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Gattina stuprata, la lotta di Rosi per non morire: gli ultimi aggiornamenti e le indagini per trovare il mostro

di Redazione web

	La gattina Rosi
La gattina Rosi

La ferita riportata ha provocato una grave infezione settica, che richiede monitoraggio costante e terapie mirate

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Non è ancora fuori pericolo Rosi, la gattina del parco di Tor Tre Teste a Roma vittima di una violenza brutale lo scorso 24 marzo. A più di una settimana dal ricovero, il suo quadro clinico resta delicato e il percorso di recupero procede più lentamente del previsto. A confermarlo è Rocco Ferraro, consigliere di LNDC Animal Protection, che segue da vicino l’evoluzione del caso: «Sta combattendo con tutte le sue forze».

Un quadro clinico complesso

La micetta era stata soccorsa immediatamente dopo lo stupro e affidata alle cure dei veterinari della clinica CVS – Centro Veterinario Specialistico, dove è tuttora ricoverata. La sezione di Ostia della Lega Nazionale per la Difesa del Cane spiega che le condizioni dell’animale rimangono stabili, ma non ottimali: la ferita riportata ha provocato una grave infezione settica, che richiede monitoraggio costante e terapie mirate. Ferraro, nel suo aggiornamento del 29 marzo, ha sottolineato come ogni passo avanti sia ancora fragile: «Il recupero è più lungo e delicato del previsto. Ci sono piccoli segnali incoraggianti, ma Rosi resta sotto osservazione continua e non possiamo sciogliere la prognosi. Ha bisogno di tutto il nostro sostegno». Nel frattempo, da tutta Italia stanno arrivando offerte di aiuto, donazioni e messaggi di solidarietà.

La comunità sotto choc

L’aggressione ha profondamente colpito i residenti del quartiere, che in questi giorni si sono stretti attorno ai volontari e ai veterinari impegnati nelle cure. La speranza comune è che la gattina possa superare questa fase critica e trovare una nuova possibilità di vita.

Le indagini

Parallelamente, prosegue il lavoro dei carabinieri, che stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nell’area per risalire ai responsabili. L’obiettivo è individuare chi ha compiuto un gesto che ha indignato l’intera città. La richiesta che arriva da associazioni, cittadini e volontari è unanime: giustizia per Rosi, e soprattutto la certezza che episodi simili non possano ripetersi.

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