Lavorare con oltre 35 gradi: le strategie delle aziende della Versilia per proteggere i dipendenti più esposti al caldo
I racconti dal lapideo al florovivaismo: come ci si protegge tra creme, ombrelloni e acqua
VIAREGGIO. A lavorare si inizia prima. Alle 7 del mattino. Qualcuno anche alle 6. Poi, nelle ore centrali, non si sta all’aperto. Si rimodula l’organizzazione in modo che le operazioni da fare necessariamente all’esterno – che sia nel settore lapideo o in quello florovivaistico, giusto per fare un paio di esempi – si svolgano nelle ore più fresche. In ogni caso non mancano cappellini, creme ad alta protezione, ombrelloni per fare ombra e soprattutto tanta, tantissima acqua.
Il grande caldo, con temperature superiori ai 35°, è entrato a gamba tesa e porta le aziende a rivedere i propri tempi per salvaguardare il benessere di tutti. «Da ora e fino alle 16 è un inferno», conferma Agostino Pocai, presidente di Cosmave, che raccoglie 50 aziende versiliesi del settore lapideo. Quando risponde a Il Tirreno è l’ora di pranzo, l’ora peggiore. «Ci sono leggi che vietano l’esposizione oltre determinate temperature, poi agli operatori di cava o dei piazzali si devono fornire adeguate protezioni come creme e ombrelloni per ripararsi».
Tutte cose che avvengono nelle aziende. Poi si cerca di aggirare il caldo con orari diversi, partendo prima la mattina e fermandosi nel pomeriggio. Nella sua azienda, ad esempio, si inizia alle 6. Soprattutto, serve «il buon senso che dovrebbe farla sempre da padrone. Nella mia azienda – spiega Pocai – ci siamo organizzati in modo che i carichi vengano fatti solo fino alle 12, per quanto possibile. Certo, ci sono delle regole e noi le seguiamo, ma al di là di quelle è importante fare attenzione». Ecco quindi che sono stati installati degli ombrelloni per creare zone d’ombra, senza contare l’importanza di un’idratazione costante.
Lo stesso avviene nell’azienda versiliese, sempre nel settore lapideo, Amg. Contro il caldo, spiega il titolare Carlo Da Prato, «organizziamo l’orario di lavoro dalle 7, anziché dalle 8, e forniamo confezioni di acqua a volontà». Di solito le operazioni all’esterno si concentrano nei momenti più freschi della giornata, «ma – sottolinea Da Prato – sono rare. L’attività del nostro laboratorio si svolge per la maggior parte in ampi spazi con copertura coibentata. In ogni caso, se bisogna uscire, applichiamo le normali predisposizioni di buon senso, ovvero cappellini e zona d’ombra».
Accorgimenti anti – calura sono stati introdotti ormai da tanti anni anche nell’azienda Carmazzi a Torre del Lago, che si occupa di piante in vaso. Stavolta si parla di florovivaismo, un altro settore “esposto” al solleone.
«Per quanto ci riguarda ci sono delle direttive da rispettare, ma anche se non ci fossero le avremmo adottate ugualmente per il benessere di tutti, sottolinea il titolare Marco Carmazzi. Titolari che tra l’altro lavorano fianco a fianco con i collaboratori, tra i 10 e 12 a seconda del periodo dell’anno. «Chi vuole portare il cappello – spiega Carmazzi – lo indossa, ma la modifica maggiore è che non lavoriamo fuori nelle ore calde: solo un po’ la mattina presto, fino alle 9-9, 30, e poi ci ritorniamo dopo le 16, 30». La loro attività per il 95% «è sotto serra, e dunque in ambienti ombreggiati, con schermi protettivi o imbiancature che non lasciano passare i raggi ultravioletti in modo diretto», precisa Carmazzi, erede del suo bisnonno, che nacque quando c’erano ancora i Borbone e i primi mezzadri con le case coloniche.
A sollevare il tema caldo e lavoro è Coldiretti, che sottolinea come le condizioni climatiche estreme facciano «schizzare notevolmente i rischi derivanti dall’esposizione nelle ore più calde come colpi di calore, svenimenti, disidratazione ed altri malori, tanto da aver reso necessario anticipare di quattro settimane la pubblicazione dell’ordinanza regionale che vieta fino al 31 agosto il lavoro all’aperto nei settori agricolo, florovivaistico – edile e lapideo nella fascia oraria 12, 30 – 16 nei giorni in cui le mappe di rischio indicano un livello di allerta “Alto”». Per questo Coldiretti Toscana ha accolto positivamente il via libera del Consiglio dei Ministri alla cassa integrazione in caso di sospensione di attività per caldo, una misura richiesta dall’organizzazione agricola. «I titolari delle aziende lavorano fianco a fianco ai loro lavoratori. Quando è caldo nei campi non ci stai. La tutela della salute viene prima di tutto», spiega Coldiretti Toscana.
Una misura senz’altro positiva, ma «al momento – commenta Da Prato – non applicabile nella nostra zona e per le nostre attività. Siamo sempre a contatto con l’acqua e penso che una rimodulazione oraria e delle attività possa bastare per lavorare comunque al meglio. Diverso il caso di chi lavora proprio nelle cave, sotto il sole cocente, o altri settori, come fonderie o attività metallurgiche».
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