Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta

Livorno, i moduli di Fratelli d'Italia stampati in Comune nelle mani della polizia giudiziaria

di Juna Goti
I moduli di Fratelli d'Italia
I moduli di Fratelli d'Italia

Centinaia di fogli per il tesseramento prendono la strada della procura: saranno gli agenti della sezione interna della municipale a raccogliere gli atti e le informazioni. Il consigliere Alessandro Perini aveva spiegato: «Si possono usare come una specie di archivio, perché quando incontriamo le persone in ufficio chiediamo di compilare quel modulo perché abbiamo i dati per rimanere in contatto»

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LIVORNO. Passano nelle mani della polizia giudiziaria i moduli per il tesseramento a Fratelli d’Italia stampati a centinaia nella fotocopiatrice del Comune. Saranno gli agenti della sezione interna della polizia municipale a raccogliere gli atti e le informazioni da trasmettere alla Procura, che valuterà se esistono gli estremi per parlare di peculato.

Va avanti, quindi, la vicenda che è esplosa nell’ultima conferenza dei capigruppo e che ha portato all’apertura di un’istruttoria interna. Il Tirreno lo aveva raccontato giovedì 15 gennaio: dopo l’ultimo consiglio comunale di dicembre, nella stampante che si trova nel corridoio al primo piano del palazzo, e che è al servizio dei diversi gruppi consiliari, sono stati trovati pacchi di moduli da compilare per il tesseramento 2025 a Fratelli d’Italia. Quelli con la scritta “Restare coraggiosi”, che è appunto lo slogan dell’ultima campagna per iscriversi al partito di Giorgia Meloni, che anche a Livorno guarda verso un delicato congresso.

In municipio si è aperto un caso perché le apparecchiature che sono nell’edificio pubblico sono a disposizione dei consiglieri in quanto eletti: possono insomma essere usate a servizio della loro attività istituzionale e non per attività personali o di partito in senso stretto.

Così nel corso dell’ultima conferenza dei capigruppo il presidente del consiglio, Pietro Caruso (Pd), ha richiamo tutte le forze politiche a un uso corretto della strumentazione. E il segretario generale del Comune, Michele D’Avino, presente all’incontro, ha preso atto dell’anomalia, come l’ha poi definita, e ha disposto delle verifiche.

Sarà la polizia giudiziaria a raccogliere ora le informazioni del caso. A verificare, per esempio, se i fogli sono stati stampati da un computer del piano, quale e da chi. E a chiarire i numeri: nella fotocopiatrice sono stati trovati circa 150 moduli di partito, ma solo come coda di stampa. Il comando potrebbe essere stato dato per molte più copie, si ipotizza nell’ordine delle migliaia.

Nel frattempo sono accaduti due fatti degni di nota. Il primo: da uno dei rappresentanti di Fdi è arrivata in Comune una diffida a mettere mano alla strumentazione, ai computer, in uso ai consiglieri. La seconda: il consigliere comunale Alessandro Perini ha affidato a un video pubblicato sui social la sua versione dei fatti. Dice che Fdi è «sotto attacco» come «prezzo da pagare per chi porta avanti l’opposizione in città». Secondo lui «le schede di iscrizione si possono usare come una specie di archivio, perché quando incontriamo le persone in ufficio, quando le incontriamo perché hanno bisogno, chiediamo di compilare quel modulo perché abbiamo i dati e i contatti per rimanere appunto in contatto», «per poter spiegare l’attività che noi portiamo avanti in consiglio comunale» e «soprattutto si crea un legame per cui se queste persone hanno bisogno o vogliono farci una segnalazione siamo in contatto». Il modulo in questione, aggiunge, viene usato «perché è fatto molto bene, predisposto da Fratelli d’Italia, e contiene già tutte le clausole sulla privacy, la liberatoria sulla gestione dei dati sensibili e quindi per noi è comodo utilizzarlo, non ci vedo niente di male». Quindi alle persone che magari vanno nella stanza del gruppo in municipio per chiedere aiuto o fare segnalazioni viene chiesto di compilare il modulo dell’iscrizione al partito?


 

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