È morto Riccardo Griselli, addio al Renato Zero di Livorno: aveva 56 anni – Una vita di sorrisi e spettacoli
Chi gli è stato accanto racconta di un uomo che, anche nella malattia, continuava a pensare al benessere di chi gli stava vicino, trovando sempre il modo di sorridere, di ringraziare, di sdrammatizzare, rendendo più lieve perfino l’attesa e il peso delle ore in corsia
LIVORNO. Una comunità intera si stringe nel dolore per la morte di Riccardo Griselli, morto dopo aver lottato contro un tumore con una forza silenziosa, senza mai cercare clamore o compassione, ma con quella serenità ostinata e gentile che ha contraddistinto la sua vita. Un modo di essere che non lo ha mai abbandonato, nemmeno nei momenti più difficili, e che oggi resta come eredità morale per chi lo ha conosciuto.
Gli ultimi giorni in ospedale
Riccardo, 56 anni, era ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Livorno, dove le sue condizioni si erano progressivamente aggravate. Fino all’ultimo, però, è rimasto fedele a se stesso: capace di accogliere il dolore senza permettergli di spegnere la sua umanità. Chi gli è stato accanto racconta di un uomo che, anche nella malattia, continuava a pensare al benessere di chi gli stava vicino, trovando sempre il modo di sorridere, di ringraziare, di sdrammatizzare, rendendo più lieve perfino l’attesa e il peso delle ore in corsia.
La passione per la musica e lo spettacolo
Riccardo era conosciuto e apprezzato da molti per le sue serate musicali, per quella passione viscerale e autentica per la musica che lo portava sul palco a incarnare Renato Zero e ancora prima la “Tigre di Cremona”, Mina, agli inizi di un percorso artistico nato dal puro amore per lo spettacolo e dalla voglia di condividere emozioni. Non si limitava a cantare: Riccardo costruiva mondi. Si cuciva da solo i costumi, li immaginava nei dettagli, li adattava con pazienza al suo corpo e alla sua anima, trasformando ogni esibizione in un atto di verità e di dono, in cui metteva tutto se stesso senza riserve.
Le serate di karaoke e l’abbraccio degli amici
Le serate di karaoke con gli amici, poi, non erano mai semplici occasioni di intrattenimento. Erano momenti di incontro, abbracci collettivi, spazi di leggerezza in cui chiunque poteva sentirsi visto e accolto. In quei contesti Riccardo aveva la rara capacità di far sentire tutti parte di un gruppo, di creare un clima familiare, spensierato, in cui la musica prendeva il sopravvento e riusciva a cancellare, anche solo per qualche ora, le difficoltà, le preoccupazioni e le fatiche della vita quotidiana. «La sua era una bontà rara, concreta – racconta chi l’ha conosciuto e che ora piange la sua scomparsa –. Riccardo era altruista fino all’eccesso, capace di togliere a sé stesso pur di donare qualcosa agli altri, senza aspettarsi nulla in cambio. Ha vissuto la sua vita con coraggio e coerenza».
L’affetto degli amici e l’amore per gli animali
Neppure durante la malattia Riccardo è mai stato solo. Attorno a lui, fino agli ultimi giorni, ci sono stati gli amici di sempre che non lo hanno mai lasciato, raggiungendolo in ospedale, portando parole, ricordi, fotografie, carezze, cercando di regalargli ancora qualche attimo di spensieratezza e normalità.
Il ricordo della famiglia
Amava profondamente gli animali, e in modo particolare i suoi cagnolini Pietro e Nina, compagni fedeli di una vita segnata da grande sensibilità, attenzione e cura del prossimo. Riccardo lascia il fratello Alessio, la cognata Alessandra e una famiglia allargata fatta di amici, volti, storie e voci che oggi faticano a rassegnarsi alla sua assenza.
L’eredità di una presenza
E mentre la città si prepara a salutarlo, resta la consapevolezza che la sua presenza non si spegnerà con la sua scomparsa: continuerà a vivere nei ricordi, nelle canzoni cantate insieme e nei sorrisi condivisi.
