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Enogastronomia

Dall’Emilia-Romagna agli Usa, Casa Artusi racconta la cucina di famiglia

Evaristo Sparvieri
Dall’Emilia-Romagna agli Usa, Casa Artusi racconta la cucina di famiglia

La prima indagine americana dell’Osservatorio internazionale: per gli statunitensi la gastronomia italiana è soprattutto conforto, nostalgia e tradizioni familiari. L’Emilia-Romagna guida l’export agroalimentare verso Usa e Canada con oltre 692 milioni di euro nel primo semestre 2026.

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Bologna Negli Stati Uniti la cucina italiana è prima di tutto una faccenda di famiglia: tra i valori che le si attribuiscono, in cima alla lista, ci sono due parole che a tavola pesano più del sale: conforto e nostalgia. Lo dicono le anticipazioni della prima indagine statunitense dell’Osservatorio internazionale sulla cucina e il buongusto italiano, nuovo centro di ricerca e divulgazione istituito dalla Fondazione Casa Artusi in compartecipazione con la Camera di commercio della Romagna e con il contributo della Camera di commercio di Modena.

L’indagine completa sarà presentata il 26 ottobre a New York, a Eataly Downtown, da Filippo Pini, ricercatore del dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna.

L’evento

L’appuntamento rientra nella missione istituzionale della Regione Emilia-Romagna negli Stati Uniti e in Canada, dal 25 ottobre al primo novembre, guidata dalla sottosegretaria alla Presidenza Manuela Rontini e dall’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi, con il presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, Matteo Daffadà. In programma una degustazione di prodotti Dop e Igp coordinata da Casa Artusi, con una Marietta, una cuoca volontaria della Fondazione, l’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano e l’intervento di Eugenio Perrier, responsabile del Consorzio per il Nord America.

La ricerca

Gli statunitensi riconoscono la cucina italiana soprattutto nelle tradizioni familiari (40 per cento), nella trasmissione delle ricette tra generazioni (36), nei prodotti freschi e stagionali (35) e nella qualità e nell’origine degli ingredienti (33).

Tra i valori associati spiccano il conforto e la nostalgia (41 per cento), la passione e l’amore per il cibo (39), l’autenticità degli ingredienti (36) e l’importanza della famiglia e dei pasti condivisi (35). Anche oltreoceano, però, l’Osservatorio rileva una distanza tra il valore attribuito alla cucina italiana e la conoscenza del suo riconoscimento come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Il centro, di cui è responsabile scientifico Luca Falasconi, professore dell’Università di Bologna, studierà in modo permanente il valore culturale, sociale ed economico della gastronomia italiana: dalle tradizioni familiari alla trasmissione dei saperi, dall’innovazione alla sostenibilità, fino al rapporto tra alimentazione, salute e prevenzione dello spreco. I risultati saranno messi a disposizione di istituzioni, imprese ed enti di promozione turistica e culturale.

Le esportazioni

Secondo le elaborazioni di Art-Er su dati Istat, nel primo semestre 2026 l’Emilia-Romagna è la prima regione italiana per valore dell’export della filiera agroalimentare allargata verso Stati Uniti e Canada: oltre 692 milioni di euro, di cui 562,1 verso gli Usa e 130,3 verso il Canada. Nel conto non entrano soltanto prodotti agricoli, alimentari e bevande, ma anche macchine agricole e agrofarmaci.

«Gli Stati Uniti restano un mercato fondamentale per il nostro agroalimentare – dicono Rontini e Mammi – ma i dazi rischiano di rallentare la competitività delle imprese». Il Canada, aggiungono, «offre prospettive diverse: le esportazioni della filiera regionale continuano a crescere». Rontini e Mammi ricordano di aver destinato 25 milioni di euro, nel biennio 2025-2026, alla promozione internazionale delle 46 produzioni Dop e Igp regionali, che generano quasi 4 miliardi di euro di valore. «Dietro ogni Dop e Igp ci sono conoscenze, competenze e tradizioni che appartengono ai territori e alle comunità», sottolineano.

La missione

La tappa newyorkese partirà da Vinitaly Usa, il 26 e 27 ottobre, per la prima volta a New York dopo due edizioni a Chicago: l’Enoteca regionale porterà una delegazione di cantine. In tutto ne sono coinvolte 23, con i rappresentanti di Parmigiano Reggiano e Grana Padano Dop, Aceto Balsamico di Modena Igp, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e di Reggio Emilia Dop e olio extravergine di oliva Brisighella Dop. Poi Toronto e Montréal, con incontri con le istituzioni dell’Ontario e un confronto su possibili collaborazioni tra Casa Artusi e tre istituti canadesi di formazione culinaria e dell’ospitalità: il George Brown Polytechnic di Toronto, l’Institut de tourisme et d’hôtellerie du Québec e il Pearson Adult and Career Centre. La missione si collega alla XI Settimana della cucina italiana nel mondo.

Il Belpaese

E in Italia? Le rilevazioni dell’Osservatorio, condotte a dicembre 2025 e a luglio 2026, raccontano un attaccamento in crescita: chi si riconosce molto o moltissimo nello stile alimentare italiano passa dal 59 al 65 per cento, e sale dal 41 al 46 per cento chi ritiene che la cultura gastronomica italiana influenzi molto o moltissimo le proprie scelte, dalla spesa al consumo del cibo.

Al centro di questa identità ci sono le tradizioni familiari e i prodotti freschi e stagionali (75 per cento), seguiti da ricette e specificità locali (73), trasmissione delle conoscenze tra generazioni (70) e convivialità del pasto (67). Scende invece dal 91 all’82 per cento la quota di chi conosce il riconoscimento Unesco o ne ha sentito parlare. Come dire: la cucina la amiamo sempre di più, il diploma, un po’ meno. «Essere patrimonio significa monitorare ciò che siamo», osserva il presidente di Casa Artusi, Andrea Segrè. L’Osservatorio, aggiunge, nasce «non solo per celebrare, ma per capire. E per agire».  l

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