Il Tirreno

Grosseto

L'analisi

Da Lorusso a Loffredi al maresciallo Motta: ecco i nomi (più frequenti) dietro l’imbroglio del finto carabiniere

di Elisabetta Giorgi

	(foto d'archivio)
(foto d'archivio)

Tante identità fittizie propalate da sedicenti militari. Anche con casi seriali. Coppia di pensionati ha ricevuto due telefonate: «Il cognome era lo stesso

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GROSSETO. La truffa del carabiniere imperversa ancora. Lorusso, Motta, Loffredi, sono solo alcuni dei cognomi usati nelle telefonate dei finti militari dell’Arma e segnalati a Grosseto nelle ultime settimane. Nomi in alcuni casi usati con una certa serialità contro lo stesso bersaglio: una grossetana ha ricevuto due telefonate in pochi mesi (l’ultima delle quali questi giorni) dallo stesso sedicente maresciallo Lorusso, chiaramente inesistente.

Sono diversi i gradi sfoggiati di volta in volta: brigadiere, maresciallo, tenente, ma alla fine sempre uguale resta il copione: una chiamata improvvisa, un’emergenza costruita ad arte - spesso il solito finto incidente - e la volontà di creare nella vittima una fiducia immediata. Nomi diversi per lo stesso raggiro: vediamo quali.

Maresciallo Lorusso

Una pensionata grossetana racconta oggi al Tirreno di aver ricevuto due telefonate a casa da un sedicente maresciallo Lorusso, ovvero il nome usato è stato lo stesso in entrambi i casi. «La prima volta ha risposto mio marito. “Venga in caserma a prendere un documento”, gli ha detto il truffatore al telefono. Lui ha mangiato la foglia. Siamo pensionati e abbiamo una certa età, mio marito 74 anni e io 70, ma stiamo all’erta, anche perché i figlioli ci hanno sempre detto di stare attenti. E poi questa truffa ormai la conosciamo. Senza contare che mio marito è stato tempo fa assessore di un Comune e sa che le cose non funzionano per niente così; le forze dell’ordine non chiamano a casa con queste modalità.

Sempre quel Lorusso gli ha chiesto se avevamo figli; “ma perché le interessa?” gli ha risposto lui puntualizzando che abbiamo un amico carabiniere e che ci saremmo rivolti a lui per capire se era vero che esisteva un collega Lorusso. A quel punto il sedicente maresciallo ha chiuso la telefonata. Abbiamo chiamato in caserma e siamo stati informato che in effetti non c’è alcun maresciallo con quel nome e che non dovevamo ritirare alcun documento». Questo era successo mesi fa. Passato del tempo, pochi giorni fa è ricapitato, altra telefonata e stesso nome usato, maresciallo Lorusso. «Stavolta ho risposto io - dice la signora - E gli ho detto: la faccia finita, lei non esiste, smetta di chiamarci». Lui ha riattaccato.

Maresciallo Motta

Il Tirreno ha pubblicato via via altri casi, anche recenti. Un’altra segnalazione riguarda un’ex docente che riferisce di essere stata bersagliata nel tempo da più telefonate, sempre con interlocutori diversi e identità mutevoli, uno di cui lei si ricorda è il cognome “Motta”, utilizzato dal malvivente per veicolare scenari di presunte verifiche o controlli da fare, del tutto inventati.

Tenente Loffredi

In un altro caso accaduto pochi giorni fa una grossetana ha ricevuto la telefonata da un sedicente “tenente Loffredi dei carabinieri” che le ha comunicato la clonazione della targa dell’auto invitandola a raggiungere con urgenza un inesistente ufficio denunce in via Mameli, a Grosseto, mentre un familiare sarebbe dovuto restare in casa per accertamenti. Circostanza risultata infondata.

Ambrosini e Simeone

Anche in altre zone d’Italia i nomi si sprecano, i truffatori continuano a utilizzare identità fittizie per rendere credibile il raggiro: cognomi realistici e comuni, o più altisonanti e apparentemente istituzionali. Un recente comunicato ufficiale dell’Arma dei carabinieri, diffuso il 4 maggio nel Nuorese, descriveva un tentativo di truffa ai danni di una struttura ricettiva. In quel caso i malviventi si erano presentati come “Maresciallo Laura Ambrosini” e “Maresciallo Gabriele Simeone” costruendo una doppia fase del raggiro: prima una richiesta di soggiorno per militari in servizio, poi la simulazione di un errore di bonifico con la richiesta urgente di restituzione di somme di denaro. Truffa fallita grazie alla prontezza della vittima nonostante l’apparente autorevolezza degli interlocutori e l’uso di numeri camuffati con tecniche di spoofing. Decine di altri nomi diversi e inventati sono stati segnalati in vari episodi di cronaca.

Nomi veri

E poi ci sono nomi veri, com’è successo a Brescia a inizio anno quando i truffatori si sono presentati con i veri nomi, i gradi e gli incarichi degli ufficiali dell’Arma in servizio. Un sistema che ha disorientato ancora di più le vittime dato che, con una semplice ricerca in rete, quel maresciallo, tenente, maggiore o colonnello esisteva davvero e il fatto era ancor più plausibile. 

 

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