Estorsione a un’anziana sventata grazie alla vicina
Castiglione della Pescaia, un 36enne è stato arrestato dai carabinieri
Castiglione della Pescaia. «Mamma, aiutami. Ho investito una donna incinta e i carabinieri mi hanno arrestato. Prepara denaro e gioielli per pagare la cauzione, tra poco vengono a ritirare tutto».
Indovinato di cosa si tratta? Di un raggiro, l’ennesimo. Fortunatamente sventato (stavano per prendere il volo 650 euro in contanti e quasi 8mila in gioielli – l’anziana in questo caso deve ringraziare la vicina) e concluso con un arresto. Una tipologia di estorsione ad anziani comparabile a quella per la quale c’è stata una maxioperazione coordinata dalla Procura di Padova di cui abbiamo dato notizia ieri: ma questo arresto, avvenuto a Castiglione, non ha nulla a che vedere con quelle indagini della guardia di finanza, in Maremma c’è stata solamente una contemporaneità di eventi che ha generato un equivoco del quale ci scusiamo.
Qui il tutto viene circoscritto a un solo episodio. Almeno tre le persone coinvolte: l’arrestato, un 36enne della provincia di Caserta, e le almeno due persone che avevano intrattenuto l’anziana al telefono. È su di loro che si concentrano adesso le indagini: chi lo aveva incaricato? Perché è lampante che alle spalle ci sia un’organizzazione, l’episodio non può essere attribuito a una sola persona. L’arrestato resta comunque in carcere, su disposizione del giudice Marco Mezzaluna.
Il fatto risale alla tarda mattinata di mercoledì. A casa della 92enne era squillato il telefono fisso: «Siamo i carabinieri, sua figlia ha causato un incidente…» Il solito copione, insomma. Per farla tornare libera, i finti carabinieri avevano chiesto diecimila euro. A rendere più credibile la messinscena, era intervenuta nella stessa telefonata una voce femminile: una donna che si era fatta passare come figlia dell’anziana e tra le lacrime l’aveva supplicata di raccogliere il denaro per la cauzione.
«Prepari denaro e gioielli e metta tutto in una busta» aveva poi specificato il falso carabiniere: «Quanto ha raccolto?» aveva chiesto più tardi il sedicente maresciallo, dal momento che la 92enne aveva fatto presente di non avere a disposizione tutta la somma che le era stata richiesta per far tornare in libertà la figlia; l’uomo al telefono si era fatto anche specificare i tagli delle banconote e la descrizione dei gioielli. Non solo: si era fatto dare dall’anziana il suo codice fiscale e aveva dettato alla donna, sempre più angosciata, un codice che lei avrebbe dovuto dire al (finto) carabiniere che sarebbe passato di lì a poco per il ritiro: una garanzia, insomma, si fa per dire. «Lasci il telefono in linea e vada nel cortile».
Ecco, proprio l’averla fatta uscire fuori dall’abitazione si è trasformato nell’àncora di salvezza per l’anziana: perché una vicina l’ha vista in quel cortile, stravolta, e avendo capito quello che stava accadendo ha dato l’allarme. L’anziana è tornata in casa per attendere il finto carabiniere, che ha suonato al citofono proprio mentre una pattuglia dell’Arma era arrivata per farsi spiegare dalla vicina cosa era avvenuto nel dettaglio. Il 36enne è entrato nell’abitazione tenendo in mano il cellulare in modalità viva voce, arrivava forte e chiara la voce del finto maresciallo che stava intimando la consegna. I militari (veri) lo hanno fermato con la busta in mano.
Sembra che l’uomo abbia detto di essere stato incaricato nel suo paese solo del ritiro di un pacco, un servizio che gli sarebbe stato pagato in seguito con mille euro, e che ne ignorava il contenuto. Non avrebbe saputo dare indicazioni su chi lo aveva incaricato. La versione non avrebbe convinto il giudice che ha quindi deciso per la convalida e per la misura cautelare del carcere, evidentemente anche in considerazione della possibilità che l’indagato possa commettere di nuovo estorsioni o truffe.
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