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Grosseto, esce per buttare la spazzatura e viene aggredita: i vicini la salvano dallo stupro – Il racconto choc

di Ivan Zambelli

	Via Prile e i bidoni dove a poca distanza è avvenuta l’aggressione
Via Prile e i bidoni dove a poca distanza è avvenuta l’aggressione

È successo in via Prile poco dopo le 21, le urla hanno richiamato l’attenzione degli abitanti della zona: «Con una mano le bloccava la bocca, con l’altra si stava slacciando i pantaloni»

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GROSSETO. «È stata la cosa giusta da fare». Parole ovvie, ma comunque non scontate, di chi lunedì ha sventato il tentativo di stupro in via Prile, grazie al quale un uomo ora è in carcere in attesa di giudizio.

L’aggressione sotto casa

Era lunedì ed erano da poco passate le 21. Una donna esce di casa per buttare la spazzatura, percorrendo poche centinaia di metri per arrivare ai bidoni. Butta i sacchetti e fa per tornare indietro. Ma in quel momento un uomo la spinge a terra, la colpisce al volto, le tappa la bocca con una mano mentre con l’altra si slaccia i pantaloni. Un tentativo di stupro fermato solo dalle urla della vittima e dal coraggio di chi ha deciso di non voltarsi dall’altra parte, salvando la donna e assicurando alle forze dell’ordine l’uomo. È su questo che si concentra il racconto di chi quella scena l’ha vista e vissuta da pochi metri: «Ho fatto quello che andava fatto in quel momento», dice una delle residenti, che per questo preferisce restare anonima. Lei, insieme a una vicina, ha raccontato a Il Tirreno cosa è successo la notte precedente.

L'intervento dei residenti

La prima donna era in casa a guardare la televisione, quando ha sentito gridare. «Di solito si sente qualche schiamazzo, magari ragazzi, ma quello di ieri sera – lunedì per chi legge – era un grido strano, proprio di terrore. Erano più o meno le 21,15 perché era appena finita la ruota della Fortuna». Anche l’altra inizialmente non aveva capito: «Pensavo fosse un video al telefono di mia figlia, le ho detto di far piano e mi ha risposto che veniva da fuori. Lì mi sono affacciata». Dalle finestre la scena era chiara. «Ho visto lei a terra e lui sopra. Con una mano le bloccava la bocca, con l’altra si era slacciato i pantaloni. Ho iniziato a gridare e lui si è irrigidito. Sono corsa subito in strada, all’inizio c’erano almeno altre due persone». L’uomo, raccontano, ha provato a giustificarsi. «Diceva che non era vero, che lei era caduta e la stava aiutando. Ma aveva i pantaloni aperti. Anche quando c’erano i carabinieri l’ho fatto notare, perché li aveva ancora abbassati». Ma fintanto che non erano arrivate le forze dell’ordine altri vicini erano scesi in strada, bloccando l’uomo che in un primo momento ha provato a opporre resistenza con una paletta alzaimmondizia; elemento non secondario, perché una di queste donne dice di averlo visto ogni tanto al parco a pulire. E ora si chiede cosa stesse realmente facendo.

Tentata violenza sessuale

Sul posto sono arrivati polizia, carabinieri e il personale del 118, che ha prestato le prime cure alla donna. Solo grazie a quell’intervento immediato si è evitato il peggio. «C’è stato anche il rischio che qualcuno lo picchiasse – fanno sapere – ma chi era lì ha cercato di calmare gli animi». L’uomo invece è stato preso in custodia e trasferito al carcere in via Saffi, in attesa dell’udienza per la convalida dell’arresto, presumibilmente domani mattina (22 aprile). L’uomo, accusato di tentata violenza sessuale, è difeso d’ufficio dall’avvocato Roberto Ginanneschi.

Allarme sicurezza

Resta però la paura in una zona che i residenti descrivono come difficile, soprattutto la sera. In via Prile non ci sono bar o locali, ma solo palazzi residenziali. Tuttavia è tra la stazione e alcuni parchetti. «Qui dietro c’è il sottopasso della stazione, è una zona di passaggio. Di notte c’è di tutto, tra spacciatori e consumatori». E quell’uomo, ribadiscono, non era del tutto sconosciuto: «Girava nei giardinetti, qualcuno lo aveva già segnalato come persona strana». Per questo cresce l’inquietudine. Le figlie delle due donne hanno 23 e 24 anni; sono grandi, «ma abbiamo paura lo stesso. Se capitava a una ragazzina? È successo poco dopo le 21, mica a notte fonda». Oppure: «Ora con il caldo teniamo le finestre aperte. In inverno magari non senti nulla, in quel caso come sarebbe potuta finire?».

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