Buoni pasto, cosa cambia nel 2026 e per chi aumentano: tutte le novità
La misura, inserita nella legge di bilancio, innalza il limite entro cui i ticket non vengono considerati reddito imponibile e quindi non sono soggetti né a contributi né a tasse
Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore una novità che potrebbe tradursi in un piccolo aumento quotidiano per milioni di lavoratrici e lavoratori: la soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto elettronici passa da 8 a 10 euro. La misura, inserita nella legge di bilancio, innalza il limite entro cui i ticket non vengono considerati reddito imponibile e quindi non sono soggetti né a contributi né a tasse. L’intervento, però, non garantisce automaticamente buoni pasto più ricchi per tutti. La norma stabilisce soltanto che fino a 10 euro al giorno non si paga alcuna imposta, ma lascia alle aziende la libertà di decidere se aumentare o meno il valore dei ticket.
Come si è arrivati all’aumento
Il governo era già intervenuto sul tema nel 2024, introducendo un tetto alle commissioni applicate dalle società emettitrici, misura poi entrata in vigore nel settembre 2025. Quell’intervento aveva riguardato soprattutto gli operatori del settore, senza effetti diretti sui dipendenti. Nel corso del 2025, però, dal mondo delle imprese è arrivata una richiesta più ampia: alzare la soglia di esenzione per i buoni elettronici. La manovra 2026 ha accolto la proposta, portando il limite a 10 euro.
Quanto vale l’aumento
L’innalzamento della soglia può tradursi in un vantaggio economico non trascurabile. Considerando una media di circa 230 giornate lavorative all’anno, due euro in più al giorno significherebbero circa 450 euro netti aggiuntivi per ogni dipendente che riceve buoni pasto al massimo del valore esentasse.
Chi potrà beneficiarne
La novità riguarda esclusivamente i buoni pasto elettronici. Per i ticket cartacei, infatti, resta in vigore il limite molto più basso di 4 euro al giorno. La scelta di favorire il formato digitale risponde anche a esigenze di tracciabilità e controllo fiscale. Resta però un punto fondamentale: nessuna azienda è obbligata ad adeguare il valore dei buoni pasto al nuovo tetto. La decisione rimane nelle mani dei datori di lavoro, pubblici e privati. Secondo Anseb, l’associazione che riunisce le società emettitrici, la platea potenzialmente interessata dalla misura arriva a 3,5 milioni di dipendenti, di cui circa 700mila nel settore pubblico.
Le scelte delle imprese faranno la differenza
L’aumento della soglia esentasse potrebbe diventare uno strumento competitivo per le aziende che vogliono rendere più attrattivi i propri pacchetti retributivi, soprattutto nei settori dove la ricerca di personale qualificato è più intensa. Due euro in più al giorno possono rappresentare un incentivo concreto. Per capire quanti lavoratori beneficeranno davvero della novità, però, bisognerà attendere le decisioni delle singole imprese nei prossimi mesi.
