È morto Renzo Verdi: l’instancabile sindaco toscano che amava il calcio e la musica – Maremma e Amiata in lutto
Due volte primo cittadino di Santa Fiora, presidente dell’Asea e dell’Intercomunale insieme a Cristicchi fece conoscere il Coro dei Minatori all’Italia e al mondo
SANTA FIORA. Sindaco, e ancor prima assessore, ma anche leader del Coro dei Minatori (mitiche le “trasferte” a Sanremo e sul palco del Concertone del 1° Maggio), presidente dell’Asea e della società calcistica Intercomunale Santa Fiora, ideatore del festival Santa Fiora in Musica. Maremma e Amiata piangono la scomparsa di Renzo Verdi, 69 anni compiuti a ottobre, personaggio poliedrico capace di farsi amare dal mondo della politica, dagli ex colleghi amministratori e dagli avversari del calcio dilettantistico. L’intera comunità provinciale si è stretta domenica 29 marzo, nel giorno della morte, alla moglie Stefania e ai figli Alessandro e Priscilla. A Santa Fiora, paese che Verdi ha guidato per dieci anni, dal 2004 al 2014, è stato proclamato il lutto cittadino e lunedì 30 marzo alle 15 nella pieve delle Sante Flora e Lucilla si svolgerà la cerimonia funebre. Dal tardo pomeriggio di domenica 29 marzo, però, cittadini, tesserati della società, amici del Coro lo hanno salutato nella chiesa piccola di Bagnore.
I ricordi
Il primo a lasciare un ricordo è stato l’attuale sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi: «In questo momento di commiato si affastellano nella mente innumerevoli ricordi, episodi, esperienze. È difficile dar loro un ordine. Ha dedicato la sua vita all’impegno politico, ricoprendo i ruoli di assessore e vicesindaco nei mandati di Luigi Vencia e poi quello di sindaco. A lui devo tante cose: dall’avermi insegnato molto all’aver creduto in me. Nelle sue amministrazioni ha realizzato infrastrutture importanti, il teatro e il palazzetto dello Sport, che considerava essenziali per offrire servizi adeguati a una comunità che vuole guardare al futuro. Ha puntato sulla cultura come motore del turismo – aggiunge – e sulla collaborazione fra tutti i Comuni dell’Amiata, senza entrare in competizione ma pensando a una montagna unita nelle strategie da perseguire». Verdi ha portato questa visione lungimirante anche nel mondo delle imprese, come presidente dell’Associazione per lo sviluppo economico dell’Amiata, «sempre in prima linea nel proporre e nel pungolare istituzioni e imprese affinché si perseguissero strategie di sviluppo sostenibile capaci di tenere insieme tutto: dalla sanità alle strade, dalla tecnologia ai servizi. Si definiva orgogliosamente (e con modestia) operaio, profondamente legato alla sua azienda anche dopo la pensione, un’impresa vitale per il nostro territorio alla quale ha contribuito in modo decisivo a dare prospettive», chiosa Balocchi. L’onorevole Pd Marco Simiani in una nota ricorda Verdi come «un amministratore serio e appassionato, capace di interpretare la politica come servizio, con competenza e grande senso di responsabilità. Nel tempo ha saputo conquistare la stima dei cittadini, distinguendosi per la sua presenza costante e l’impegno verso il territorio. Ho condiviso con lui un lungo percorso politico, dai Democratici di sinistra al Partito democratico, apprezzandone sempre la dedizione e il forte legame con le aree interne e la montagna amiatina». Per il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini «ci ha lasciato una persona speciale, lascia una segno politico e affetti profondi su tutta l’Amiata; è stato un appassionato amiatino, uomo imponente non solo fisicamente ma anche in virtù della sua grande personalità. Ha saputo lottare e pensare, immaginare e agire per il futuro delle sue comunità e della sua terra». Per il Comune di Castell’Azzara Verdi fu «una figura di riferimento che ha servito con passione, senso di responsabilità e autentico attaccamento alla propria terra. Il suo impegno, umano e pubblico, lascia un ricordo che va ben oltre i ruoli che ha ricoperto». Il Coordinamento del Pd dell’Amiata Grossetana lo definisce «amministratore di lungo corso ma prima di tutto amiatino innamorato della sua terra». L’Intercomunale Santa Fiora, piange il suo presidente: «Era il punto di riferimento, guida e uomo di grande cuore. La sua passione, dedizione e l’amore per questi colori resteranno per sempre parte della nostra storia; non è stato solo un presidente, ma un esempio per tutti: dentro e fuori dal campo, sempre presente, sempre pronto a sostenere squadra e comunità». Hanno fatto sentire la loro vicinanza anche l’Atletico Piancastagnaio, l’Associazione Calcio Amiata e il Campagnatico Arcille.
