Il Tirreno

Grosseto

Il patteggiamento

«Mio marito sta guidando ubriaco, aiutatemi sono a bordo con lui». Grosseto, il caso finisce in tribunale

di Pierluigi Sposato
«Mio marito sta guidando ubriaco, aiutatemi sono a bordo con lui». Grosseto, il caso finisce in tribunale

L’uomo - un 63nne abitante nella zona nord della provincia - ha patteggiato la pena, da scontare con lo svolgimento di lavori di pubblica utilità

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FOLLONICA. «Aiuto, mio marito sta guidando l’auto ma è ubriaco». Più o meno queste le parole pronunciate al telefono una sera dell’estate scorsa da una donna poco più che 56enne, in viaggio con il marito nella zona nord della provincia.

Cosa è successo

Preoccupata o forse proprio spaventata delle conseguenze che un simile stato di ebbrezza avrebbe potuto avere - per l’incolumità propria e degli altri - si era rivolta ai carabinieri. Che erano intervenuti, avevano trovato l’auto e l’avevano fermata prima che potesse accadere qualsiasi cosa, sottoponendo ad alcoltest il conducente: positivo, oltre il doppio rispetto allo 0,8 di legge.

Il patteggiamento

Sotto accusa per guida in stato di ebbrezza, l’uomo - un 63nne abitante nella zona nord della provincia - ha patteggiato la pena, da scontare con lo svolgimento di lavori di pubblica utilità. Al procedimento penale non è interessato sapere cosa sia avvenuto prima della richiesta ai carabinieri, come anche cosa sia avenuto dopo. La Procura di via Monterosa ha preso atto dell’informativa del radiomobile dell’Arma e ha chiesto il giudizio per l’uomo, una contestazione per guida in stato di ebbrezza aggravata dall’orario notturno.

I fatti

I fatti che sono arrivati all’attenzione dell’udienza preliminare risalgono al 30 agosto dello scorso anno. La telefonata alla centrale dei carabinieri era arrivata poco prima delle 22: la donna, allarmata, aveva in sintesi spiegato che era seduta accanto al marito che si era messo al volante dopo aver bevuto parecchio. L’auto, una Fiat Panda, era in movimento, stava circolando sulle strade della zona nord della provincia: la donna aveva dato i riferimenti su modello e colore e aveva spiegato che in quel momento la coppia si trovava sulla strada che collega Scarlino e Follonica, all’altezza della zona industriale della prima località. La pattuglia si era messa subito in azione ed era riuscita poco più tardi a intercettare l’auto, lungo la provinciale del Casone, più o meno all’altezza del km 2. La Panda si era fermata, i militari avevano identificato marito e moglie. E avevano subito sottoposto il conducente ai controlli, anche perché era apparso subito evidente anche visivamente uno stato di alterazione: l’uomo presentava difficoltà nel parlare, l’alito sapeva inconfondibilmente di alcol, gli occhi erano lucidi. Già il precursore, lo strumento preliminare che viene utilizzato in questi casi, aveva dato responso positivo. E così la pattuglia aveva proceduto con l’etilometro: 1,81 grammi per litro, sia alla prima sia alla seconda misurazione, alle 22,01 e alle 22,13. La strumentazione aveva evidenziato che i limiti erano stati ampiamente superati, il conducente era stato accompagnato in caserma, mentre l’auto - che non era intestata a lui ma alla madre - era stata affidata alla moglie. Compilato il verbale, i carabinieri avevano ritirato la patente al 63enne. Il sostituto procuratore Carmine Nuzzo aveva chiesto il giudizio; il difensore, l’avvocata Susanna Bruni, aveva chiesto il patteggiamento.

L’accordo

Il giudice Marco Mezzaluna ha ritenuto congruo l’accordo raggiunto tra accusa e difesa e ha stabilito equa una pena di quattro mesi e 1.500 euro di ammenda, riconoscendo l’aggravante dell’orario notturno (che copre dalle 22 alle 7 del mattino) e - come sanzione accessoria in questi casi - ha sospeso per due anni la patente di guida. Ma quest’ultimo provvedimento è stato a sua volta sospeso, dopo che il giudice ha accolto la richiesta di sostituzione della pena complessiva con lavori di pubblica utilità. La difesa ha trovato la disponibilità di un’amministrazione comunale per lo svolgimento di compiti di manutenzione di quanto di propria competenza, quattro ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Complessivamente, l’automobilista dovrà svolgere 126 giorni - ovvero 252 ore - per un massimo di quindici ore alla settimana. Il giudice ha sospeso l’efficacia della sanzione amministrativa relativa alla patente fino al termine dello svolgimento del lavoro di pubblica utilità. Un lavoro che - come sempre avviene in casi similari - dovrà essere oggetto di verifica da parte degli organi di polizia e dell’Uepe, l’Ufficio esecuzione pene, che dovrà recapitare periodicamente al Tribunale una relazione sulla condotta e sul percorso seguito dall’imputato.

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