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Affitti, a Grosseto situazione esplosiva: aumenti anche da 100 euro

di Redazione Grosseto
Affitti, a Grosseto situazione esplosiva: aumenti anche da 100 euro<br>

Terribile: «In scadenza centinaia di contratti calmierati»

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GROSSETO. «Una situazione esplosiva»: così Antonio Terribile, segretario provinciale del Sunia, descrive ciò che sta accadendo sul fronte degli affitti nel Grossetano, dove nel pieno di una crisi economica pericolosissima, fioccano dai proprietari richieste di aumento da 100 euro al mese e disdette dei contratti.

«In provincia l'affitto medio sta passando da 86 euro/mq a 110. E questo significa che centinaia di famiglie e giovani a reddito medio basso, spesso con contratti precari, stanno andando in crisi perché non sono in grado di sostenere l’aumento. Quando la spesa per l'affitto raggiunge o supera il 40% del reddito disponibile di un nucleo familiare, infatti, viene meno l'equilibrio finanziario di una famiglia. Che non riesce più a sostenere tutte le spese vitali in contemporanea. E questo è esattamente ciò che sta accadendo».

Terribile torna al 2021, momento di picco dell'emergenza Covid, quando per far fronte alla situazione presero piede gli affitti calmierati in virtù di un accordo di buon senso tra proprietari ed inquilini. In quell'occasione, vennero stipulati contratti 3+2 (tre anni + due rinnovabili) che garantirono stabilità del canone nel tempo.

«Oggi – aggiunge il segretario del Sunia – arrivano a conclusione oltre 400 di quei contratti calmierati, e i proprietari stanno proponendo ai propri inquilini aumenti di almeno 100 euro al mese. Equivalenti a un incremento dell’esborso per le famiglie affittuarie come minimo di 1.200 euro all'anno. Cifra che fa raggiungere la fatidica soglia del 40% del reddito disponibile, e che di conseguenza fa saltare i bilanci familiari. Perché a fronte dell’aumento del costo delle locazioni che si adeguano all’inflazione, gli stipendi reali sono rimasti fermi al 2021-2022 con una sostanziale perdita del potere d'acquisto di lavoratori che non si possono permettere una casa in proprietà. Quasi sempre perché hanno contratti di lavoro precari con salari troppo bassi».

«Proprio in questi giorni – sottolinea ancora il segretario del Sunia – nei nostri uffici siamo letteralmente presi d'assalto da decine di persone che ci sollecitano su questo problema strutturale del mercato degli affitti. A tutti loro come sindacato degli inquilini, consigliamo intanto di provare ad arrivare all’accordo bonario coi proprietari, proponendogli di accettare un incremento delle locazioni al massimo di 50 euro al mese. Puntando sulla logica della calmierazione del canone. Naturalmente questo dipende dalla buona volontà delle parti, che purtroppo raramente si sostanzia nel rinnovo dell'affitto. Cosa che per la fine di quest'anno lascia prevedere un'impennata degli sfratti per finita locazione, con un aggravarsi pesante della crisi dell'emergenza abitativa che già oggi è causa di una drammatica crisi sociale».

Terribile fa osservare che quest’emergenza, inoltre, «consegue alla scelta del governo di tre anni fa di eliminare il fondo nazionale per il contributo agli affitti. Oggi l'unico sostegno al reddito per l'affitto arriva dai Comuni, sulle cui spalle sono stati scaricati tutti gli oneri. Salvo il fatto che, ad esempio, nel 2025 il Comune di Grosseto ha garantito un contributo medio di 400 euro all'anno (da 200 a un massimo di 700), a fronte di una spesa sostenuta dalle famiglie come minimo di 6.000 euro nei 12 mesi. Una sproporzione evidente che, in caso di rinnovo delle locazioni aumentate, entro poco tempo porterà al boom degli sfratti per morosità. Aggravando la previsione dei 300 sfratti entro la fine del 2026».

«È quindi del tutto evidente che senza l'impegno dello Sato, i Comuni da soli non saranno in grado di porre un argine alla crisi abitativa, che è destinata a sfociare in tensioni sociali. Per questo, subito, è necessario ripristinare il fondo nazionale per gli affitti in attesa che il diritto alla casa venga inserito nei “livelli essenziali delle prestazioni sociali”. Con una copertura economica adeguata, almeno il 2% del bilancio dello Stato, a garantire il parco abitativo dell'edilizia residenziale pubblica (Erp) e la stabilizzazione del fondo nazionale per l'affitto e per gli inquilini morosi».

«Solo in questo modo avremo una ragionevole possibilità di risolvere i problemi sul tappeto. Compreso quelli relativi all'adeguamento del patrimonio edilizio Erp esistente, nel quale si assiste allo scandalo di appartamenti inutilizzati perché mancano le risorse per ristrutturarli, oppure di abitazioni prive dei requisiti minimi di salubrità per poterci vivere».

«Lo diciamo da anni e oggi a maggior ragione – conclude Terribile – Serve un piano casa nazionale per dare risposta alle famiglie povere. Non possiamo accettare che l'ultimo intervento strutturale in questo senso sia quello del Piano Fanfani nel 1949 e il programma Ina Casa che fino al 1963 portarono alla costruzione di migliaia e migliaia di alloggi sociali e pubblici».

 

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