Un’estate da temperature record, notti sempre sopra i 20 gradi dal 19 giugno: «E dovremo abituarci». Cosa aspetta la Maremma dopo il grande caldo
Il Consorzio Lamma nella “Giornata mondiale dei fiumi”: «Mai così tanto caldo dal 2003». Anomale anche le “notti tropicali”, le previsioni per l’autunno
GROSSETO. Un’estate con 79 giorni su 92 sopra i 30°C, 17 oltre i 36 e notti tropicali praticamente senza tregua dalla seconda metà di giugno. E adesso, con un mare ancora molto caldo, la prospettiva è quella di un autunno con temperature sopra la media, più umido e potenzialmente più piovoso. È la fotografia scattata da Roberto Costantini, responsabile delle sede grossetana del Consorzio Lamma, sull’estate 2026 in Maremma e presentata alla centrale idroelettrica di San Martino durante la Giornata mondiale dei fiumi.
Il progetto
’iniziativa, promossa dall’associazione Kansassiti, dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Nord e dall’Atlante delle rive, con il coinvolgimento del Lamma e dell’associazione Alcedo, è stata pensata per mettere al centro l’ “oro blu”: l’acqua, osservata attraverso un intreccio di dati scientifici, ma anche attraverso la memoria il rapporto emotivo con il territorio e l’arte. Ai saluti hanno partecipato, tra gli altri, l’assessora all’ambiente del Comune di Grosseto Erika Vanelli, il presidente del Consorzio di Bonifica Federico Vanni e il presidente del Parco della Maremma Simone Rusci. Tra l’altro la giornata, che ha visto analoghe iniziative in altre città italiane, assume un ulteriore valenza in quanto quest’anno cade il 60° anniversario dell’esondazione dell’Ombrone del 4 novembre 1966.
Un episodio a tratti dimenticato fuori dalla Maremma, vista la concomitanza con l’alluvione di Firenze; ma ancora vivo nelle menti, viste le vittime e i danni ingenti alla città. A tal proposito, durante la giornata è stato ricordato Renato Pollini, il sindaco della ricostruzione, attraverso la testimonianza della figlia Eva. Insomma, la giornata di ieri ha voluto ricalcare l’approccio dell’Atlante delle rive, il progetto lanciato un paio di anni fa dall’attore Marco Paolini per far dialogare competenze scientifiche e tecniche con arte, poesia e memoria.
Ma se il passato racconta cosa l’acqua è stata capace di fare, i numeri dell’estate appena trascorsa mostrano quanto sono cambiate le condizioni climatiche.
Le anomalie
Costantini parte dalle anomalie registrate in Toscana: «Per le temperature minime siamo stati 2,7°C sopra la media, mentre per le massime l’anomalia è stata di 3,5°C. Se poi prendiamo periodi di riferimento più vicini, a seconda delle zone arriviamo anche a scarti tra i 3 e i 4°C». Il paragone corre inevitabilmente al 2003, l’estate del caldo eccezionale, che pure presenta differenze importanti. «Nel 2026 abbiamo avuto 31 giorni sopra i 35°C, mentre nel 2003 erano stati 14. E anche le notti tropicali sono state più frequenti». Il punto secondo Costantini è la direzione intrapresa dalle temperature: «Vediamo un andamento in crescendo. Negli anni Novanta eravamo intorno ai 28°C, oggi siamo oltre i 30».
I dati
Grosseto non è da meno. La media delle temperature massime estive del periodo 1971-2000 era di 29,1°C. Nell’estate appena trascorsa si è arrivati a 33,7. «Nel periodo 1991-2000 eravamo già a 30,5°C. Ma soprattutto tutti gli anni successivi al 2020 hanno valori superiori anche all’ultima media disponibile, al punto che il valore medio calcolato sugli anni 2021-2026 è pari a 32°C». Ancora più impressionante è guardare il trimestre estivo giorno per giorno. «Su 92 giorni per 79 siamo stati sopra i 30°C di temperatura massima. Significa l’86% dei giorni estivi. E abbiamo avuto quattro periodi, anche piuttosto lunghi, sopra i 34°C». C’è poi una soglia che fino a pochi anni fa rappresentava quasi un’eccezione: «In passato i giorni sopra i 36°C praticamente non si verificavano. Quest’anno a Grosseto ne abbiamo avuti 17».
