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L'intervista

Livorno, l’aggressione non ferma Giada, volontaria della Misericordia: «Risalirei subito in ambulanza»

di Stefano Taglione
A sinistra un'ambulanza della Misericordia di via Verdi, a destra Giada Filiè, la volontaria aggredita
A sinistra un'ambulanza della Misericordia di via Verdi, a destra Giada Filiè, la volontaria aggredita

Parla la soccorritrice della confraternita di via Verdi, "caricata" in piazza della Repubblica da una paziente: «Siamo abituati a essere maltrattati durante i servizi del 118 e ora serve più sicurezza. Spero che le istituzioni ci aiutino. Io sono demoralizzata, ma rinfrancata dai messaggi e dagli attestati ricevuti»

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LIVORNO. «Fosse per me tornerei in ambulanza esattamente in questo momento, perché nonostante la disavventura è ciò che voglio e che più mi manca. Avevo trascorso una mattinata bellissima quel giorno grazie ai servizi per il 118, conoscendo diversi anziani e facendo amicizia con loro, poi purtroppo sono stata letteralmente “caricata” da questa donna che, mentre ero al telefono con la centrale operativa dell’ospedale, mi è venuta addosso colpendomi al petto. Sono situazioni che demoralizzano molto, perché noi volontari ormai non operiamo più in sicurezza, ma devo dire che i messaggi di solidarietà ricevuti in questi giorni mi stanno dando tanta forza e mi fanno immensamente piacere».

Giada Filiè, nonostante la giovanissima età, per la Misericordia di via Verdi è una colonna. Una volontaria su cui fare affidamento senza indugi, una caposquadra che conclude ogni servizio col massimo risultato. Proprio lei, punto di riferimento per tutti gli altri soccorritori livornesi, mercoledì 14 gennaio in piazza della Repubblica è stata aggredita da una donna che lei e i suoi colleghi stavano cercando di aiutare. Era sdraiata a terra, in evidente difficoltà, poi si è destata e mentre la volontaria era in collegamento con la sala operativa ne ha purtroppo fatto le spese, ritrovandosi in pochi secondi a essere lei, soccorritrice di livello avanzato, ad aver bisogno delle cure dei sanitari, motivo per il quale è stata assistita al pronto soccorso.

Giada, come sta innanzitutto?

«Venerdì 16 ero abbastanza stressata, ma oggi (sabato 17 gennaio ndr) sto molto meglio. Purtroppo noi volontari, ormai, siamo abituati a essere maltrattati».

Cosa è successo quel giorno?

«Sembrava un soccorso come gli altri: il 118 ci aveva chiamato per una persona da assistere in piazza della Repubblica, motivo per il quale siamo partiti con l’ambulanza. Quando siamo giunti sul posto, abbiamo trovato una donna a terra. Il tempo di scendere dal mezzo e, dal pianto, è passata alla schizofrenia».

E poi l’ha aggredita.

«Ho preso il telefono per comunicare alla centrale operativa il cambiamento riscontrato, noi dobbiamo farlo sempre, è nostro compito. Sarà passata una frazione di secondo, poi ha preso la rincorsa e mi ha letteralmente “caricata”, colpendomi al petto».

Il motivo non si è nemmeno capito.

«Non c’è, ma parliamo di una persona in grossa difficoltà. Noi non abbiamo avuto nemmeno modo di poterci parlare, perché appunto eravamo appena arrivati. Vedendomi al telefono non so che cosa avrà pensato, magari temeva che stessi contattando le forze dell’ordine, invece stavo parlando con la centrale operativa del 118, come da protocolli».

All’ospedale, poi, c’è finita anche lei.

«Purtroppo sì, potrò rientrare mercoledì 21. Fino ad allora, essendo sotto infortunio, non potrò montare in ambulanza. Ed è un peccato, perché è la cosa che maggiormente desidero».

Negli ultimi tempi le aggressioni ai volontari stanno aumentando esponenzialmente.

«È qualcosa che va avanti da mesi, è vero. Da due anni, invece, ho notato che almeno un intervento su cinque riguarda persone in agitazione psicomotoria. È qui che rischiamo sicuramente di più e spero che quanto dichiarato dal nostro direttore generale, Gabriele Vannucci, possa essere da stimolo alle istituzioni per metterci in sicurezza. Noi, purtroppo, in sicurezza non stiamo operando più».

È demoralizzata dopo quello che è successo?

«Chiaramente sì, la demoralizzazione in questi casi c’è sempre. Io però so tirarmi su, sono forte e ho più esperienza di altri. Penso alle persone che hanno ultimato gli ultimi corsi in confraternita: se ci fossero stati loro al mio posto cosa sarebbe successo? Come l’avrebbero presa? Sicuramente avrebbero avuto più difficoltà a riprendersi e noi, come gruppo, avremmo rischiato di perdere dei volontari in aiuto della città. Non è giusto. In ogni caso, mi hanno fatto molto piacere i tantissimi messaggi di conforto che continuo a ricevere, sento la vicinanza di tutti, è bellissimo. Non solo dei confratelli della Misericordia, anche degli altri. Li ringrazio uno a uno».

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