La grande avventura del Coro
«L’energia e la positività di Renzo Verdi erano contagiose e hanno cambiato tante vite». Lo ricorda così Antonio Pascuzzo, musicista, cantautore, art director, che ha condiviso una parentesi speciale nella vita dell’ex sindaco con il Coro dei Minatori e Simone Cristicchi: la partecipazione al Festival di Sanremo, il Concertone del 1° Maggio a Roma, la Notte della Taranta e altre uscite pubbliche, che fecero balzare il paese amiatino sulla scena nazionale. «Ci siamo conosciuti il giorno del mio 40° compleanno, in un agriturismo a Santa Fiora – ricorda – insieme ad amici musicisti. Renzo Verdi, il sindaco di allora, si presentò. E quella sera nacque una grande intesa. Dopo qualche tempo venne a trovarmi con il Coro del Minatori con una grande intuizione. Sapeva che mi occupavo di musica e che avrei potuto aiutarlo a realizzare un progetto impossibile anche da pensare e immaginare; lui ci ha creduto, perché era un simbolo del suo paese». Sabato 21 marzo Pascuzzo era a Santa Fiora a salutare per l’ultima volta l’amico Renzo: «Sapevo che non stava bene, non volevo non avere l’occasione di salutarlo: e il più ottimista tra noi era sempre lui. Parlando mi sono tornate alla memoria momenti belli. Grazie a Verdi, Santa Fiora ha vissuto una primavera inattesa. Dieci anni in cui ci furono la televisione, il Festival di Sanremo 2010 nella serata dei duetti e il tour 2009, con “Volevo le bambole” che diventò una hit internazionale, ma anche le cose che accadevano lì, “Senti che Fiora”, “CantaFiora”, eventi che, senza la sua intuizione, non ci sarebbero stati. Pensate che un ragazzo di Santa Fiora, che lavorava nei festival, oggi è il direttore di produzione di Achille Lauro, è uno degli amici di Alessandro Verdi». Per Pascuzzo, Verdi era «una pacca sulla spalla, un bicchiere di vino, una cantatina, ma questo sua parte esteriore nascondeva dei contenuti: voleva fortemente fare cose belle e c’è riuscito. In quegli anni, ogni volta che facevamo una cosa ce ne succedeva un’altra. È stata un’esperienza collettiva straordinaria, condivisa con tante persone, come Simonetta Grechi, un pilastro di quel momento». La svolta il giorno in cui Pascuzzo ospitò il Coro dei Minatori nel suo locale romano, The Place. Tra il pubblico anche Simone Cristicchi. «Ogni volta che ci vedevamo con Renzo succedeva sempre qualcosa e Cristicchi è stato contagiato da tutto questo: l’ha visto e ha avuto la lungimiranza di crederci subito. “Questi come li hai conosciuti?”, mi chiese. Tutti i mercoledì parto da Roma per fare le prove con loro. “Mercoledì prossimo io sono con te”, rispose Cristicchi. Serena Dandini, prima di registrare chiamò il cameraman e disse “Questi registrameli pure quando stanno al bar”. Era la forza di quel gruppo e Renzo – chiosa – era il leader».