E di notte…
Il problema però non finisce al tramonto. Proprio le temperature notturne, le cosiddette “notti tropicali”, sono una delle caratteristiche dell’estate 2026. La media delle minime del periodo 1971-2020 era di circa 16°C, mentre quest’anno è arrivata a 21,3. «Il rischio – dice Costantini – è che dobbiamo abituarci a temperature notturne che difficilmente scendono sotto i 20°C. Dal 19 giugno in poi abbiamo avuto praticamente sempre notti tropicali, quindi superiori ai 20°C. Soltanto in tre episodi, e per periodi molto limitati, siamo scesi sotto quella soglia. Spesso invece siamo rimasti anche sopra i 22».
Costantini fa una considerazione senza mezzi termini: «Secondo me la mitigazione in questo momento è fallita. Gli interventi per andare in controtendenza, dalla riduzione dei combustibili fossili alla diminuzione della CO2, non sono stati fatti oppure non sono stati sufficienti. E comunque la mitigazione ha tempi di ritorno molto lunghi, parliamo almeno di decenni».
L’esperto: la riflessione
Per questo, secondo l’esperto, non resta che agire subito sull’adattamento. «Dobbiamo pensare a maggiori alberature in città, da progettare come vere e proprie opere infrastrutturali, intervenire sulle opere idrauliche, come la luce dei ponti, l’altezza degli argini, le casse di espansione; tutte opere che fino a ieri venivano progettate in un certo modo e che oggi devono invece tenere conto di quello che stiamo osservando e di quello che ci aspettiamo nel prossimo futuro». Vale soprattutto per le precipitazioni estreme: «Le reti dei canali del Consorzio devono essere pronte a intercettare eventi che oggi possono raggiungere il loro picco in appena tre ore. L’adattamento deve diventare uno degli obiettivi perseguiti dalle amministrazioni». Perché paradossalmente il problema non è tanto quanto piove. «A livello toscano non vediamo una grande variazione nella quantità complessiva dell’acqua precipitata nel corso dell’intero anno. Quanto pioveva nel 1950 è sostanzialmente paragonabile a quanto piove oggi».
Semmai a cambiare è la concentrazione delle precipitazioni. Prendendo gli eventi con almeno 40 millimetri caduti in un’ora, tra il 1950 e il 2025 ne sono stati registrati 22, ma 11 si sono concentrati nel solo ventennio 2006-2025. «Può succedere che in un punto non piova praticamente nulla e a dieci chilometri di distanza cada una quantità enorme d’acqua».
Come è successo ad esempio nella notte nel 25 agosto, con episodi localizzati di oltre 40 millimetri in un’ora. E difficilmente prevedibili: «Non sono fenomeni a grande scala, possono essere autorigeneranti e sono molto difficili da prevedere. Possiamo sapere che esistono le condizioni perché accadano, con il mare caldo e temperature dell’atmosfera elevate; ma stabilire se succederà a Braccagni oppure a Grosseto è molto più complicato».
L’autunno e non solo
E adesso? «Non si può più ignorare che il cambiamento climatico c’è già stato e continuerà. Pensare che già negli anni Novanta, al corso del mio maestro professor Maracchi, si parlava di tropicalizzazione e di mutamenti climatici». Gli occhi sono quindi puntati sui prossimi mesi. «Il mare è ancora molto caldo e abbiamo condizioni che possono favorire una maggiore umidità atmosferica. Dobbiamo considerare che un grado in più nell’atmosfera può significare circa il 7% in più di contenuto di umidità». Difficile fare previsioni, precisa Costantini: «Viste queste condizioni, possiamo aspettarci un autunno più caldo della media e forse anche più piovoso, sempre che non cambi qualcosa nella circolazione a livello globale».
Proprio sulla necessità di programmare ha insistito il presidente del Cb6 Vanni nei suoi saluti. «È stata un’estate difficile per l’agricoltura», ha spiegato portando l’esempio dei suoi 32 ettari di vigneto, dove la produzione è risultata inferiore del 50%. «Siccità prolungate e precipitazioni violentissime si alternano, mettendo in difficoltà aziende che già faticano a produrre reddito. E senza reddito si chiude». Da qui secondo il presidente del Consorzio la necessità di pianificare e realizzare invasi.
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