Livorno, centinaia di tessere di partito stampate nella fotocopiatrice del Comune: bufera su FdI
I moduli lasciati nella macchina e il caso finisce all’attenzione dei capigruppo. Il segretario avvia le verifiche interne, il presidente richiama le forze politiche
LIVORNO. Alla guerra che si respira tra alleati nel centrodestra, ieri si è aggiunto un caso che ha tenuto banco per tutta la mattina in Comune e che potrebbe avere strascichi inaspettati. La storia è questa: nella stampante - fotocopiatrice che si trova nel corridoio al primo piano del palazzo, e che è al servizio delle diverse forze politiche, sono state trovate decine e decine di tessere di partito da compilare, o meglio moduli per fare il tesseramento. In tutto più di 150 fogli.
Nulla di strano, potranno pensare i non addetti ai lavori. In realtà per questo in municipio si è aperto un caso. Perché le apparecchiature che sono nell’edificio pubblico sono a disposizione dei consiglieri comunali proprio in quanto eletti. Detto in altre parole, possono essere usate a servizio della loro attività istituzionale, di rappresentanza dei livornesi nell’ente, e non per attività personali o di partito in senso stretto.
Non si sa al momento chi abbia stampato tutti questi moduli per il tesseramento. Non si sa se la stampa sia stata avviata da uno dei computer a disposizione dei consiglieri (qui si affacciano le stanze dei vari gruppi) o se si sia partiti da un singolo modulo fotocopiato per decine di volte. Certo è che le tessere da compilare sono di Fratelli d’Italia.
Il fatto è saltato fuori nel corso della conferenza dei capigruppo che ieri è stata convocata prima che si aprisse la sesta commissione. Stando a quanto è stato possibile ricostruire, il presidente del consiglio comunale, Pietro Caruso (Pd), ha messo sul tavolo il pacchettone di moduli ritrovati nella stampante e ha richiamo tutte le forze politiche, senza tanti giri di parole, a un uso corretto della strumentazione.
Nella stanza era presente anche il segretario generale del Comune, Michele D’Avino, che ha quindi disposto una serie di verifiche interne. Contattato dal Tirreno dopo la riunione, il segretario generale ha confermato che in generale «le strumentazioni in questione sono a servizio dell’attività istituzionale dei consiglieri e non possono essere usate per attività di partito».
«In conferenza dei capigruppo – ha evidenziato – mi sono limitato a prendere atto dell’anomalia, di cui non ero a conoscenza fino a quel momento, e ho chiesto di disporre verifiche, in modo da capire meglio la dinamica». «Una verifica puntuale su quanto accaduto – ha ripetuto – è doverosa». Il segretario ha preferito non aggiungere nulla ora sulle eventuali conseguenze di questa vicenda, «proprio perché siamo ancora in una fase di verifica»: «Se emergessero utilizzi non corretti, valuteremo le conseguenze. Ho appena acquisito anch’io questa informazione». «Certo – si è limitato ad aggiungere – è una situazione spiacevole e bene ha fatto il presidente del consiglio comunale a richiamare tutti sull’uso degli strumenti a disposizione».
Alla conferenza dei capigruppo non erano presenti esponenti di Fdi, chi per impegni di lavoro, chi per altri impegni politici o istituzionali (la capogruppo Marcella Amadio, per esempio, eletta in Regione, era impegnata a Firenze). I consiglieri di Fdi contattati dal Tirreno hanno preferito non entrare nella vicenda. Fa eccezione una battuta di Alessandro Palumbo: «Io non ho mai imparato neanche ad accenderlo quel computer…».
Fuori dal partito di destra ieri in parecchi hanno colto l’assist per far circolare il video dell’ultimo consiglio comunale, quando Alessandro Perini, parlando di altro, ovvero dei fondi riservati ai garanti, ha detto: a noi consiglieri «fanno le pulci», «ci viene fatto il conto quasi delle fotocopie che facciamo». Ma anche dentro Fratelli d’Italia si è ripresentata l’occasione per regolare qualche conto. «Premettendo che siamo sempre garantisti – è intervenuta in serata la dirigente nazionale di Fdi, Paola Nucci – se dopo le necessarie verifiche, verranno accertate violazioni da parte dei nostri consiglieri, è giusto che i responsabili siano puniti. Nel partito si dice che se uno sbaglia deve pagare il doppio e Fdi non accetta certi modi di fare».
