l’assoluzione anche per i loro assistiti, così come già fatto nei giorni scorsi dai legali degli altri tre imputati: Mattia Lucarelli, Federico Apolloni e Matteo Baldi, quest’ultimo l’unico non presente ieri nel capoluogo lombardo.
L’udienza in camera di consiglio si è quindi concentrata sulle ultime arringhe difensive, chiudendo le conclusioni. Ales, difensore di Bernardeschi, ha insistito sull’assenza di elementi che possano dimostrare una condotta penalmente rilevante da parte del suo assistito, così come Benedini per Meini. Sottolineate anche, a giudizio delle difese, le lacune investigative dell’inchiesta delegata alla Squadra mobile. La sentenza è attesa per il 23 aprile. Già nella precedente udienza gli avvocati Leonardo Cammarata e Francesca Nobili – difensori di Lucarelli (attualmente calciatore per la Pro Livorno Sorgenti), Apolloni (che milita nel Viareggio) e Baldi – avevano chiesto l’assoluzione per i loro assistiti, sostenendo che la giovane studentessa statunitense, oggi ventiquattrenne, non fosse in uno stato di alterazione da alcol tale da invalidare la volontarietà del rapporto. In subordine, per Lucarelli e Apolloni, era stata richiesta la riduzione della pena.
Il processo ruota proprio attorno a questo nodo: lo stato psico-fisico della ragazza. Secondo l’accusa, rappresentata dal procuratore generale che ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado, si trovava in condizioni di ubriachezza tali da non poter esprimere un consenso valido. I fatti risalgono alla notte fra il 26 e il 27 marzo del 2022, quando i cinque giovani livornesi conobbero la giovane all’esterno della discoteca “Gattopardo”, in via Piero della Francesca, a Milano. Dopo aver trascorso la serata insieme, si spostarono nell’appartamento all’epoca in uso a Lucarelli, figlio dell’ex bomber del Livorno Cristiano. È lì che, secondo l’accusa, si sarebbe consumata la violenza sessuale di gruppo, mentre per le difese si sarebbe trattato di rapporti consensuali.
In primo grado, il tribunale di Milano aveva condannato Lucarelli e Apolloni a tre anni e sette mesi di reclusione, Meini a due anni e otto mesi, mentre Baldi e Bernardeschi a due anni e cinque mesi. Tutti gli imputati hanno presentato ricorso in appello, portando il caso davanti alla corte. Nel frattempo, la presunta vittima ha raggiunto un accordo economico con gli imputati, uscendo dal processo come parte civile. Un risarcimento il cui importo resta coperto da riservatezza, ma che non incide sull’azione penale, proseguita d’ufficio. Con le arringhe difensive concluse, il procedimento entra ora nella fase decisiva. La corte il 23 aprile dovrà stabilire se confermare le condanne di primo grado o accogliere le richieste di assoluzione avanzate dai legali.
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