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Chat “velenose” nel Pd, il caso in Toscana e la tempesta prima del congresso – «Chi è il manovratore?»

di Massimiliano Frascino

	Caos nel Pd 
Caos nel Pd 

La denuncia della mozione Schlein‑Fossi accende lo scontro interno: accuse di pressioni sugli iscritti, ricorsi alla commissione regionale e un clima avvelenato che mette in discussione trasparenza e regole a poche settimane dal voto

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GROSSETO. Colpo di scena nella corsa per l’elezione del nuovo segretario provinciale del Partito democratico a Grosseto. Un comunicato a firma della Mozione Schlein-Fossi Grosseto, diffuso lunedì 27 aprile, denuncia un’operazione di condizionamento degli iscritti da parte di un membro della Commissione di garanzia dell’imminente congresso provinciale, che si terrà fra il 15 e il 30 maggio. «È gravissimo il fatto – si legge nella nota – che su WhatsApp sia circolato uno scambio di messaggi, visualizzato da una moltitudine di persone, che ha svelato la volontà di condizionare la disponibilità per “una organizzazione molto puntuale e precisa sui singoli iscritti” per il congresso alla designazione del nuovo capogruppo Pd in Consiglio comunale di Grosseto». Ruolo per il quale erano circolati i nomi di Leonardo Culicchi e Stefano Rosini. Per questo motivo, l’area Schlein - Fossi Grosseto chiede alla Commissione regionale di garanzia di «ristabilire condizioni di correttezza, imparzialità e trasparenza», ritenendo opportuno «che chi è coinvolto nella vicenda non faccia più parte della commissione e che la stessa nomina del capogruppo sia oggetto di una riflessione che rispetti le prerogative e l’autonomia del gruppo consiliare, indipendentemente dalle dinamiche congressuali».

La composizione della commissione e le tensioni interne

A comporre la commissione provinciale di garanzia per il congresso sono 11 membri: Daniela Piandelaghi (presidente), Loriano Valentini, Catiuscia Scoccati, Tamara Fattorini, Gilberto Nelli, Cinzia Tacconi, Barbara Catalani, Matteo Porta, Alessandro Bruni, Monica Fanciulli e Maria Belli. Gli “arrabbiati” non fanno il nome del presunto manovratore, ma è evidente che questo scontro è conseguenza della rottura maturata all’interno della componente schleiniana alle ultime elezioni regionali. Quando un gruppo di militanti dell’Unione comunale di Grosseto che aveva votato la segretaria nazionale, in accordo con la componente riformista ruppe con il resto della mozione per promuovere la candidatura dell’avvocata grossetana Francesca Carnicelli nella lista al consiglio regionale. Candidatura poi bocciata a livello regionale. Da quel momento le cose non si sono più ricomposte all’interno della mozione Schlein maremmana. Tanto che a livello provinciale si è arrivati a due candidature contrapposte – Giacomo Termine, sostenuto da riformisti e schleiniani dissidenti, e Alessio Scheggi, candidato dagli schleiniani ortodossi – mentre al congresso comunale ci sarà come candidato unico il deputato Marco Simiani.

Le accuse della mozione Schlein-Fossi Grosseto

«Il congresso della Federazione Pd di Grosseto – aggiunge la mozione Schlein-Fossi Grosseto – è partito nel peggiore dei modi, tanto da costringerci a presentare un ricorso urgente alla Commissione di garanzia regionale. A fronte di una pressoché totale assenza di confronto politico, di elaborazione programmatica, di rinnovamento e apertura alla società, si registrano – oltre a forzature regolamentari e irregolarità statutarie – gravissime e deprecabili scorrettezze».

Le critiche alle pratiche interne e il caso dei messaggi WhatsApp

Con tono decisamente polemico gli estensori del comunicato si scagliano contro «pratiche politiche prettamente spartitorie, respingenti qualsiasi tentativo di rinnovamento e apertura, specie per le giovani generazioni che sono tornate a votare Pd e che, anche localmente, si sono mobilitate per i referendum sul lavoro e sulla giustizia». Il riferimento è allo «scambio di messaggi diffuso su Whatsapp, che lede pesantemente l’immagine del Pd e tenta di condizionarne il percorso congressuale. Pubblicato da chi, tra l’altro, da membro della commissione provinciale per il congresso, dovrebbe esclusivamente sovrintendere e garantire il corretto svolgimento di tutte le fasi». Pratiche da condannare in quanto «estranee al profilo politico del Pd portato avanti testardamente dalla segretaria nazionale di Elly Schlein», che «avvelenano i rapporti e alimentano le tensioni che hanno caratterizzato la gestione del Pd provinciale degli ultimi mesi: totale assenza di iniziativa politica, organismi dirigenti mortificati, autoreferenzialità di un gruppo dirigente sempre più ristretto e chiuso».

Le conclusioni e i dubbi sulla trasparenza

Quindi le conclusioni. Tutto ciò «fa venire meno la funzione di garanzia, compromettendo l’operato di una commissione che già, per scelta del segretario provinciale, non rappresenta tutte le anime del partito. Il contenuto dei messaggi aggiunge pesanti dubbi sulla gestione trasparente e corretta dell’accesso ai dati sensibili che possono essere a disposizione dei commissari».

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