Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

Addio a Massimo Capaccioli, genio delle stelle. Nato in Amiata per scoprire galassie

di Maurizio Caldarelli

	Massimo Capaccioli
Massimo Capaccioli

Astrofisico e divulgatore di fama mondiale, fu il padre dell’osservatorio del Parana

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GROSSETO. La Maremma piange Massimo Capaccioli, 82 anni, astrofisico di fama mondiale, scomparso per una malattia fulminante ieri pomeriggio nella sua abitazione di Santa Maria Capua Vetere, circondato dall’affetto della figlia Barbara, docente all’università di Padova e musicista, e della compagna Rosanna Cioffi, docente universitaria in pensione.

Lo scienziato, originario di Montenero d’Orcia, frazione di Castel del Piano, Comune che gli aveva consegnato alcuni anni fa la cittadinanza onoraria, aveva lasciato la sua terra per trasferirsi in Veneto seguendo la famiglia. Studente all’università di Padova, vi rimase per intraprendere la carriera universitaria, prima di trasferirsi una quarantina d’anni fa all’università di Napoli.

Nonostante fosse partito da giovane dal Monte Amiata, Capaccioli era legatissimo alla sua terra d’origine e anche a Grosseto, per la presenza delle cugine Lucia e Paola Capaccioli. Per la sua famiglia grossetana è stata una giornata di grande dolore, ma è stato anche il momento per aprire l’album del passato e ricordare l’astrofisico. «L’amore per la scienza Massimo l’aveva nel Dna – dice l’amata cugina Paola – Siamo cresciuti insieme e ho potuto toccare con mano il suo genio. A sette anni mi insegnava le stelle in cielo e a dieci salivamo sugli alberi, le olivastre seggianesi del giardino di casa, e si parlava di tutto: della storia, del mondo, delle nostre passioni e quella era ovviamente la posizione migliore per vedere le stelle. Lui era innamorato del cielo di Montenero».

Paola Capaccioli ricorda ancora le estati trascorse dal cugino: «Momenti indimenticabili, eravamo giovanissimi e trascorrevamo le giornate per le meravigliose strade di Venezia. Ripeto: Massimo è sempre stato un genio. È stato scienziato, storico e anche musicista: era anche un ottimo basso. Negli ultimi giorni ascoltava il Don Giovanni, che da ragazzo suo padre Anzio, laureato in economia ma con la grande passione della musica, amico intimo di Mario Del Monaco, gli faceva cantare. Crescendo ho provato a misurarmi con lui in storia, filosofia, lettere, le mie passioni, le materie oggetto delle mie lauree – prosegue la cugina – Un giorno, ai tempi dell’università, me lo ritrovai davanti: aveva vinto anche le Olimpiadi di matematica. Ai tempi del liceo finì sulla Domenica del Corriere tra i dieci più bravi studenti italiani».

Massimo Capaccioli era uomo di scienza, ma anche un grandissimo divulgatore e un magnifico affabulatore, che legava con lo sguardo e con le parole i misteri dell’universo alle vicende umane, politiche e di costume, alla storia dell’arte e della musica, con un acume e un’ironia affascinanti. I maremmani lo sapevano bene e quando tornava per tenere una conferenza, accorrevano in massa ad ascoltarlo. Riempì due volte la Cava di Roselle: nel 2005 e poi nel 2017, invitato come ospite d’onore alla celebrazione dei 140 anni de Il Tirreno. Un affetto e una stima profondissimi e reciproci. Al momento di ritirare la cittadinanza onoraria di Castel del Piano disse che a questa terra doveva tutto quello che era diventato.

La carriera del genio delle stelle da Montenero si spostò a Venezia, quindi a Padova per la laurea (ne ricevette anche tre honoris causa, due in Russia e una in Ucraina) dove si laureò in fisica nel 1969. Poi il decollo della carriera universitaria con risultati di eccellenza, fino a che, nel 1974, iniziò in Texas la collaborazione con Gérard de Vaucouleurs, uno dei massimi astrofisici al mondo. Nel 1993, e fino al 2005, fu direttore dell’osservatorio astronomico di Capodimonte e nel 1995 ottenne la cattedra di Astronomia all’università Federico II di Napoli, dove rimase fino alla pensione nel novembre 2014, prima di diventare professore emerito e continuare l’attività con libri e pubblicazioni scientifiche. Fu membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale di astrofisica e spiccano, nel suo curriculum, straordinari scoperte sulle galassie ellittiche sull’abbondanza cosmica della materia oscura.

Ma Capaccioli viene ricordato in tutto il pianeta anche per aver creato l’occhio del più potente telescopio del mondo, impiantato sulla cordigliera costiera del Cile. Il prodigioso cacciatore di stelle si staglia sul Cerro Paranal a 2635 metri di quota, nel cuore del deserto di Atacama.

La salma dell’astrofisico maremmano rimarrà esposta per tutta la giornata nell’abitazione di Santa Maria Capua Vetere, ma tra qualche tempo, fa sapere la figlia Barbara, verrà portata definitivamente a Montenero d’Orcia. Per ritrovare l’abbraccio della sorella Paola, dei genitori, delle persone e di una terra che ha amato e che lo hanno amato. 


 

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