«Aggredita vicino ai cassonetti»: per l’imputato giudizio immediato
Grosseto, il gip accoglie la richiesta della Procura. Per Mory Sidibe niente udienza preliminare
GROSSETO. Non ci sarà udienza preliminare per Mory Sidibe, il cittadino originario della Guinea finito in carcere perché ritenuto responsabile di un tentativo di violenza sessuale risalente all’aprile scorso.
La Procura ha chiesto il giudizio immediato – una possibilità prevista quando la prova appare evidente e non sono ancora trascorsi novanta giorni dai fatti contestati – e il gip, riscontrando la presenza dei requisiti di legge, ha fissato la prima udienza direttamente davanti ai giudici del collegio, per ottobre.
Tentata violenza sessuale e lesioni sono le accuse delle quali deve rispondere l’uomo, 37 anni, senza fissa dimora, adesso detenuto nel carcere di Prato.
L’episodio risale al 20 aprile, intorno alle 21,30.
Secondo l’imputazione, Sidibe avrebbe voluto compiere atti sessuali con la donna, 56enne, che era scesa in strada per gettare l’immondizia.
Una volta richiusi i cassonetti e una volta ripresa la strada per tornare a casa, la donna si sarebbe accorta della presenza di un gattino, in prossimità di un cancello.
Aveva spiegato di aver ritenuto che anche l’uomo identificato poi per Sidibe fosse interessato all’animale e così non si sarebbe preoccupata più di tanto del fatto che lui si fosse avvicinato.
Tutto era cambiato quando la donna si era accorta, scorgendo il movimento con la coda dell’occhio, che l’uomo si sarebbe slacciato la cintura dei pantaloni e, sopra i vestiti, si sarebbe toccato i genitali.
A quel punto la donna aveva cercato di allontanarsi.
Sidibe le avrebbe appoggiato le mani sulle spalle facendola cadere a terra, spingendola con forza.
Seduto sopra di lei, avrebbe cercato di tapparle la bocca con le mani mentre la donna avrebbe cercato di divincolarsi.
Era riuscita comunque a gridare e la sua voce era stata sentita da chi abita nelle vicinanze.
Una donna aveva capito ciò che stava succedendo e aveva urlato «lasciala stare, allontanati», altri erano scesi in strada.
Sidibe, sempre secondo la ricostruzione dell’episodio, a quel punto si sarebbe alzato e si sarebbe allontanato.
La Procura contesta le aggravanti dell’orario e del luogo isolato.
Sidibe è accusato anche delle lesioni causate alla donna, un trauma policontusivo con stato d’ansia derivati da un’aggressione con sospetto tentativo di violenza sessuale, era stato scritto nel referto dell’ospedale (21 i giorni di guarigione).
Sidibe era stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.
Al giudice che lo aveva interrogato nel carcere di via Saffi con l’ausilio di un’interprete aveva parlato di un semplice malinteso, smentendo l’ipotesi della tentata violenza sessuale: quando lui si era avvicinato, la donna si sarebbe spaventata cadendo a terra, lui avrebbe provato ad aiutarla mentre i pantaloni erano slacciati perché mancava il bottone.
Argomentazioni che non avevano convinto il giudice Giuseppe Coniglio, che aveva ravvisato anche un pericolo di fuga all’estero visto che l’uomo è un senza fissa dimora con permesso di soggiorno scaduto (per il quale aveva chiesto da poco il rinnovo), nonché un pericolo di reiterazione del reato: l’uomo, secondo le forze dell’ordine, nei giorni precedenti sarebbe andato incontro a un’involuzione comportamentale, essendo stato identificato per diversi reati (pur non avendo precedenti penali).
Anche il fatto che non si conoscesse con la donna era stato ritenuto un elemento di particolare gravità, che aveva indotto la Procura della Repubblica a ritenere concreto il pericolo di fatti analoghi qualora Sidibe fosse stato rimesso in libertà.
Il 37enne era stato poi visto confuso (anche dai testimoni sul luogo della presunta aggressione), pur non essendovi al momento elementi per ritenerlo insano di mente.
Era quindi stata disposta la custodia in carcere.
Quella sera si erano precipitate in via Prile le pattuglie di carabinieri e polizia, oltre che i soccorsi del 118.
Erano state raccolte le dichiarazioni dei vicini di casa e di coloro che erano accorsi in strada, entrate a far parte del fascicolo insieme al verbale di sopralluogo in via Prile.
GROSSETO. «Ho visto lei a terra e lui sopra. Con una mano le bloccava la bocca, con l’altra si era slacciato i pantaloni. Ho iniziato a gridare e lui si è irrigidito. Sono corsa subito in strada, all’inizio c’erano almeno altre due persone», aveva detto una delle testimoni.
Visionate anche le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona circostante, così da poter ricostruire quanto avvenuto quella sera nel modo più completo possibile.
Erano anche stati sequestrati degli indumenti.
Ritenuto il quadro completo, essendo emersi elementi sufficienti a ritenere la prova evidente, la Procura ha chiesto il giudizio immediato.
E così Sidibe, assistito d’ufficio dall’avvocato Roberto Ginanneschi, dovrà comparire direttamente in dibattimento. La donna è assistita dall’avvocata Paola Pippi.
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