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Attività storiche

Castiglione, la storica Pasticceria Giuliani cambia gestione: Nico saluta, arriva una giovane coppia – «Per 31 anni è stata la mia casa»

di Maurizio Caldarelli

	A sx Nico Giuliani, a dx la pasticceria a Castiglione
A sx Nico Giuliani, a dx la pasticceria a Castiglione

L’erede della pasticceria Giuliani lascia l’attività aperta dai genitori nel 1973: «Tanti personaggi, il primo Roger Moore Gli americani volevano acquistare il brevetto, ma mio padre disse no»

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. «Alla soglia dei cinquant’anni, dopo trentuno anni di alzate importanti, alle tre e mezza, ho preso al volo un’occasione, per migliorare un po’ la qualità della vita». Nico Giuliani, classe 1977, titolare della rinomata Pasticceria Giuliani, in via Ansedonia, nel centro di Castiglione della Pescaia, motiva così la decisione di lasciare un’arte che gli ha dato gloria e soddisfazioni, per rimettersi in gioco, dopo un po’di riposo, con un altro lavoro.

La nuova gestione

Da ieri mattina la saracinesca del locale, un riferimento per residenti e turisti, l’hanno alzata due giovani, Manuela e Danilo: una coppia grossetana in cerca di futuro che ha coronato un sogno di avere qualcosa di personale, dopo essersi fatta le ossa in un’azienda che forma i pasticceri, alle Olimpiadi invernali o in un resort in Puglia. «Lascio la pasticceria che fondò mio padre Vinicio 53 anni fa - sottolinea Nico Giuliani - in buone mani. Io l’ho rilevata da lui nel 1997, dopo averlo affiancato per un periodo. È stata una decisione sofferta, quella di lasciare, presa dopo aver fatto due valutazioni: ho una figlia che sta concludendo l’università e non ha intenzione di proseguire. Se lei avesse accettato avrei raddoppiato; in secondo luogo un’età in cui ancora sono vendibile. In questi giorni metterò la mia esperienza al servizio dei ragazzi, che per il momento, sicuramente per tutta la stagione, visto che sono entrati in corsa, manterranno il nome che in questo mezzo secolo è diventato conosciuto e apprezzato».

Non solo un posto di lavoro…

Cosa rimane di questa esperienza di vita «è difficile descriverlo. Per me - racconta Nico - la pasticceria non è stata solo un posto di lavoro, la cosa che fa un po’ più sensazione è il fatto che per me è stata casa. I miei genitori la rilevarono nel 1973 e a quei tempi i ritmi erano massacranti. Oggi se sei bravo ti puoi organizzare, anche se è sempre un lavoro che ti guarda in faccia. Loro praticamente vivevano lì dentro ci ho mangiato dormito, studiato, ci sono cresciuto. Ogni angolo della pasticceria parla di qualche momento di vita, più che del lavoro che comunque per trentuno anni ho portato avanti. Tutta una serie di emozioni legate proprio a un percorso di crescita a livello umano e poi non so quante persone conosciute, là dentro... Cioè, forse tutto quel che conosco l’ho conosciuto attraverso la pasticceria e si sono poi creati dei legami che sono andati al di là del lavoro, rapporti duraturi che ancora conservo».

I clienti vip

E nella sua carriera Nico ha conosciuto anche alcuni personaggi illustri: «Nel periodo quello storico di Roccamare, che ospitava tante persone, uno dei primi a conoscerci è stato Roger Moore. Negli ultimi anni sono diventati clienti affezionati Giovanni Veronesi, cittadino onorario di Castiglione, calciatori come Corradi e Peruzzi, ma anche Gerry Scotti». La Pasticceria Giuliani, che per cinque anni, dal 2019 al 2024 ha avuto anche una succursale a Grosseto («È stata una bella vetrina nel periodo del Covid, perché in quel periodo ho servito tanti clienti del capoluogo»), in tutti questi anni si è distinta per una serie di prodotti, dalle torte, ai pandori, alle colombe, ma il marchio di fabbrica sono i bomboloni: «Questo bombolone - sorride Nico - ormai è diventato internazionale. Intorno all’80 mio babbo ricevette una proposta allettante di vendere il brevetto a un’azienda americana importante, ma rifiutò. L’offerta economica era buona, ma lui pensò a me, che ero ancora piccolino. "Non accetto questa proposta perché dovrei smettere di farli e non so cosa voglia fare Nico della sua vita", disse prima di rinunciare, me lo ricordo bene. Il lavoro mi ha dato tanta soddisfazione, mi ha tolto tante ore di sonno, compensate con tante soddisfazioni. Cosa mi mancherà? I muri della pasticceria, perché quella era casa. Il mio riferimento era andare tutti giorni in pasticceria, lavorare il doppio quando gli altri fanno festa. Essendo una scelta voluta e non subita, però, c’è anche l’emozione di rimettersi in gioco e fare qualcos’altro»

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